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Spiritualità e coscienza

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Portato al Calvario e messo in croce, Gesù a un certo punto ha detto: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno “.

Colui che aveva insegnato che bisogna amare anche i nemici, lo ha fatto anche in quella circostanza estrema.

Punto primo: il Vangelo non narra solo di vicende e di persone, ma ha un valore ideal-tipico.

I fatti hanno anche valore simbolico e contengono insegnamenti spirituali, ma pure tutti i personaggi evangelici sono non solo figure storiche del tempo, persone concrete di cui si narrano alcune vicende, ma anche tipi umani universali, presenti in ogni epoca e cultura, sono l’umanità. Come tale, come campionario di varia umanità, il Vangelo fa da specchio, aiuta a conoscersi, a vedere chi siamo veramente in quanto esseri umani, ovvero peccatori. La cosa disturba non poco il sensibile orecchio narcisista dell’umanità contemporanea, che ama essere blandita e glorificata, non radiografata. Il narcisismo, di cui oggi è in atto un’epidemia, come diceva in TV poco tempo fa una nota psicanalista, nel cristianesimo si chiama amor proprio (sensitivo), ed è “la radice di tutti i peccati”, come ha rivelato Dio a Santa Caterina da Siena, dottore della Chiesa (cfr. “Dialogo della Divina Provvidenza”).

L’amor proprio si sviluppa innanzitutto nei processi educativi, ovvero dipende da come si è trattati fin dall’infanzia, se come un principino o una principessa, come precipitato psico-pedagogico dell’amor proprio e della superbia dei genitori, oppure come un/a bambino/a o un/a ragazzo/a, con bisogni, pregi e difetti da correggere, con una fede, prima virtù, la sola che dà la vita eterna, da sviluppare.

La qualità educativa delle relazioni dipende dalla qualità spirituale delle persone coinvolte: le persone che amano tanto se stesse, non amano altrettanto Dio e il prossimo, ed insegnano, di fatto, aldilà delle dichiarazioni, a fare altrettanto. “Nemo dat quod non habet”, nessuno dà quello che non ha, diceva Quintiliano. In realtà ognuno passa all’altro quello che è a livello spirituale, ognuno dà quello che è, aldilà delle parole, delle maschere. E l’altro lo recepisce e prima o poi lo percepisce nella verità. Recitare non è solo ingiusto, è anche inutile.

Piuttosto bisogna santificarsi:

“La sapienza non entra in un’anima che opera il male, né abita in un corpo schiavo del peccato”

dice il Libro ebraico della Sapienza (Vecchio Testamento, Sap 1,4).

E senza la sapienza come si costruiscono buoni rapporti educativi o sociali?

 Le attuali Scienze Umane, lo dicono i fatti quotidiani, non bastano affatto, tutt’altro. A volte anzi sono anche fuorvianti, perché prodotte dal laicismo imperante. La scienza e la tecnologia, infatti, non sono neutrali, come hanno spiegato tanti studiosi, esse hanno connaturata un’ideologia (oggi appunto spesso materialista e laicista).

Ognuno, invece, approfondendo il discorso con la Rivelazione, nelle relazioni passa all’altro lo Spirito Santo o viceversa gli spiriti, anche immondi, che ha in corpo.

Mentre la presenza dello Spirito Santo si ottiene con le virtù cristiane, come spiegano già i Libri sapienziali del Vecchio Testamento; invece, la presenza dei demoni nelle anime dipende dai peccati, come dice Gesù nel Vangelo e nelle rivelazioni ai Santi successivi, degli ultimi 2000 anni.

Questo ha spiegato Dio nelle rivelazioni e questo, quindi, chiarisce la natura profonda delle relazioni umane, educative e non.

L’amor proprio/narcisismo ha dunque una radice ancora più profonda di quella educativa, ce l’ha nella natura umana, che è corrotta, dopo il peccato di Adamo: siamo naturalmente inclini ad unirci ai demoni, al peccato e quindi all’egoismo, perché ogni peccato è negazione dell’amore di Dio e del prossimo, ha dunque natura egoistica. I processi educativi non fanno che sviluppare o contrastare tale tendenza innata, onnipresente, con cui l’individuo dovrebbe fare i conti tutta la vita e ad ogni istante. I veri cristiani lo sanno e gli antichi ebrei lo sapevano: “il giusto pecca sette volte al giorno”, dice il Vecchio Testamento. Il “giusto”, ovvero chi cerca di vivere nella Volontà di Dio. Figurarsi chi neanche si pone il problema, come spesso oggi accade, egli/ella può avere al più una moralità contraddittoria, residuale, relativa (e relativista). Oppure oggi c’è chi si crede giusto davanti a un Dio ridotto secondo la propria comodità, un Dio magari sempre amore e misericordia. Dio, invece, lo dice Lui, è anche giudice e giustizia.

Ma anche il vero devoto, che fa una vita di preghiera e penitenza, che mette Dio e la Sua Legge al primo posto nella sua vita, ha una natura di peccato e deve sempre contrastarla, anche se cade per debolezza umana, ma poi si rialza per Grazia, nel difficile cammino della vita.

Tornando, quindi, al Vangelo, che ci fa da specchio, più precisamente alla scena del Calvario, quegli uomini che crocifiggono Gesù, e che Lui perdona, rappresentano tutti noi, se ci pentiamo.

Con i nostri peccati torniamo a crocifiggere Gesù-Logos (Gv 1,9), che è dentro di noi, al centro della nostra anima, come Lui stesso ha spiegato esplicitamente a Santa Brigida, Santa Teresa d’Avila, o alla mistica e Serva di Dio Luisa Piccarreta (morta nel 1947), ad esempio, e come recita pure la bellissima Supplica alla Madonna di Pompei, composta da San Bartolo Longo. Ogni nostro peccato è una ferita inferta a Cristo, che è uno Spirito connaturato alla nostra anima. Ma ogni peccato è anche una negazione dell’amore del prossimo, in modi anche invisibili, spirituali, di cui Dio però ci avverte. In parole povere, anche quando non se ne capisce il perché, certi comportamenti sono sbagliati, un danno per Dio, per sé e per il prossimo. Chi inquina la propria anima con i peccati, quali che siano, porta la spazzatura e i demoni in sé, nei rapporti con gli altri e nel mondo.

Ma “Che giova all’uomo – dice Gesù nel Vangelo – guadagnare  il mondo intero  [avere, possedere, soldi, cose, persone, ndr] , se poi perde la sua anima?”.

L’anima si perde, da vivi, con i peccati, che ci trasformano in zombies, in morti viventi. Ma si perde anche definitivamente da morti,  finendo all’inferno.

Questo chiede Gesù nel Vangelo: vale la pena rinunciare alla felicità eterna per la superbia, la lussuria,  il materialismo,  ecc.?  Eppure la vita attuale è inseguire i soldi, gli affetti, il sesso, i beni materiali…

In fondo, a volte molto in fondo, si ha paura della solitudine e della morte, e si soffre pure per le ferite ricevute, per il dolore accumulato nelle vicende infelici e inevitabili in un mondo di peccatori, ma poi si fugge da sé e da Dio con gli idoli (affetti, sesso, soldi, svaghi, ecc.), che diventano droghe.

Dio per l’umanità attuale non c’è, oppure non è messo al primo posto (come vorrebbe Lui e come indica il 1° Comandamento) ed è ridotto a ciò che conviene all’egoismo, al materialismo, all’edonismo pure di sedicenti credenti.

Eppure tutti pensano e agiscono, lo sostengono con forza, secondo coscienza. Ne sono convinti. Altrimenti  si sentirebbero in colpa e in contraddizione (dissonanza cognitiva si chiama in Psicologia). Neanche la lezione, limitata e discutibile, della Psicanalisi, nelle sue varie forme, è arrivata.

Per Gurdjeff, invece, mistico e filosofo del ‘900, l’essere umano è generalmente una macchina incosciente, che agisce meccanicamente credendosi sveglio e intelligente, a meno che non faccia un lavoro su di sé, faticoso, lungo e specifico, per cambiare.

 Ma quanto è sviluppata, dunque, la coscienza che tutti credono di avere, dalle persone semplici, e oggi sempre meno umili, a quelle più acculturate, ma di solito oggi immolate ad una qualche interpretazione culturale, questa o quella, dalla particolare sfumatura, di solito pseudo scientifica, nel generale materialismo e laicismo?

Si lavora ogni giorno, come hanno sempre fatto i Santi, a livello spirituale, per

 sviluppare la coscienza di sé e per migliorare la propria anima?

La consapevolezza è ormai un sottoprodotto parziale e occasionale dello sviluppo esistenziale, oppure delle teorie parziali o erronee di moda (di solito pseudo scientifiche), oppure ancora, e questa è più profonda e autentica, delle esperienze di sofferenza, che prima o poi invariabilmente arrivano. In ogni caso, oggi spesso le persone credono di capire, ma prescindendo da ciò che ha detto Dio sui vari argomenti.

Intanto, però, Dio ha spiegato che i guai, le disgrazie, dipendono innanzitutto dai nostri peccati, e solo secondariamente, talvolta, da quelli altrui. Dio non causa ma permette tutto ciò per correggerci e per salvare dall’inferno quante più persone è possibile, oltre a noi stessi (vedi la Lettera agli Ebrei e la Didachè).

” L’uomo – infatti, dice un Salmo – nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono”.

E noi siamo nell’epoca più ricca della Storia, siamo nell’anomalia unica della ricchezza di massa, calata all’improvviso, da un punto di vista storico, insieme alla modernizzazione laicista delle mentalità. La società attuale è frutto della più grande rivoluzione mai avvenuta, che ha cambiato in pochi decenni, per le masse, la vita materiale e quella spirituale; quindi, la mentalità e la psicologia con cui si affronta la vita, ha rivoluzionato gli stili di vita e i modelli culturali, sradicando spesso anche fisicamente le persone (vedi i flussi migratori dopo la Seconda guerra mondiale). 

Personee società

E il successo (materiale) occidentale ha dato alla testa, i beni e i piaceri materiali hanno creato, nel peccato, la superbia, l’amor proprio, una narcosi e un’euforia superficiale, individuale e di massa, che poi lascia, prima o poi, il posto alla catastrofe, nelle vite individuali e in quella collettiva, come sta già accadendo, nelle tragedie personali e locali.

Ma è proprio nella sofferenza che le persone s’interrogano o rientrano in se stesse, si mettono in discussione, e magari gridano – finalmente – a Dio con il cuore.

“Tardi ti amai, [o Dio], bellezza antica e sempre nuova” – sono le famose parole del già peccatore Sant’Agostino, “tu eri dentro di me, – continua – ma io ti cercavo nelle creature…”, ovvero cercavo il bene negli altri esseri umani, idolatrati, vissuti come idoli, false divinità, per la loro l’attrattiva fisica, affettiva…

Le passioni egoistiche certamente non muovono il Cielo e le altre stelle, ma piuttosto, generalmente, gli uomini sulla Terra, che ancora le appartengono interamente. Il problema è che essi non se ne rendono conto e non lo vogliono ammettere. Combattono la coscienza spirituale in sé stessi e in chi dice loro qualche verità.

La coscienza, funzione dell’anima, è un fenomeno irriducibile alla materia, che è la periferia dell’essere, la sua forma più marginale, degradata e passeggera, come avevano capito già Platone e Plotino, come a suo modo oggi prova a spiegare, dopo che l’ha sperimentato, Federico Faggin, lo scienziato italiano più famoso nel mondo, con il fisico G.  D’Ariano. Ma tutta la Fisica quantistica contemporanea sembra avvicinarsi sempre più a scoprire la dimensione spirituale della realtà.

E che dire degli esperimenti mentali di Gustavo Rol, che ha mostrato che lo spirito ha potere sulla materia? O delle narrazioni concordi nei casi di morte temporanea, documentati e registrati, a migliaia, compreso quello eclatante ed estremamente istruttivo della dottoressa Gloria Polo?

Ma, contemporaneamente, la coscienza è oggi assai male informata e formata, con la cattiva educazione, l’informazione e la cultura di massa, che, mentre blandiscono demagogicamente le persone, forniscono ogni sorta di scusa plausibile, apparentemente ragionevole e pure pseudo scientifica, per fare i propri comodi, variamente porci, restando così schiavi delle passioni, come tossici che si credono liberi. 

Personee società

Nell’attuale cultura di massa occidentale il vizio passa per virtù, mentre i peccati capitali, superbia (ambizione compresa), lussuria, materialismo, ecc. passano per valori e diritti.

Con i suoi cattivi modelli culturali, questo è un mondo capovolto, che travia le persone, un mondo che funziona al contrario, dove perciò emergono i peggiori degli uomini e delle donne, un mondo che a Dio non piace affatto, e l’ha detto chiaramente nelle rivelazioni recenti ai Santi (la beata Elena Aiello, ad esempio, morta nel 1961, o i veggenti di Fatima, suor Lucia è morta nel 2005).

Dunque, se nessuno è senza peccato (almeno finché non diventa perfettamente Santo ed entra perciò in Paradiso), se occasionalmente, per debolezza, o stabilmente, per errata convinzione, siamo tutti crocifissori di Cristo, è il caso, soprattutto ora, alla vigilia del periodo storico più difficile, di cui il Cielo ci sta avvisando da tempo (vedi le apparizioni mariane ufficialmente riconosciute dalla Chiesa), di mettersi a nuotare quotidianamente contro corrente, ovvero contro la propria natura di peccato e contro la moda del mondo, come hanno fatto i Santi, ricordando che solo essi piacciono veramente a Dio ed arrivano in Cielo:

“Siate santi, come io sono Santo”, dice Dio nel Vecchio Testamento e

“Siate perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste”, dice Gesù nel Vangelo.

Marco Santoro – 2° classificato a concorso Professore/ricercatore di Pedagogia generale e sociale c/o Università dell’Aquila 2002. Già Cultore di Storia della Pedagogia e Pedagogia sociale c/o Università di Cassino

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

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