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Home Cultura e società Tecnologia Einstein Telescope: l’olimpiade del cosmo-nulla sardo

Einstein Telescope: l’olimpiade del cosmo-nulla sardo

foto del Telescopio Einstein che sarà posizionato in Sardegna fra i comuni di Lula, Bitti e Onanì

Telescopio Einstein in Sardegna: Il bellissimo panorama delle colline sarde che “ospita” la miniera dismessa di “Sos Enattos”, in Sardegna, fra i comuni di Lula, Bitti e Onanì, potrebbe presto perdere la sua totale tranquillità e silenzio.

Sembra un paradosso perché in quell’area della Sardegna dove si vorrebbe costruire un “cacciatore di onde”, il Telescopio Einstein invece, ad essere cacciati nel cosmo-nulla, potrebbero essere oltre 100.000 sardi residenti in quell’area.

Infatti, ieri alla Camera è stato approvato un ordine del giorno che aumenta i limiti di distanza abitativi imposti nell’area prescelta, per il futuro rilevatore di onde gravitazionali, ribattezzato dagli scienziati con lo pseudonimo di “ET”.

Stiamo parlando dei seguenti comuni: Nuoro, Benetutti, Pattada, Buddusò, Alà dei Sardi, Torpè, Siniscola, Dorgali, Galtellì, Oliena, Bitti, Irgoli, Loculi, Lodè, Lula, Nule, Onanì, Orune, Osidda e Padru.

Oltre all’Italia per ospitare questo interferometro di terza generazione per investigare l’universo, il cui fine ancora non è del tutto chiaro, c’è anche un’altra nazione, l’Olanda la quale però ha decretato che i vincoli di distanza abitativa dal futuro “ET”, non siano superiori a 10 Km, anziché i 25 Km imposti dal governo di Roma ai sardi.

Per realizzare quest’infrastruttura di ricerca è necessario che venga ubicata in un luogo dove regni il massimo silenzio e appunto, la miniera di “Sos Enattos”, pare sia stato considerato dagli esperti, il posto più silenzioso al mondo.

Nel terreno di scontro, da una parte abbiamo la Sardegna dove, per realizzare l’imponente opera ci vorranno almeno 9 anni, e dall’altra vi è la valutazione sulla crescita economico sociale, merce di scambio per trattative a vantaggio di pochi.

Infatti, il governo e la politica locale, sbandierando numeri occupazionali da spavento come i 36.000 addetti ai lavori ridotti poi forse solo, si fa per dire a 4.000 addetti di cui, il 70% è riservato ai lavoratori italiani e non è dato sapere la percentuale riservata ai sardi, mentre il rimanente 30%, è stato “consacrato” per i lavoratori stranieri.

Tra gli amministratori locali dei Comuni interessati la gioia trabocca da ogni, perché, per una volta, sembra che quest’opera possa rispondere allo spopolamento e all’assenza di attività produttive, ma in molti si stanno chiedendo, a che prezzo?

È presto detto: il danno paesaggistico, il rumore per la costruzione delle infrastrutture che serviranno per raggiungere il Telescopio, la produzione di energia elettrica, l’inquinamento dei mezzi da lavoro pesanti per la posa di cavi, dell’asfalto, del cemento, rappresentano solo una parte delle criticità ambientali e, in cambio di cosa?

Semplice, di una nuova ennesima servitù della kolonia sarda, per i benefici di pochi che nulla hanno a che vedere con la Sardegna anche perché, la località concorrente individuata, il sito olandese al confine tra Paesi Bassi, Belgio e Germania, è patria del potere finanziario e dimora di molti funzionari e lobbysti UE.

E non poteva mancare il coro unanime della politica di casa che al grido: “Si lo vogliamo è il nuovo piano Marshall per la Sardegna”, anziché proteggere quel territorio, ha candidato quella parte di Sardegna alla nuova olimpiade del cosmo-nulla.

Ma che fine faranno gli abitanti di quei paesi che ora si trovano dentro quel limite di 25 km stabilito a Roma?

Andrea Caldart

Foto: credits dal web

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