Dott.Ssa Liliane Tami.. Nel seminario di studi organizzato dall’Istituto Universitario San Domenico, la filosofa e bioeticista Liliane Tami ha proposto una riflessione sul delicato rapporto tra Tradizione, Magistero e vita della Chiesa contemporanea, mettendo in guardia contro le polarizzazioni che oggi attraversano il mondo cattolico.
Partendo dal primo Concilio di Gerusalemme, la conferenza ha mostrato come le grandi crisi ecclesiali non siano mai state risolte attraverso la ribellione o la contrapposizione ideologica, ma mediante il discernimento comunitario sotto la guida dello Spirito Santo. Gli Apostoli stessi si trovarono davanti a una questione che rischiava di dividere la Chiesa nascente, ma seppero trovare una soluzione che venne sintetizzata nella celebre espressione degli Atti degli Apostoli: «È parso bene allo Spirito Santo e a noi».
Nel corso dell’incontro è stata ricordata l’importanza dei 21 concili ecumenici della Chiesa, da Nicea al Vaticano II, sottolineando come il cattolicesimo non possa scegliere arbitrariamente quali concili accettare e quali rifiutare. La Tradizione cattolica è infatti una realtà vivente che attraversa i secoli e nella quale opera lo stesso Spirito Santo. Anche il Concilio Vaticano II, approvato da una maggioranza schiacciante dell’episcopato mondiale, va interpretato nella continuità della fede apostolica e non come una rottura con il passato.
Un’attenzione particolare è stata dedicata al mondo tradizionalista. Tami ha riconosciuto il contributo positivo della Fraternità Sacerdotale San Pio X e di molte comunità legate alla liturgia tradizionale, che continuano ad attirare giovani e vocazioni grazie alla bellezza del rito antico, alla serietà della formazione e all’amore per la sacralità. Tuttavia, ha osservato che la fedeltà alla Tradizione deve sempre accompagnarsi ai veri segni della presenza di Dio, cioè ai frutti dello Spirito Santo: amore, pace, pazienza, bontà, benevolenza, mitezza e dominio di sé. Una difesa della Tradizione che producesse rabbia, disprezzo o spirito di divisione tradirebbe il suo stesso scopo.
Richiamando il concetto di anaciclosi elaborato da Polibio, la relatrice ha evidenziato come nella storia umana e nella vita ecclesiale esista spesso una naturale oscillazione tra estremi opposti. A periodi di rigidità possono seguire fasi di eccessiva permissività; a momenti di forte disciplina possono subentrare tendenze dissolutrici. La sfida consiste nel trovare il giusto equilibrio, evitando sia il legalismo farisaico sia il relativismo che svuota la fede del suo contenuto. Ad esempio, è evidente un pericolo di mescolanza tra città terrena e città terrestre in Lorenzo Gasparini, filosofo ideologo di Vannacci. Egli è tradizionalista cattolico e sostiene la remigrazione e le deportazioni forzate, che non sono funzionali alla salvezza dell’anima, bensì al mondo materiale della Res Publica. Coltivare le virtù dello Spirito Santo con la bontà di cuore è più importante di difendere una bandiera politica, che per quanto bella resta una cosa effimera. Per un cattolico anteporre la politica e la patria al decalogo datoci da Dio è peccato gravissimo.
Particolarmente forte è stato l’appello a non trasformare la religione in uno strumento di battaglia politica. Secondo Tami, uno dei rischi odierni consiste nel confondere il Vangelo con determinate ideologie o appartenenze partitiche. Le nazioni, i sistemi politici, le culture e persino le patrie hanno una dimensione temporale e contingente; la missione della Chiesa, invece, rimane quella indicata da Cristo: salvare le anime e insegnare l’amore di Dio. E’ stato osservato come alcuni cattolici conservatori rischino talvolta di identificare la fede con battaglie identitarie o nazionalistiche. Pur riconoscendo la legittimità del dibattito politico, la conferenza ha ricordato che il criterio ultimo del giudizio cristiano non sarà la difesa di una bandiera, ma la carità vissuta concretamente. Come insegna il Vangelo, saremo giudicati sull’amore dato ai fratelli, sulla misericordia, sulla capacità di vedere in ogni persona un essere umano creato a immagine di Dio. Per la legge del pendolo, pero’ esistono anche eccessi opposti altrettanto gravi: le opere di misericordia nei confronti degli ammalati e dei peccatori non devono diventare un pretesto politico per sostenere ideologie completamente estranee alla chiesa, come il wokismo, il decostruttivismo e le tesi LGBTQ che, in modo molto gnostico, sostengono la separazione dell’anima dal corpo. La missione di evangelizzazione delle persone che aderiscono ad un sistema filosofico che promuove il disordine delle passioni non puo’ essere fatta in modo eccessivamente grossolano, altrimenti il rischio e’ quello di scandalizzare i fedeli semplici e creare ulteriori polarizzazioni.
La relazione della Tami, autrice di un saggio sul tema dell’introspezione intitolato Christos Pharmakos edito da Segno Edizioni, si è conclusa con il richiamo ai grandi maestri della vita spirituale, dai Padri del Deserto a Evagrio Pontico, da San Cipriano a San Tommaso d’Aquino per sostenere l’importanza dell’obbedienza alla gerarchia ecclesiastica come moto dell’anima individuale. Tutti ricordano che la vera lotta del cristiano non è anzitutto contro un nemico esterno, ma contro i propri vizi, il proprio orgoglio e la durezza del cuore. Per questo motivo il cattolico autentico è chiamato a custodire insieme verità e carità, dottrina e misericordia, Tradizione e obbedienza, nella consapevolezza che l’unità della Chiesa è anch’essa un dono dello Spirito Santo.
Come è stato ricordato nelle ultime slide del seminario, l’obiettivo ultimo della Chiesa rimane sempre lo stesso da duemila anni: condurre gli uomini alla salvezza e insegnare ad amare come Cristo ha amato.
Rudi Di Marco, giurista e docente dell’Istituto Universitario San Domenico di Roma, ha affrontato la questione dal punto di vista del diritto canonico e della natura stessa della comunione ecclesiale.
Nel suo intervento, il professore ha ricordato come la Chiesa non sia semplicemente una realtà spirituale o una libera associazione di credenti, ma una comunità visibile fondata da Cristo sugli Apostoli e sulla successione apostolica, dotata di una propria struttura giuridica e sacramentale. Per questo motivo, il concetto di scisma non può essere ridotto a una semplice divergenza di opinioni teologiche o pastorali, ma riguarda il rifiuto della comunione con il Romano Pontefice e con la Chiesa universale.
Particolare attenzione è stata dedicata alla vicenda della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Il professor Di Marco ha evidenziato come la situazione canonica della Fraternità sia complessa e richieda prudenza nei giudizi. Ha ricordato che Monsignor Marcel Lefebvre non fu un semplice contestatore, ma un vescovo che aveva servito la Chiesa con incarichi di grande responsabilità. Tuttavia, la questione centrale resta quella dell’obbedienza ecclesiale e del rapporto con il Magistero vivente.
Dal punto di vista canonico, il relatore ha sottolineato che il Concilio Vaticano II fu un concilio ecumenico legittimamente convocato e approvato dal Papa e dall’episcopato mondiale. I suoi documenti furono votati da una larghissima maggioranza dei Padri conciliari, rendendo impossibile considerarli come il frutto di una minoranza o di un’imposizione arbitraria. La loro validità collegiale costituisce un elemento fondamentale della vita della Chiesa.
A concludere il seminario è stato il professor Daniele Trabucco, giurista, docente e autore di studi dedicati alla figura di San Pio X e alla sua battaglia contro il modernismo. Nel suo intervento finale ha richiamato l’attenzione dei partecipanti sulla necessità di affrontare le tensioni ecclesiali contemporanee con equilibrio, prudenza e autentico spirito cattolico.
Pur riconoscendo il valore della lotta condotta da San Pio X contro gli errori dottrinali del suo tempo e l’importanza della vigilanza teologica per custodire il deposito della fede, il professor Trabucco ha ricordato che la storia della Chiesa insegna come le crisi non si risolvano attraverso la contrapposizione permanente, bensì mediante la ricerca paziente della comunione.
Riferendosi alle difficoltà che ancora caratterizzano i rapporti tra la Fraternità Sacerdotale San Pio X e la Santa Sede, ha evidenziato come sia necessario evitare sia le semplificazioni polemiche sia le demonizzazioni reciproche. La Chiesa, infatti, ha sempre conosciuto al proprio interno sensibilità differenti, scuole teologiche diverse e molteplici forme di spiritualità. Ciò che garantisce l’unità non è l’uniformità assoluta, ma la comunione nella medesima fede, nei sacramenti e nell’obbedienza ecclesiale.
Secondo il relatore, il vero cattolico è chiamato a custodire contemporaneamente due valori che talvolta sembrano entrare in tensione: la fedeltà alla Tradizione ricevuta e l’adesione filiale al Magistero vivente della Chiesa. Quando uno di questi elementi viene separato dall’altro, nasce il rischio di nuove divisioni.
Il professor Trabucco ha quindi auspicato che i diversi carismi presenti nella Chiesa possano continuare a convivere e arricchirsi reciprocamente. La liturgia tradizionale, la spiritualità monastica, i movimenti ecclesiali, le nuove comunità e le molteplici sensibilità cattoliche rappresentano una ricchezza quando rimangono inserite nel vincolo della comunione ecclesiale.
Nelle sue parole finali è emerso un forte invito alla speranza: la Chiesa ha attraversato nei secoli eresie, scismi, persecuzioni e profonde crisi interne, ma è sempre stata sostenuta dalla presenza dello Spirito Santo. Per questo motivo il cammino futuro non può essere quello della contrapposizione ideologica, bensì quello della carità, della pazienza e dell’obbedienza vissuta nella fede. Come insegna Aristotele nell’Etica Nicomachea, infatti, il bene si trova nel giusto mezzo, e anche la Chiesa deve ritrovare il giusto mezzo e la virtù tra modernismo e tradizione per poter essere unita e in comunione nella Verità’.
L’incontro si è concluso in un clima di raccoglimento e fraternità con la preziosa benedizione impartita da un sacerdote, affidando alla Provvidenza il desiderio espresso durante tutto il convegno: che i diversi carismi possano convivere armoniosamente nel seno della Chiesa, nell’unità della fede, nella fedeltà alla Tradizione apostolica e nella comunione con il successore di Pietro.
Redazione
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