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Transumanesimo: il confine oltre il quale rischiamo di non essere più umani

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C’è un tema che attraversa in profondità le inquietudini del nostro tempo e che merita di essere affrontato senza infingimenti: la prospettiva di un futuro post-umano, preparato e legittimato da un transumanesimo ormai pervasivo. Non si tratta di una semplice evoluzione tecnologica, ma di un cambio di paradigma che mette in discussione la stessa autodeterminazione dell’uomo. L’obiettivo dichiarato del transumanesimo è l’abolizione delle differenze: tra uomo e macchina, tra corpo biologico e simulazione digitale, tra realtà fisica e realtà virtuale. Un processo che si presenta come “passaggio” dall’umanesimo al post-umano, ma che rischia di tradursi nello sradicamento dell’umanità così come l’abbiamo conosciuta.

Perché una specie intelligente, resiliente e creativa dovrebbe accettare la propria estinzione simbolica e biologica? La storia insegna che ciò è possibile solo attraverso un abuso prolungato, fisico e psicologico. Ed è difficile ignorare come, negli ultimi sessant’anni, siano stati messi in atto meccanismi sistematici di condizionamento: revisionismo culturale, impoverimento educativo, disorientamento identitario, involuzione biologica e spirituale. Tutto concorre a rendere “accettabile” un futuro non più umano.

Viviamo in una società iper-controllata, in cui la percezione collettiva non è spontanea ma pianificata, gestita, indirizzata. L’obiettivo è chiaro: spingere le persone nella direzione decisa da altri. La destabilizzazione avviene su più livelli: la disgregazione della famiglia, l’indottrinamento precoce dei bambini da parte dello Stato, la normalizzazione dell’aborto, l’espulsione di Dio e di ogni dimensione spirituale dai percorsi formativi, l’abbrutimento della vita urbana. A tutto questo si aggiunge la sostituzione sistematica delle relazioni fisiche e interpersonali con connessioni virtuali mediate dai social media.

Immigrazione incontrollata, dipendenze, guerre permanenti: tasselli di una nuova religione secolare fondata sul relativismo più meschino, che allontana l’umanità dai propri valori di riferimento e dalle certezze di civiltà conquistate in secoli di storia intellettuale. Una popolazione impaurita, debole, ignorante e disconnessa è un bersaglio ideale per il passo successivo: l’asservimento totale. Se non sai chi sei, se la tua identità è ridotta a un ibrido indefinito e instabile, diventi più duttile, più plasmabile, più facilmente “convertibile” in funzione meccanica.

Il “Grande Fratello” di Orwell, un tempo relegato alla distopia letteraria, oggi assume contorni sempre più concreti e inquietanti, soprattutto per le giovani generazioni. Il transumanesimo, non a caso, esclude Dio e si fonda su filosofie materialistiche, riduzioniste, che negano la trascendenza e la dignità ontologica dell’uomo. Per decenni ci è stato ripetuto che senza progresso tecnologico saremmo diventati obsoleti, parte di una “useless class”. Ma è proprio la debolezza culturale a rendere più semplice il controllo di miliardi di persone naturalmente creative e resilienti.

L’Intelligenza Artificiale viene definita tale, ma non è intelligente nel senso umano del termine: non possiede coscienza, intenzionalità, consapevolezza. E non le avrà mai. Albert Einstein ricordava che l’immaginazione è più importante della conoscenza, perché è ciò che governa il mondo. Ed è proprio ciò che le macchine non possono replicare.

La tecnologia deve rimanere uno strumento al servizio dell’uomo, non il suo sostituto. Deve rendere la vita più umana, non trascinarla verso un nichilismo cosmico privo di senso. Ci sono valori che nessun algoritmo potrà duplicare: passione, coraggio, attenzione, compassione, amore, intuizione, immaginazione. L’essere umano è, per quanto ne sappiamo, la forma di vita più sofisticata del pianeta – e forse dell’universo. Il nostro corpo è così perfetto che non abbiamo ancora finito di comprenderlo; il nostro cervello resta la macchina biologica più complessa esistente, con una rete di connessioni paragonabile, per ordine di grandezza, alle stelle della Via Lattea.

Oggi siamo di fronte a una scelta libera e decisiva. Possiamo accettare ricatti meccanicistici travestiti da progresso, oppure rifiutarli. Ma questo richiede un rinnovato apprezzamento per la Fede, per la Verità, per il coraggio, per l’amore e per la vita che ci è stata donata. Diventare la migliore versione di noi stessi significa riscoprire un mondo interiore dimenticato e restituirgli centralità.

Siamo destinati, fortunatamente, a rimanere uomini. Sta a noi dimostrare di esserne ancora degni

Cristiano Carocci – Presidente Fondazione Spazi dell’Arte

Foto copertina: immagine generata dall’AI

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