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Home Agricoltura Economia “Cereali e dintorni”: dopo le fermate, l’impennata

“Cereali e dintorni”: dopo le fermate, l’impennata

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Uno scenario bellico che fa saltare la quiete dei mercati.

Il telematico mentre scriviamo è in discreto aumento, le tigri cavalcano la crisi)

Vi segnalo queste righe lette ieri: “La proposta di utilizzo delle scorte strategiche del petrolio dovrebbe rilevarsi più ampia di quanto effettuato nel 2022. Misura già utilizzata per calmierare il mercato dopo l’invasione Russa in Ucraina. Gli analisti prendono a riferimento il rilascio di scorte strategiche pari a circa 182 milioni di barili nel 2022 e la rapportano ai 6 milioni di barili che è l’attuale riduzione dell’estrazione nel Golfo causata dalla guerra. “Sic rebus stantibus” il calcolo è presto fatto: l’autonomia dei paesi che aderiscono all’IEA-International Energy Agency – per i rifornimenti dal Golfo, potrebbe protrarsi non oltre i 30 giorni. Il Brent ha reagito ieri alla notizia con una discesa dei prezzi al di sotto di quota 90$, beneficiando quindi di un messaggio tranquillizzante per l’approvvigionamento energetico, ma secondo alcuni analisti questa proposta, come nel 2022, alza nuovi dubbi sull’effettiva durata del conflitto nonostante le rassicurazioni di Trump”. 

In questo scenario bellico, la quiete dei mercati è letteralmente saltata. Tutti i detentori di merci puntano al rincaro, del resto i fondi di investimento e gli speculatori non aspettavano altro… La guerra intanto comincia a prevedersi lunga, perché l’IRAN resiste e contrattacca, il loro potere non si è annullato, il loro arsenale bellico reagisce come può, ma reagisce! Lo stretto di Hormuz influenza principalmente il mercato dell’energia, ma in derivata anche quello delle Materie prime. 

In futuro, ma anche già nell’immediato il caro trasporti sta facendo la sua parte. 

Qui nel nostro mercato domestico si soffre ancora per la carenza di farina di soya anche se da lunedì dell’entrante settimana dovremmo vedere la luce in fondo al tunnel, idem per il seme di soya, ma da lunedì 23, comunque per la normalità ci vorranno altre due o tre settimane. 

È indubbio che il mercato non tornerà di certo ai valori che si registravano “sui futuri” a gennaio 2026. Questo un po’ per tutto! 

Questa è l’ennesima dimostrazione storica che quando la merce costa poco occorre acquistare e non sognare ulteriori cali, non vale solo per il comparto soya o per il comparto cereali, ma per tutto in generale! 

Per il mercato delle bioenergie da segnalare la possibilità di prenotare crusca certificata dalla seconda decade di aprile. 

Indici Internazionali al 12 marzo 2026

L’indice dei noli b.d.y. è incredibilmente sceso a 1.919 punti il petrolio wti è sceso a circa 81$ al barile, il cambio €/$ gira a 1,15466 ore 08,45. La debolezza dell’euro continua, del resto le guerre sono in corso.

Mario Boggini e Virgilio

In collaborazione con: www.gazzettadelelmilia.it

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