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Controlli fiscali e trattenute automatiche ai Professionisti tra le novità della Legge di Bilancio 2026

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La Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025), approvata a fine anno insieme alla manovra economica dello Stato, introduce una novità significativa e potenzialmente impattante per i professionisti che lavorano con la Pubblica Amministrazione (PA): d’ora in avanti, ogni pagamento di compensi dovuti dalla PA ai professionisti sarà subordinato a un controllo preventivo e automatico della regolarità fiscale.

Fino ad oggi, per i compensi derivanti da prestazioni professionali, la verifica presso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione scattava solo se l’importo era superiore a una certa soglia (5.000 euro). Questo significava che somme di entità minore potevano venire pagate senza controlli preventivi, e solo successivamente l’Erario poteva avviare eventuali procedure di recupero.

Con la nuova legge, dal 15 giugno 2026 ogni pagamento — sia grande che piccolo — sarà sottoposto a verifica indipendentemente dall’importo. Se il professionista risulta avere debiti fiscali iscritti a ruolo, l’ente pubblico tratterrà automaticamente la somma corrispondente al debito e la verserà direttamente all’Agente della Riscossione, pagando al professionista solo l’eventuale eccedenza. In termini pratici, anche un euro di debito può ridurre l’incasso di una fattura: se la PA deve pagare 1.000 euro e il professionista ha una cartella esattoriale di 200 euro, quei 200 euro andranno direttamente alla riscossione e il professionista riceverà soltanto 800 euro.  L’obiettivo dichiarato della norma è rafforzare la certezza del credito dell’Erario, accelerando il recupero delle somme dovute al fisco e riducendo l’arretrato delle posizioni debitorie. Il legislatore ha eliminato la soglia di esenzione per i compensi, rendendo il controllo fiscale obbligatorio per tutte le erogazioni effettuate dalla PA in favore di professionisti. Secondo alcuni commentatori tecnici, la misura vuole contrastare fenomeni di morosità fiscale e migliorare l’efficienza della riscossione automatica, inserendo una sorta di “compensazione forzosa” tra crediti e debiti fiscali prima che il pagamento raggiunga il beneficiario. Non mancano però le reazioni critiche da parte di ordini professionali, associazioni di categoria e consulenti fiscali. La principale perplessità riguarda il rischio di penalizzare la liquidità dei professionisti, che potrebbero vedersi decurtare i compensi anche in presenza di debiti modesti o controversi. Alcuni esperti evidenziano che, pur avendo un ruolo pubblico come fornitore di servizi o prestazioni, il professionista potrebbe subire ritardi nei pagamenti o incassi inferiori rispetto a quanto pattuito, senza strumenti immediati di impugnazione o sospensione cautelare.

A monte di questa norma c’è un fatto di fondo: lo Stato è spesso contemporaneamente creditore e debitore nei confronti di imprese e professionisti. Da una parte, la pubblica amministrazione vanta anni di arretrati nei pagamenti dei crediti commerciali, con tempi di liquidazione che spesso superano i limiti di legge. Dall’altra parte, pretende di regolare automaticamente i propri debiti sottraendo somme al professionista prima ancora di pagarle se questi ha posizioni debitorie fiscali.

Il risultato è una situazione paradossale: il professionista deve aspettare che lo Stato liquidi una sua prestazione, ma lo Stato stessa può trattenere quella somma per una pendenza fiscale senza che il professionista abbia effettivamente incassato. Questo meccanismo rischia di aggravare la situazione di chi già soffre dei tempi lunghi della Pubblica Amministrazione nel soddisfare i propri crediti, trasformando un problema di ritardo nei pagamenti della PA in una decurtazione preventiva dei compensi. La riforma introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 rappresenta un cambiamento strutturale nei rapporti economici tra professionisti e Pubblica Amministrazione, con un forte spostamento verso logiche di controllo fiscale preventivo e trattenute automatiche. Se da un lato essa vuole garantire una riscossione più efficiente dei debiti tributari, dall’altro apre un tema di equità e sostenibilità per chi attende da tempo il pagamento dei propri servizi e potrebbe vedersi decurtare somme prima ancora di riceverle.

In un Paese dove i tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione sono così lunghi da essere proverbiali, l’introduzione di un meccanismo che anticipa il fisco sugli incassi rischia di apparire agli occhi di molti non solo come una misura tecnica di efficienza, ma come una ulteriore penalizzazione per chi ha già dato prova di affidabilità professionale.

Mario Vacca

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

Foto copertina: immagine generata dall’AI

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