Interpreti di relazioni. Beyond Words.
Il mondo che cambia e la società in movimento: la terra si muove sotto i piedi delle aziende, che devono intuire la direzione del mutamento. Per andare avanti. Mente aperta, maniche rimboccate e sveglia all’alba per fare, pensare, organizzare. Anticipare. Coinvolge e contagia, il racconto di Ilaria Bertinelli. Nella cornice del mondo disegnato sulla parete alle sue spalle percorre la storia di Interconsul. Che si occupa di interpretariato e traduzioni specialistiche e organizza corsi di lingua, attività di team building, eventi e congressi. E’ parca nell’utilizzo della parola “azienda”. Predilige: gruppo, squadra, società.
Un imponente planisfero domina una delle pareti dello spazio dedicato alla rappresentanza.

La sede dell’impresa si trova nel cuore della città, a un passo dalla piazza Corte d’Appello e da via Farini. Muri antichi, architettura d’interni evidentemente pensata, trasformata nel corso del tempo al mutare dei contenuti predominanti del core business d’impresa. Grande cura per un gioco di alternanza tra spazi conchiusi che permettono il dialogo dell’open space e il riserbo della bolla di silenzio necessaria al lavoro intellettuale.
La disposizione degli ambienti, i materiali, lo stile di sedute e scrivanie dicono molto di Ilaria Bertinelli e del suo team. Ci si sposta dalla scrivania allo scanner, dalla reception a uno studio più protetto, in un fluire cadenzato di spostamenti finalizzati a comporre l’opera prima della società Interconsul: il lavoro dei professionisti alimentato dalla comunicazione e dalla valorizzazione dei talenti di ciascuno. Movimenti felpati mentre si ammicca, si scambiano informazioni nella matassa ordinata del dialogo di lavoro.
Lo stile di Ilaria Bertinelli, allora. Partiamo dall’imprinting universitario. Trieste, capolinea del Paese, confine con alta richiesta di flessibilità a modulare la comunicazione in lingue diverse, compreso il triestino-giuliano.
Raffinata formazione linguistica – quella dell’amministratore delegato – seguita presso l’Università del capoluogo storico della Venezia Giulia, che trae stile e linfa dalla prestigiosa e storica scuola per interpreti e traduttori. E negli ultimi anni il master Health and Performance Chef conseguito presso Alma, Scuola internazionale di alta cucina, di Colorno, Parma. Una composita costruzione culturale.
Dimentica di parlare di sé stessa, nel corso del dialogo-intervista. Ma scatta con le parole un fuoco di fila di immagini. Regola l’obiettivo su Interconsul. Lo mantiene sull’impresa. Apre e chiude il diaframma permettendo di osservare ora l’impresa in primo piano con l’immagine del territorio sfocata sullo sfondo e ora di vedere i dettagli del contesto. Dà spazio alle attività, alle competenze dei colleghi, alla relazione con il territorio, con la società e con le aziende. Il suo è un racconto fluido e libero, con la cadenza ragionata di una scaletta ordinata da cronologia e priorità, in un pomeriggio di sole estremo. Con il planisfero a dominare sulle parole, dal quale sembra volere debordare l’azzurro dei mari.
Tecnologie in divenire
Appunti mentali. Strumenti del mestiere. Si parte così. Conversazione libera all’apparenza. Una scaletta precisa seguita dall’intervistata.
Interconsul, classe 1977, compie fra qualche mese mezzo secolo di attività. Prima il telex, poi il fax: per anni, anzi decenni, sono stati gli strumenti per parlare con il mondo. Interconsul era l’emittente. Il mondo intero, cioè un ampio ventaglio di Paesi, il ricevente.
Nel 1997 la trasformazione in società a responsabilità limitata e inizia la direzione condotta dall’intervistata. Da qui, l’evoluzione delle competenze e la composizione con diverse ispirazioni disciplinari dei colleghi. Minimo comune denominatore: la competenza linguistica. Ilaria Bertinelli dettaglia: “Sono cento ottantuno le lingue ufficiali del mondo. Noi ne copriamo quasi quaranta. Grazie a trecento collaboratori qualificati. Che si intrecciano a sei colleghi, lavoratori e lavoratrici dipendenti e alle cinque persone che siedono nel consiglio d’amministrazione.”
In mezzo secolo di esperienza le tecnologie sono cambiate. Dal telex ad oggi, il mondo ha attraversato epoche diverse ed eventi che hanno condizionato bisogni aziendali e stili di lavoro. “Gli anni del Covid – continua Ilaria Bertinelli – hanno accelerato la diffusione della comunicazione condotta da remoto e implementato la possibilità di comunicazione ibrida, in presenza e da remoto. Un fenomeno con conseguenze sulla socialità, sulla relazione tra le persone e i colleghi. Da molto lontano è possibile seguire un convegno. E capita di non avere incontrato in presenza colleghi di lavoro che si trovano in un altro Paese.”
Il cammino del tempo si è trasformato in una maratona, a tratti quasi uno scatto sotto rete per chiudere un punto. Interconsul è attore protagonista nel mercato del lavoro. Qualche volta intuendo e anticipando le risposte ai bisogni. Non ultimo, quello di valorizzare le relazioni tra colleghi con l’obiettivo di rendere più solida la collaborazione e piacevole il tempo del lavoro.
“Noi siamo un’azienda specializzata – ricorda – in interpretariato e traduzioni di carattere tecnico e di alto livello. Non sono le uniche attività. Nel corso degli anni abbiamo proposto un più ampio ventaglio di servizi che comprende anche il team building e i corsi di lingua.”
Team building
Derivazione diretta di una competenza acquisita per motivi personali dall’intervistata. Che ha affinato le competenze culinarie. E a corollario ha pubblicato con la casa editrice Maria Margherita Bulgarini tre libri. Il titolo dell’ultimo, datato 2024: Uno chef per Gaia e Nicolò. 150 ricette con e senza glutine a ridotto impatto glicemico.
L’esigenza familiare si è tradotta in attività professionale. Da qui, il master presso la scuola di alta cucina Alma di Colorno. Aziende di diversi settori hanno chiesto di organizzare corsi di cucina da proporre a gruppi di collaboratori e di clienti. La professionista racconta l’esperienza più con gli occhi che con le parole: “Mettere le mani in pasta e proporre un piatto tipico a un gruppo di persone che arrivano da lontano significa tratteggiare un territorio in modo concreto.” Un flashback nella tradizione, condotto con competenza e descritto nella lingua di origine delle persone. Avvicinamento concreto, a un tavolo di lavoro che richiede sinergia, collaborazione, disponibilità e complementarietà: la cucina.
L’arte della pasta fresca: è stata la prima proposta per il team building. A seguire, variazioni sul tema per permettere una conoscenza dal vivo del territorio: Tour and taste in caseificio e l’arte della pasta fresca e della cantina.
“La proposta formativa è risultata interessante. Allora, ci siamo osservati come lavoratrici e lavoratori. E abbiamo visto i talenti che fino ad ora erano rimasti sottotraccia. Uno dei colleghi è un karateka esperto. Ed è nato il percorso: dal dojo all’azienda. E’ un modo per osservare e vivere le dinamiche inter-personali, coinvolgendo il corpo e la mente. E ancora: una collega che è guida Cai è impegnata nel percorso Parma explorer: caccia al tesoro fra gusto, musica e profumi. Un viaggio nelle strade del centro città per fare incontrare i clienti delle aziende con i titolari dei negozi e fare visitare loro le attività storiche e per fare scoprire, arte e musica e tradizioni locali.” Servizi rivolti ad aziende di settori diversi, che valorizzano talenti e competenze dei collaboratori di Interconsul.
Interpretariato
In ordine cronologico è fra i primi impegni professionali assunti dalla società. Puntuale, la descrizione dell’intervistata: “Il lavoro dell’interprete deve essere neutro. Deve andare al punto, direttamente al senso della comunicazione. Evitando il colore dell’espressione. Si mette da parte la poesia e ci si concentra sul significato. L’interprete deve evitare incomprensioni. Il suo lavoro è a presa diretta. Non ha tempo. Decide all’istante. Un interprete è un comunicatore: un ponte tra diverse culture.” Competenza linguistica, esperienza, consapevolezza rispetto alla tipologia di pubblico e conoscenza – per quanto possibile – della persona o delle persone che esprimono i contenuti da tradurre in tempo reale. Nervi saldi e intelligenza.
Traduzioni
“Nella traduzione l’intelligenza artificiale si è molto perfezionata. Anche noi la usiamo. Rivediamo le traduzioni, però. E’ uno strumento straordinario ma deve essere controllato dai professionisti e non viceversa. Velocizza il lavoro di ricerca. Ma non può sostituire le persone negli approfondimenti, nella verifica delle fonti. Gran parte del lavoro viene accelerato ma deve passare la verifica del professionista”, un controllo critico che richiede competenza, esperienza e relazione attiva con il tessuto sociale contemporaneo. In una parola: conoscenza. Non assemblaggio nozionistico.
“Noi stiamo ricevendo – fa notare Ilaria Bertinelli – le prime cause legali da tradurre causate da fraintendimenti, cioè da un utilizzo senza la verifica del testo da parte di un professionista esperto. Per utilizzare la tecnologia dobbiamo conoscerla. L’intelligenza artificiale deve essere a supporto e non in sostituzione.”
Invece, la letteratura? Ribatte: “Non ci è mai professionalmente appartenuta la traduzione letteraria. Noi lavoriamo per aziende di diversi settori e ci siamo altamente specializzati. I traduttori letterari migliori sono gli scrittori. Da sempre. Italo Calvino è un esempio significativo.”
Corsi di lingua
E’ una delle esigenze espresse maggiormente dalle imprese, a causa della progressiva e costante inter-relazione con fornitori e clienti di altri Paesi del mondo. “Proponiamo corsi su misura. Ad hoc in base alle esigenze dei gruppi oppure dei professionisti individuali. Alla fine del corso ci si deve sentire adeguati e pronti a sostenere un dialogo di lavoro in un’altra lingua con un gruppo di lavoro.” Senso della realtà e conoscenza dei settori di riferimento permettono ai docenti di condurre corsi operativi.
Il rapporto con il territorio
Il legame con il territorio attraversa tutta la storia di Interconsul. Non è un elemento accessorio, ma una componente del modo stesso di fare impresa. Tradurre, interpretare, insegnare una lingua significa mettere in relazione persone, aziende e culture. Significa costruire ponti e favorire la circolazione di idee, competenze e opportunità.
Anche le certificazioni ottenute raccontano questo percorso più di quanto facciano gli slogan. La certificazione ISO 9001 testimonia l’attenzione ai processi organizzativi e alla qualità del servizio; la ISO 17100 garantisce la qualificazione professionale dei traduttori e degli interpreti coinvolti nei progetti. Non semplici attestati, ma la formalizzazione di un metodo di lavoro costruito nel tempo.
Nella stessa direzione si collocano il riconoscimento B Corp e la scelta di diventare Società Benefit. Due passaggi che esprimono una visione precisa dell’impresa: creare valore economico senza separarlo dall’impatto sulle persone, sul territorio, sull’ambiente e sulla comunità. Interconsul appartiene a quella minoranza di imprese che hanno deciso di misurarsi anche su questi parametri, assumendoli come parte integrante della propria identità.
A completare il quadro c’è la valutazione EcoVadis, che riconosce l’impegno nelle pratiche di sostenibilità ambientale, sociale ed etica.
Innovazione, responsabilità, trasparenza, qualità della relazione con il territorio: sono tasselli dello stesso mosaico. Perché un’impresa non cresce isolandosi, ma scambiando continuamente energie con il contesto in cui opera. Il risultato economico resta indispensabile, ma non esaurisce il significato del fare impresa. Accanto al bilancio c’è il valore generato nelle relazioni, nella cultura del lavoro, nella fiducia costruita con clienti, collaboratori e comunità.
Planisfero e localismo
Non può esserci rapporto con il mondo se non c’è attenzione per ciò che sta intorno. Il mondo comincia da qui, a un passo dal piazzale Corte d’Appello, nel cuore della città. Da qui il gruppo di lavoro di Ilaria Bertinelli parte per il giro del mondo. Non importa se fisicamente oppure se in modalità “a distanza”, con le cuffie calate sulle orecchie e gli occhiali puntati a un monitor. Oppure in giro per la città con un gruppo di persone con il naso al cielo ad osservare la Pilotta e il vuoto storico di Piazzale della Pace.
“Viviamo di parole. Siamo la comunicazione che ci permette di raccontarci e di conoscere. Anche questo, ma non solo. Siamo le nostre relazioni.” E’ il messaggio che scivola fuori dal racconto libero di Ilaria Bertinelli. L’intelligenza artificiale – in questo – non può sostituirci.
Francesca Dallatana In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it
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