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I carburanti crescono e i gestori dei distributori “piangono”

da | Giu 10, 2022 | Economia

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del presidente di Angac Associazione Nazionale Gestori Autonomi Carburanti che descrive la situazione generale in cui versano gli operatori della categoria  

                                                                                                        Gent.mo Dir. Dott. Lamberto Colla                                                                                                       

Desideriamo innanzitutto ringraziarLa per la sua cortese disponibilità affinché si possa dar voce alla grave situazione che vivono i gestori dei circa 16.000 distributori di benzina nazionali a marchio (Eni, Q8, Ip, Esso, TotalErg, Tamoil ecc) con un indotto riguardante circa 100.000 lavoratori e altrettante famiglie.

La drammatica situazione attuale inizia nel 2002 quando, tra associazioni sindacali di categoria, definite maggiormente rappresentative (ma che hanno circa 8/10% di gestori tesserati) e compagnie petrolifere, sono stati sottoscritti accordi con validità erga omnes, che hanno elargito alle compagnie la potestà di fissare, il “prezzo massimo” di vendita del carburante), oltre naturalmente a quello di acquisto. 

Chiaramente i sindacati cedendo la libertà di fissar il prezzo alle compagnie, hanno fatto i loro interessi, rendendo così i gestori succubi delle stesse.

E’ un’anomalia unica poiché in tutte le attività è l’imprenditore che fissa il prezzo finale, garantendosi un adeguato margine dopo aver coperto i costi d’esercizio.

La gestione del prezzo lasciata nella piena arbitrarietà delle compagnie ha pesanti conseguenze su tutta l’economia, in quanto influisce su tutto, dalla produzione al trasporto di persone e cose, oltre che naturalmente sugli automobilisti 

Con le politiche del pricing i prezzi sono diversificati dalle compagnie in base alla trade area di riferimento, massimizzandoli nelle zone con poca concorrenza sia per scarsa quantità di distributori che per distanza geografica.

Questo perché il consumatore si sposta nei distributori più convenienti solo se ha un vantaggio effettivo, rapportando il risparmio del prezzo più vantaggioso e il costo del carburante che deve impiegare per lo spostamento per raggiungere il distributore più economico nella sua zona.

Essendo antieconomico spostarsi per acquistare, solo una parte degli automobilisti che si sposta per lavoro può acquistare nei distributori più convenienti. La restante parte della popolazione è costretta ad acquistare a prezzi eccessivi rispetto alla media nazionale

(https://dgsaie.mise.gov.it/prezzi_carburanti_mensili.php)

distributori ma anche nonostante il prodotto sia lo stesso identico per proprietà fisico-chimiche e quasi sempre esce dalla raffineria dallo stesso “rubinetto”, quando arriva alla pompa assume prezzi anche di molto differenti.

Le compagnie che sono poche e controllano il mercato nella quasi totalità (anche le pompe bianche acquistano dalle compagnie), si accordano tacitamente attuando comportamenti collusivi per falsare il mercato ed evitare di farsi concorrenza. Violazioni tanto palesi quanto difficili da dimostrare, o forse per altri motivi visto che l’Eni principale compagnia va a braccetto col governo e influisce sulle decisioni governative.

Il pricing cioè la loro politica dei prezzi, incide sulle vendite e quindi sul reddito del gestore, 

oltre Il gestore è monitorato a distanza sui terminali della stazione di servizio in cui opera, con un fornitore di servizi terzo costantemente collegato che preleva tutti i dati delle vendite dai terminali, con i quali a fine mese viene generato un report di conguaglio e note di accredito/addebito, mediante le quali la compagnia incamera sino all’ultimo centesimo delle vendite effettuate dal gestore con un prezzo superiore a quello definito “consigliato”, ma che è a tutti gli effetti un prezzo imposto. Tale monitoraggio risulta un metodo vietato e duramente sanzionato per qualsiasi attività datoriale, ma stranamente praticato in maniera incontrastata dalle compagnie.

Il gestore si è quindi ritrovato con un prezzo massimo che equivale al prezzo fisso imposto; aggirando così il regolamento (CE) n. 2790/1999, ripreso poi dall’art. 101 tratt. CEE e poi con il Regolamento UE 330/2010, che permette la fissazione di un prezzo massimo, o di un prezzo raccomandato, ma “a condizione che questi non equivalgano ad un prezzo fisso”.

Invece in ogni accordo siglato tra compagnia e oo.ss., dopo la declarata, ma solo a parole 

“piena libertà ed autonomia del gestore di determinare il prezzo di vendita al pubblico” 

segue che 

“il superamento del prezzo massimo costituisce una grave violazione e la compagnia potrà intraprendere tutte le azioni anche legali, compresa la risoluzione del contratto e l’applicazione di penali, costituendo il comportamento del gestore un grave inadempimento”.

Che sia un prezzo imposto lo ammettono candidamente anche le associazioni sindacali a pag 11 del rapporto X Commissione Sen. 10/06/2009

Che la categoria sia in grave sofferenza era già stato ammesso sempre nel 2009, dai sindacati sempre nel resoconto alla X Comm. Sen. 2009 a pag.6, e che i margini erano addirittura quelli dei tempi della Lira.

Ciò nonostante, successivamente son stati firmati ben tre ulteriori accordi al ribasso (nel 2011, 2014 e 2017 per la Esso/EG, in date simili per le altre compagnie) che hanno dimezzato il margine gestore portandolo dai 5,2 centesimi (le vecchie 100 lire) agli attuali 2,5 centesimi medi a litro. Inoltre, negli anni, oneri e adempimenti che prima erano a carico della compagnia, sono stati addossati tutti in capo al gestore, al contempo degli aumentati costi di gestione e del ridotto potere d’acquisto; è facile comprendere la drastica riduzione dei distributori.

In seguito a questi accordi “capestro”, il gestore si ritrova con una redditività di circa 500 euro mensili, che rapportate al lungo orario imposto di 53 ore settimanali (lun – ven 7-12:30; 15:30-19:30, sab 7-12:30) è pari ad una redditività oraria media di circa 2 euro all’ora, cioè al di sotto della soglia di indigenza. Ciò costituisce uno sfruttamento riconosciuto da più parti come caporalato petrolifero, e se fossero stati lavoratori in nero si sarebbero sollevati cori di proteste da ogni parte, e da ogni sigla sindacale; invece tale situazione continua a persistere da decenni nell’ indifferenza di tutti, con il silenzio connivente delle Istituzioni.

Il prezzo di vendita imposto, deciso arbitrariamente dalle compagnie senza nessun limite istituzionale, è un’arma nelle mani delle stesse che sono poche e fanno cartello, pratica tanto scorretta e duramente sanzionata in altri settori, ma mai dimostrata e contestata nel caso delle compagnie petrolifere. 

A tal proposito non Le sarà certo sfuggito il prezzo esagerato e differente, sia rispetto alla media nazionale che trova su alcuni impianti della sua città, ma anche le differenze di prezzo tra impianti stesso marchio e tipologia e talvolta anche stessa zona/via. Il prezzo infatti è deciso e imposto soltanto dalle compagnie e poiché il margine del gestore è fisso, con un prezzo maggiorato è il gestore a rimetterci ed anche i cittadini, spesso già penalizzati in zone dove le Compagnie non temendo la concorrenza, tengono i prezzi spudoratamente alti, impoverendo intere comunità costrette ad acquistare il carburante a prezzi troppo alti. 

 E’ un abuso di posizione dominante con il quale la compagnia mette in atto una vera e propria attività intimidatoria nei confronti del gestore determinandone le sorti economiche, mantenendo a livelli di mera sussistenza i gestori asserviti e sottomessi, e inducendo, con prezzi imposti eccessivamente fuori mercato, al fallimento i gestori ribelli, che verranno subito rimpiazzati da altri nuovi gestori ignari, spinti dalla necessità cronica di assicurarsi un lavoro e che  in questo lavoro, perderanno i risparmi di una vita.  

A tal proposito è estremamente chiarificatrice la risposta delle oo.ss. di categoria che già nel 2009 al Presidente della X Commissione del Senato che chiedeva “perché restano aperti” e “come faccia una pompa di benzina a sopravvivere con margini così esigui”, rispondevano “perché non c’è altro tipo di lavoro” sintetizzando in una sola risposta come è stato possibile per tutti questi anni ridurre schiava un’intera categoria, approfittando di una situazione di necessità.

Il prezzo imposto quando eccessivo ha come conseguenza la riduzione dei volumi di vendita per i gestori dei distributori della area interessata, ma anche un contestuale aumento di guadagno per le compagnie, poichè addirittura con prezzi eccessivi anche a fronte di perdite nelle vendite nell’ordine del 90%, la compagnia mantiene inalterato il proprio guadagno, guadagnando dalla maggiorazione di prezzo. Il gestore invece poiché il suo margine è fisso pro litro, con un prezzo fuori mercato è destinato al sicuro fallimento.  

La maggiorazione di prezzo nella modalità SERVITO rispetto al SELF è un altro abuso perpetrato senza alcun impedimento istituzionale, a danno dei gestori e dei consumatori.  La Compagnia, infatti, nonostante abbia già interamente coperto tutti i propri costi di produzione/trasporto e soddisfatto il proprio margine industriale nel prezzo di vendita al self, si appropria ingiustificatamente del valore aggiunto del servito, dato esclusivamente dal lavoro del gestore, al quale riconosce solo 2 o 3 centesimi in più, la restante differenza di prezzo tra i 15 e gli 80 centesimi a litro, è incamerata tutta dalla compagnia.

Per tutti questi ed altri abusi che per brevità sono tralasciati, noi gestori, non sentendoci tutelati dalle associazioni sindacali storiche, ci siamo riuniti nell’Associazione ANGAC, per difendere i nostri diritti ed interessi, principalmente partecipare ai tavoli ministeriale tra Mise, Compagnie e oo.ss (abbiamo inviato richiesta per essere accreditati al MISE, ma senza alcuna risposta) per poter restituire libertà imprenditoriale del gestore anche nella fissazione del prezzo e di avere accordi e contratti che remunerino adeguatamente il lavoro svolto.

Da quando ANGAC è stata costituita, ci siamo subito attivati per fare sentire la nostra voce in tutte le Sedi Istituzionali deputate al dialogo con noi.  Senza annoiarla con tutto quello che abbiamo fatto ci preme però informarla che siamo stati ricevuti al MISE e molto candidamente ci è stato risposto che sono già al corrente della nostra grave situazione, sottintendendo che hanno le mani legate per poter agire a tutela dei nostri diritti (o forse che governi e compagnie vanno a braccetto, a discapito dei gestori?).

Ma la cosa che più ci ha sconcertato è stata l’assoluto silenzio del Presidente Conte al quale abbiamo scritto, e contattato tramite il suo Capo di Gabinetto e la Segreteria Particolare, per creare un tavolo di confronto per definire la nostra situazione generale.

Possiamo solo constatare che le Istituzioni, Presidente Conte in testa hanno mancato la possibilità di essere vicino a quegli imprenditori che anche durante i mesi già duri di lockdown come tanti altri lavoratori italiani si sono adoperati per garantire un servizio in continuità al nostro Paese.

Inoltre a tutt’oggi siamo in attesa di una risposta dall’AGCM Autorità Garante per la Concorrenza per l’esposto inviato tramite il nostro ufficio legale; anche di questo argomento abbiamo informato direttamente tutte le redazioni giornalistiche, ma pochissime hanno pubblicato (probabilmente i media sono legati a chi sovvenziona loro la pubblicità, in primis Eni…).

Tutti questi motivi di evidente disagio hanno costretto l’intera categoria a lavorare per più di due decenni con redditi sotto i livelli d’indigenza, e non potendo far fronte alle esigenze oltre al mero pane quotidiano, ha accumulato debiti erariali e cartelle esattoriali. 

Per questo motivo tra le nostre richieste alle Istituzioni vi è in primis  la richiesta di partecipare ai tavoli ministeriali per tutte le trattative riguardanti gli accordi economici che riguardano i gestori per tutta la durata. Fino ad oggi infatti non abbiamo ancora avuto risposta alla nostra richiesta inviata al Mise.

Segue la richiesta di condono tombale di tutte le cartelle legate alle sole gestioni carburanti.  Tale richiesta, è più che mai legittima per i gestori, che già in molti hanno perso persino la casa in dispute legali con le compagnie o nei vari controlli della PA, che da imprenditori sappiamo bene che i vari enti preposti ai controlli “sparano spesso a casaccio” per presunti inadempimenti, poiché spesso all’imprenditore costa più ricorrere per far valere i suoi giusti e legittimi diritti, piuttosto che conciliare e trattare per un importo minore, ma che nel caso dei gestori non è possibile sopperire in nessun caso.

Chiediamo altresì che sia ristabilita equità nelle condizioni dei pagamenti elettronici. I gestori, infatti, pagano le commissioni bancarie dei pagamenti elettronici sul 100% del carburante, che è notoriamente composto per il 70% dalla componente fiscale, dal 29% componente industriale e soltanto l’1% dal margine gestore. In questo modo il gestore, che funge da esattore a titolo gratuito per conto dello Stato e che a tal motivo risulta tra le categorie maggiormente nel mirino della criminalità, paga le commissioni calcolate sul 99% di un prodotto che non gli compete. Per supplire a tale ingiustizia è stato escogitato da circa un anno, il credito d’imposta al 50% sulle commissioni pos dei carburanti. Rileviamo però che molti gestori sono in perdita e/o non hanno crediti da compensare, inoltre alcune carte di credito hanno aumentato le commissioni pos, vanificando così la possibilità che il gestore possa usufruirne, inoltre le carte commerciali hanno una commissione maggiore del margine gestore, costringendo il gestore che le accetta a lavorare in perdita. Oltretutto i crediti d’imposta gravano sulle casse erariali e quindi su tutti i cittadini anche su coloro che non possiedono un’auto e nemmeno una carta di credito. Per questi motivi chiediamo una legge ad hoc che limitatamente agli acquisti carburanti, la commissione pos sia pagata esclusivamente dal cliente acquirente. Il cliente può scegliere la tipologia di pagamento, il gestore vista la massiccia diffusione, soprattutto nell’ottica governativa di contrastare “il nero”, è costretto a scegliere tra lavorare senza nessun guadagno o perdere il cliente. 

Questa nostra lunga esposizione affinchè possa aver chiaro il quadro di quello che subisce oggi la nostra categoria per scelte imposte alla maggioranza dei gestori. 

Confidiamo possa essere Sua intenzione poter far emergere la verità di quanto quotidianamente subiamo, e che si possa restituire il giusto rapporto tra compagnia, gestore e cittadino, e il ripristino delle condizioni di equità ad una categoria vittima del caporalato petrolifero

Ringraziandola per l’attenzione rimango a disposizione per qualsiasi chiarimento le necessitasse.

Cordialmente 

Giuseppe Balia

Pres. ANGAC

Associazione Nazionale Gestori Autonomi Carburanti

Cagliari 09 giugno 2022          

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