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L’uscita dall’Euro. Tra rischi e opportunità.

da | Ago 21, 2022 | Economia

L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea e i contenuti danni riscontrati, hanno riacceso gli animi di coloro che non intravedono più un futuro roseo dell’EURO.

Quando nel 2001 venne introdotta la moneta unica continentale, le speranze di una esplosiva crescita dei tenori di vita di tutti i cittadini dell’Unione si è rapidamente infranta e a farne le spese in modo particolare è stata l’Italia.

Abbiamo cercato di analizzare gli scenari che si potrebbero aprire nel caso si intendesse uscire dal sistema monetario comune attraverso le risposte degli specialisti di MMT Italia.

L’uscita dall’euro creerebbe problemi nel ripagamento dei titoli di Stato denominati in euro già emessi?

Attuando il “Modello Mosler” di uscita, elaborato da MMT Italia, il pagamento dei titoli di Stato non costituirebbe un problema da nessun punto di vista: i nuovi titoli, infatti, sarebbero direttamente denominati nella nuova valuta italiana, che godrebbe di tutti i benefici della ritrovata sovranità; i titoli già emessi in euro sarebbero, invece, ripagati in euro, dunque senza alcuna variazione, secondo le scadenze previste e fino ad esaurimento.

Ciò sarebbe possibile grazie al progressivo e continuo flusso di euro in entrata che, fin dal momento dell’“uscita”, il “Modello Mosler” garantirebbe al Tesoro tramite la Banca d’Italia.

DETTAGLI DEL MODELLO MOSLER

Il peculiare meccanismo individuato dall’economista Warren Mosler consisterebbe, infatti, nell’uscire dall’euro senza convertire nella nuova moneta nulla del pregresso: conti correnti, contratti di qualsiasi tipo e titoli di Stato resterebbero denominati in euro. A partire dal momento dell’ “uscita”, tuttavia, per tutti i tributi lo Stato italiano pretenderebbe il pagamento nella nuova valuta nazionale: cittadini e imprese, quindi, dovranno così man mano vendere parte dei propri euro alla Banca d’Italia, per avere in cambio le nuove lire necessarie per tasse e imposte.

In questo modo la Banca d’Italia accumulerebbe progressivamente gli euro acquistati in cambio delle nuove lire, e li metterebbe a disposizione del Ministero del Tesoro per il pagamento dei titoli di Stato man mano in scadenza.

L’uscita dall’euro creerebbe problemi in termini di inflazione?

L’uscita dall’euro non influenzerebbe in nessun modo le dinamiche dell’inflazione, che derivano dal rapporto tra domanda e offerta di beni e che nulla hanno a che vedere con l’eventuale ridenominazione di una moneta nazionale; l’aumento dei prezzi di questi mesi, in piena “era euro”, rappresenta una plastica conferma di ciò.

SVALUTAZIONE

Alcuni paventano, tutt’al più, un possibile rischio legato alla svalutazione della moneta, fenomeno diverso dall’inflazione; ebbene, anche in questo caso il meccanismo individuato da Warren Mosler previene questo rischio.

Il valore di una moneta, infatti, deriva dal rapporto tra domanda e disponibilità/offerta della stessa; il Modello Mosler, non prevedendo alcuna conversione degli euro esistenti in nuove lire, renderebbe la nuova lira fin da subito una moneta molto ricercata (perché necessaria al pagamento dei tributi) ma molto scarsa (la Banca d’Italia sarebbe il solo soggetto in grado di emetterla, su richiesta da parte dei contribuenti), e ciò consentirebbe non solo di non svalutarla, ma addirittura di consolidarne il valore (perché la domanda sarebbe maggiore dell’offerta) in tutta la fase di transizione.

ESEMPIO DEL RUBLO

Una conferma clamorosa di questa dinamica la stiamo osservando in questi mesi, con riferimento ad una moneta ritenuta tradizionalmente molto debole, come il rublo.

Nonostante la Russia sia coinvolta in un conflitto militare (condizione dunque ben più critica di qualsiasi scenario che potrebbe coinvolgere un’unione monetaria), l’aumento della domanda della moneta nazionale (legata in questo caso non all’imposizione del pagamento dei tributi non più in euro ma in lire, ma all’imposizione pagamento delle materie prime esportate non più in dollari ma in rubli) ha portato il rublo non solo a non svalutarsi, ma a rivalutarsi in modo consistente rispetto a valute che venivano ritenute più forti, come euro e dollaro.

L’uscita dall’euro creerebbe problemi in termini di fuga dei capitali?

Il rischio di fuga di capitali è legato alla prospettiva di un possibile default, intendendo per default la ridenominazione forzosa in una nuova moneta.

Ebbene, il “Modello Mosler” elimina alla radice ogni possibile rischio di fuga di capitali, in quanto garantisce che nessuna somma (depositi, risparmi, investimenti, ecc..) e nessun contratto (a partire dai titoli di Stato già emessi) sarebbero ridenominati nella nuova valuta, cancellando così ogni prospettiva di default e ogni incentivo alla “fuga”.

Al contrario, la ritrovata sovranità monetaria rappresenterebbe un forte elemento attrattivo per nuovi potenziali investitori, anche esteri, dal momento che l’abbandono della gabbia europea metterebbe finalmente l’economia italiana in grado di ripartire, senza i vincoli che l’hanno soffocata in questi ultimi 25 anni.

Lamberto Colla Direttore

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

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