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Pane: Allarme aumento a 6 euro 

da | Set 9, 2022 | Economia

La speculazione non sta colpendo solo i consumi energetici, ora l’allarme passa sui prodotti alimentari.

Avevamo già avuto sentore che l’innalzamento dei prezzi, ad esempio della pasta, si volesse “giustificare” facendolo passare per il conflitto in centro Europa, ma ora si scopre che, la speculazione finanziaria, inizia a colpire uno dei beni principali sulla tavola degli italiani, il pane.

La più famosa, la rosetta, aumenterà di cinquanta centesimi al chilo, passando dagli attuali euro 3,50 ai 4 euro al chilo.

Il caro energia sicuramente mette in ginocchio le aziende di panificazione, come ormai tutte le aziende nel nostro Paese, ma va detto che il perpetrare dell’emergenza nell’emergenza, porterà ad un punto di non ritorno.

A confermare tutto questo anche Serena Schipa, presidente provinciale Assipan Confcommercio Lecce: “Abbiamo fatto da cuscinetto per tutti questi anni parando gli incrementi che ci sono stati in ogni settore. Adesso però non è più possibile: dobbiamo rivedere il listino, non per guadagnare di più ma per poter sopravvivere. Rischiamo di chiudere. Per lungo tempo siamo riusciti a tenere botta e a non licenziare nonostante gli aumenti delle materie prime. Il grano tenero è arrivato a costare il 30% in più, il grano duro il 150% in più. A questo poi vannoaggiunte le bollette energetiche che produrranno un vero e proprio salasso”.

Alla Schipa gli fa eco Domenico Filosa, leader Unipan-Confcommercio Campania, il quale dice che: “Senza interventi immediati di ristoro alle imprese la sospensione dell’attività, che mette a rischio oltre 30000 posti di lavoro, sarà una scelta obbligata”.

Mantenere questo trend di aumento dei costi sta diventando impossibile, anche perché, un chilo di grano tenero viene pagato agli agricoltori tra i 35/40 centesimi e, si produce un chilo di pane che a seconda delle città, viene venduto al consumatore tra i 3 e i 5 euro al chilo.

Quindi il costo del grano con l’enorme fatica fatta dai produttori agricoli, rimane marginale, ma il balzo che produce in tavola invece, è molto notevole.

Questa preoccupante spirale di aumenti porta a limare i profitti e a restringere le attività di queste aziende per le quali inevitabilmente, se non vi sarà una politica economica adeguata, l’unica soluzione sarà quella di chiudere la serranda.

Una previsione preoccupante che diventa più allarmante se unita al fatto che le famiglie italiane, in media, hanno già diminuito la spesa alimentare del 3,2%.

Chiarito che il costo della farina è pressoché invariato, ma che ciò che è artificiosamente cresciuto sono i costi energetici e i trasporti, ai quali uniamo i lanci dell’informazione generalista, spesso impropri, scopriamo che la “bomba” delle verità è che, gli aumenti produttivi erano già iniziati da settembre 2021 e la guerra non c’era, ma c’era già il governo “dei migliori”.

Andrea Caldart

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