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Payback Sanitario: il marketing della sofferenza

Sono molte le aziende fornitrici dei dispositivi sanitari che ieri, si sono ritorvate a Roma davanti al Mef, retto da Giancarlo Giorgetti, per manifestare la loro disperazione e consegnare simbolicamente, le chiavi delle loro aziende.

Con la pubblicazione in Gazzetta del decreto “aiuti bis” dell’anno scorso, Mario Draghi ha iniziato il percorso, completato ora dal governo di Giorgia Meloni, verso l’introduzione del Payback sanitario.

Si tratta di una legge ideata da Matteo Renzi e Beatrice Lorenzin, nel 2015 che considerava extra profitto quanto in più hanno pagato dalle Regioni sulle forniture ospedaliere, ma non perché qualcuno ci avesse marciato sopra, bensì perché le Regioni non erano state in grado di redigere correttamente i Forecast budget, le previsioni d’acquisto dei materiali sanitari, e quindi sono dovute ricorrere ad altri acquisti extra capitolato di spesa per far sì che la sanità pubblica potesse continuare a funzionare.

In pratica 4.000 aziende italiane sono finite nelle grinfie della programmazione sballata delle Regioni per colpa di funzionari che non hanno saputo usare correttamente gli algoritmi per progragrammare i corretti acquisti dei dispositivi medici.

Sembrerebbe che al governo qualcuno utilizzi il pallottoliere perché, in questo caso, parliamo di numeri che sono tragici.

L’applicazione della Legge il 30 aprile 2023, manderà in fallimento 4.000 aziende e farà perdere oltre 100.000 posti di lavoro, se non venisse bloccata e abolita completamente.

La paura e il panico che da mesi attraversano i titolari e dipendenti queste aziende, non sono minimante veicolate sulla stampa mainstrem, ed è perciò che corre il dovere di unirci al grido d’allarme di questo comparto.

Non è un problema che riguarda solo una minima platea, bensì coinvolge tutti noi, perché è un pericolo che potremmo correre nel momento in cui dovessimo avere bisogno di cure mediche e non ci fossero disponibili gli strumenti necessari per la nostra assistenza.

Abbiamo davanti un nemico concreto, lo Stato che non difende queste imprese anzi pretende da loro indietro soldi di anni fa secondo calcoli, fatti da funzionari statali, che sono meno presentabili del rendiconto di un bollettino parrochiale.

La legge di Renzi vorrebbe che quei numeri fossero degli extra profitti in modo da poter sacrificare delle aziende a favore delle Regioni, incapaci di programmare la proprio spesa sanitaria.

Semplicemente imbarazzante pensare al costo socio-economico e al danno generale che, la messa in ordine di questi numeri, può generare.

Questa irresponsabilità di Stato preannuncia un diluvio moderno probabilmente, per dare spazio alla sola sanità privata, mettendo in ginocchio quella pubblica e nei fatti, impedendo ai cittadini di potersi curare pubblicamente.

Questi nostri governanti, assomigliano molto a dei ragazzini gelosi che giocano con i mattoncini della Lego, creando e disfacendo, a loro piacimento, le leggi, incuranti degli effetti che poi si riverseranno sulle aziende e sui cittadini.

Infatti la lungimiranza tecnoburocrata italiana, ha chiesto a queste aziende, di rinunciare alle azioni presso il TAR, ma questo sarebbe eliminare l’unica protezione sulla quale oggi esse possono contare.

Chissà per quale azione di marketing, questo Stato voglia insaprire la sofferenza a questo comparto industriale perché, quando mancheranno stent, valvole cardiate e dispositivi salvavita, cosa accadrà?

Chi sarà il responsabile?

Probabilmente chi, giocando con i mattoncini della Lego, fa il gioco del sistema capitalistico che, riguardando aspetti demografici, economici e tecnici, ci vuole  condurre nel bidoni dell’indifferenziato.

Non possiamo lasciare che curarsi diventi un lusso per pochi, e non possiamo lasciare che a deciderlo sia un’élite di accozzati.

Andrea Caldart

Fuori dal Silenzio

SatiQweb

dott. berardi domenico specialista in oculistica pubblicità

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