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Prepariamoci a scongiurare una nuova Pearl Harbor

da | Ago 29, 2022 | Economia

La preoccupazione della Cgia di Mestre dello scorso luglio seguito dalle note dell’Osservatorio Rischio imprese di Cerved circa il rischio fallimento che incombe sulle imprese italiane, oggi è quanto mai ancora attuale, se non elevato a potenza dai tanti “fronti” latenti – come navi in rada che attendono di entrare in porto – che incomberanno sul prossimo autunno. 

La Nave Italia si appresta ad entrare in un porto dalle temperature scottanti, non solo per i gradi centigradi ma per l’andamento macroeconomico che si delinea per i mesi a venire

Mancanza delle materie prime che fermano la produzione di tante aziende (la cui genesi è comunque ancora un punto interrogativo), con le conseguenti casse integrazioni erogate spesso con i tempi biblici degli istituti, l’aumento dell’inflazione con il  rincaro dei prezzi, un assesto all’energia che non trova rimedio, l’esito incerto della guerra Russo/Ucraina, il Covid non ancora del tutto debellato e l’ultimo arrivato che si affaccia timidamente alla finestra sotto forma di una scimmia con tanto di virus, insomma una serie di allarmi che nulla hanno a che vedere con la serenità di milioni di famiglie ed aziende.

Sul fronte dell’occupazione, Cerved quantifica in oltre 3 milioni i lavoratori impiegati in società “fragili”: infatti, agli 831.000 addetti delle imprese a maggior rischio vanno aggiunti gli oltre 2,1 milioni che lavorano in società considerate vulnerabili (21,9%, +228.000).

Le imprese fragili si trovano soprattutto al Sud, dove costituiscono addirittura il 60,1% del totale, aggravando il già ampio divario con il Nord del Paese: le province con i peggioramenti più significativi sono infatti Isernia, il Sud della Sardegna, Matera, Foggia e Cagliari (ma anche Roma), mentre quelle con la maggiore quota di aziende a rischio sono Crotone, Terni, la stessa Isernia, Reggio Calabria, Messina, Siracusa e Cosenza. 

Andrea Mignanelli, amministratore delegato di Cerved, spiega: “Le stime si basano sull’analisi dell’andamento di 618.000 società di capitale nel periodo 2019-2022, valutato attraverso il Cerved Group Score, un indice di rischio che calcola le probabilità di default delle aziende in chiave prospettica. Le tempestive misure di salvaguardia adottate durate la pandemia hanno contribuito a mettere in sicurezza il sistema, e il forte rimbalzo delle performance economiche legate agli effetti del PNRR ha portato a disegnare scenari migliorativi. Tuttavia, le condizioni subentrate nei primi mesi del 2022 – l’aggravarsi dei rincari delle materie prime e il conflitto russo-ucraino, seguiti da inflazione, aumento del costo del debito, phasing out delle misure di sostegno – hanno purtroppo minato la capacità di tenuta di un sistema produttivo già debilitato”.

I comparti più colpiti risultano le costruzioni (in particolare per la problematica relativa alle incognite del bonus 110%) ed i servizi, trasporti aerei, parrucchieri, istituti di bellezza e distribuzione al dettaglio nel ramo moda, un peggioramento più consistente tra le microimprese e le piccole più esposte agli effetti dei rincari.

Il sistema produttivo italiano non ha problemi di liquidità, ma deve misurarsi con un aumento dell’indebitamento diventato in alcuni casi insostenibile; quindi, il problema non è la liquidità ma la sostenibilità del debito delle imprese. 

In un’economia di guerra, a situazioni estreme bisogna rispondere con misure eccezionali.  

Per aiutare le imprese ad affrontare questa nuova tempesta servirebbe un mix di interventi sia a livello europeo che dei singoli Stati in grado di sostenere la crescita. Bisogna garantire alle banche una maggiore flessibilità nella gestione dei crediti ed alle imprese la possibilità di allungare i debiti nel lungo periodo. 

Si rende necessario il  ripristino delle moratorie e  delle garanzie statali sui prestiti almeno fino alla fine del 2022. 

È fondamentale quindi un’azione di sensibilizzazione delle autorità bancarie europee, affinché siano modificate, almeno temporaneamente e per un congruo periodo di tempo, le regole sul default e sulla riclassificazione delle esposizioni bancarie soggette a rinegoziazione e sospensione oltre a ripristinare le flessibilità delle regole bancarie europee consentite dall’Eba nelle fasi iniziali della pandemia, per il trattamento delle banche delle esposizioni soggette a moratoria.

In questo scenario le imprese si troveranno a fare i conti con le nuove disposizioni del nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza con l’obbligo per tutte le imprese di dotarsi di una “gestione economica/finanziaria più evoluta e scalabile” monitorando costantemente gli indicatori chiave per prevedere con largo anticipo le metamorfosi di difficoltà temporanee in veri e propri default. 

Un nuovo modo di fare impresa anche per il piccolo artigiano e la micro impresa che sin ora hanno lasciato gran parte delle incombenze al commercialista, sovente facendogli visita soltanto in sede di dichiarazione dei redditi.

Commercialisti che hanno dato un immenso ed efficiente contributo all’ultima  stesura del nuovo Codice che, inevitabilmente,  coinvolge anche loro stessi dal momento che artigiani  e micro imprese – che affidano a questi ultimi le rilevazioni contabili – necessitano dello stesso attivismo delle grandi aziende, un dinamismo che non può che passare per la riorganizzazione di gran parte degli  studi con l’obiettivo di fornire agli assistiti  situazioni contabili sempre più aggiornate ed informazioni ancor più tempestive

Mario Vacca

(foto:The_USS_Arizona_(BB39)_burning_after_the_Japanese_attack_on_Pearl_Harbor_-_NARA_195617_-_Edit Mmxx (talk | contribs)

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