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Pubblica amministrazione: appalti, subappalti e massimo risparmio

da | Ott 26, 2021 | Economia

Appalti e subappalti, un’inquietudine coglie l’osservatore che guardi al settore in questi giorni. E l’inquietudine deriva dagli effetti indotti dalla pervasione evidente della logica del massimo risparmio.

Due gli episodi che fanno pensare: il primo è l’avvicinarsi del 1° novembre, data nella quale secondo il Decreto Semplificazioni 2021, convertito in legge 108/2021, cadrà ogni limite alla pratica del subappalto. Conviene ricordare che il limite è stato già elevato transitoriamente dal decreto stesso, a partire dal 1° giugno di quest’anno, dal precedente 30 al 50% del valore complessivo dei lavori affidati.

Il secondo episodio consiste nella sentenza del Consiglio di Stato, sezione III dell’11 ottobre 2021, n. 6817, nella quale in sintesi si ribadisce la non obbligatorietà del ricorso alla Consip da parte delle pubbliche amministrazioni per l’acquisto di beni e servizi, laddove si consegua un prezzo più basso e quindi un risparmio.

Che c’entrano le due cose? Andiamo a vederlo.

L’Europa, il Decreto Semplificazioni e il subappalto

La Corte di giustizia europea ha posto la parola fine alla controversia ultradecennale con l’Italia in materia di limiti al subappalto con la sua sentenza del 26 settembre 2019. Da allora il legislatore italiano ha avuto praticamente le mani legate e si è di fatto conformato con il sopracitato Decreto Semplificazioni.

Il problema però è che l’Italia non è un normale paese europeo: è infatti tra i primi nel Vecchio Continente per numero di morti sul lavoro; allungando la catena dell’appalto diviene necessariamente più complesso effettuare i controlli e garantire che gli standard di qualità dell’opera e di sicurezza dei lavoratori siano rispettati.

È vero che dal 1° novembre 2021 saranno le stazioni appaltanti a decidere in sede di bando di gara quali prestazioni dovranno comunque rimanere in capo alla ditta aggiudicatrice dell’appalto; ed è anche vero che il contraente principale e il subappaltatore saranno responsabili in solido per le prestazioni del contratto di subappalto.

Tuttavia dobbiamo tener presente che il Pnrr porterà in Italia 222,1 miliardi di euro da qui al 2026. Le pressioni che subirà il sistema della pubblica amministrazione di questo paese per distribuire e per poi controllare queste ingenti risorse in un tempo limitato saranno molto più alte che in passato. Siamo sicuri che in questo contesto sia una buona idea allungare la catena dell’appalto?

Il subappalto si espone per natura allo scarico dei costi sui soggetti più deboli della catena di lavoro, ovvero i dipendenti dell’azienda subappaltarice. La tentazione del risparmio è infatti forte in un contesto di economia di mercato. In questo senso, l’intervento dell’Europa in questa materia non pare andare nella direzione dell’equità e dell’efficienza, che da decenni la retorica europeista ci ammannisce a piè sospinto.

La Pa, la Consip e il massimo risparmio

La questione del venir meno dell’obbligo da parte delle Pa di ricorrere alla centrale di acquisti della Consip per l’approvvigionamento di beni e servizi, sembra apparentemente più facile da capire e da far digerire al cittadino. Perché ricorrere obbligatoriamente alla centralizzazione della domanda, se posso spuntare prezzi migliori da solo?

Al netto del fatto che la centralizzazione dell’acquisto è generalmente, e per ovvi motivi, la modalità più economica e anche la più trasparente, l’”inquietudine” nell’osservatore spunta nel fatto che la condizione per derogare dall’acquisto centralizzato è individuata anche dal Consiglio di Stato nell’elemento dei costi più bassi. Ma il prezzo più contenuto, a parità di qualità dei beni e servizi acquisibili tramite Consip, si scarica inevitabilmente sulle aziende fornitrici e quindi, come nel caso del subappalto, sui costi di produzione: pertanto sui loro dipendenti.

Se il criterio delle pubbliche amministrazioni non viene ampliato da una clausola di tipo sociale che includa il trattamento dei lavoratori, oltre che la qualità dei prodotti, si produce una “selezione naturale” del fornitore delle Pa che risponde ai nomi e cognomi delle aziende, in grado di contenere i costi perché sono molto grandi oppure perché di fatto li scaricano sulle condizioni di lavoro della manodopera: di nuovo un prezzo che si paga giornalmente anche in termini di morti sul lavoro.

La logica del massimo risparmio, infatti, non si riferisce mai alle vite umane.

Stefano Paterna

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