Nella terza e ultima parte dell’intervista che ci ha rilasciato il Prof. D’Urso dedicata all’Einstein Telescope, il confronto si sposta dagli aspetti scientifici e progettuali alle questioni che più direttamente interessano cittadini, amministratori e operatori economici del territorio. Al centro del dibattito emergono temi concreti: l’occupazione stabile oltre la fase di cantiere, la formazione delle competenze locali, la reale sostenibilità dell’indotto economico nel lungo periodo e i possibili vincoli che la presenza dell’infrastruttura potrebbe imporre allo sviluppo futuro dell’area.
Le risposte fornite dal Prof. Domenico D’Urso delineano uno scenario caratterizzato da aspettative significative ma ancora basate, in larga misura, su stime e proiezioni, poiché il modello definitivo dell’infrastruttura e dei laboratori collegati è tuttora in fase di definizione. Vengono indicati possibili effetti positivi sul fronte dell’occupazione, della ricerca, dei servizi e dell’attrazione di nuove professionalità, ma viene anche precisato che molti dei numeri oggi circolanti rappresentano ordini di grandezza plausibili e non dati consolidati.

Particolare attenzione viene dedicata alla capacità del territorio di trasformare un investimento straordinario in un’opportunità duratura, evitando che il beneficio economico si esaurisca con la conclusione dei lavori. Su questo punto emerge una questione centrale: il successo dell’Einstein Telescope non dipenderà soltanto dalla costruzione dell’osservatorio, ma dalla capacità delle istituzioni di accompagnarlo con un autentico piano di sviluppo territoriale, infrastrutturale e formativo.
Infine, viene affrontato uno dei temi che negli ultimi anni ha alimentato dubbi e preoccupazioni nelle comunità locali: l’interpretazione della normativa regionale che tutela il sito di Sos Enattos. Le precisazioni fornite mirano a smentire alcune delle ipotesi più diffuse, chiarendo quali attività potrebbero essere soggette a limitazioni e quali, invece, non subirebbero alcuna restrizione.
In realtà la Legge 41 del 21 aprile 2023 al comma 9 sexies stabilisce che: “I territori comunali e le attività economiche possono essere modificati successivamente con decreto del Ministro dell’Università e della Ricerca, sentito l’INFN, sulla base delle esigenze di preservazione della funzionalità dell’infrastruttura” che tradotto significa che: i territori comunali potranno essere modificati in futuro.
Il passaggio che chiude l’intervista riporta il confronto su un terreno essenziale: quello dell’equilibrio tra tutela scientifica dell’infrastruttura, diritti delle comunità locali e prospettive di sviluppo futuro del territorio.
Una volta completato l’osservatorio, rimarranno posti di lavoro permanenti per la comunità locale?
Premetto che la creazione di posti permanenti è già iniziata, prima dell’inizio di lavori. La candidatura di ET ha portato un maggior investimento, per esempio, da parte degli enti di ricerca coinvolti in ET che hanno reclutato giovani ricercatori presso le loro sedi in Sardegna o, come l’INGV, che ha aperto una sua nuova sede a Nuoro. Comunque, si è stimato che restino posti di lavoro stabili, sia direttamente collegati al funzionamento dell’osservatorio sia connessi all’indotto dei servizi. Le stime disponibili indicano, nella fase di funzionamento, un impatto occupazionale potenziale dell’ordine di qualche centinaio di unità annue; il valore effettivo dipenderà da scelte progettuali, considerando effetti diretti e indotti ed escludendo i ricercatori in visita e i dipendenti ET.
Oltre a questi numeri, c’è un dato qualitativo importante: nella fase di funzionamento, l’impattoregionale coinvolgerà soprattutto i servizi di accoglienza, ristorazione e catering, pulizia, commercio, sicurezza, manutenzione dell’infrastruttura, degli impianti tecnologici e dei software,
oltre ai servizi energetici. Questo significa che, accanto al personale tecnico e amministrativo direttamente legato all’osservatorio, ci sarà una domanda strutturale di imprese e servizi esterni. Un altro aspetto rilevante è il fatto che ET porterà una comunità internazionale di scienziati e tecnici e delle loro famiglie a insediarsi in un territorio attualmente soggetto ad un forte trend di spopolamento. Questo genererà una richiesta di servizi per le famiglie ad alto valore aggiunto, operando come volano per l’economia locale. Va anche tenuto presente che il modello finale dei laboratori europei dedicati a ET è ancora in fase di studio. Le stime attuali vanno quindi lette come ordini di grandezza plausibili, non come valori definitivi.
È previsto un piano di formazione tecnica o universitaria per creare competenze locali durevoli da affiancare al know-how internazionale?
Il tema della formazione è chiaramente strategico. Se si vuole che una parte significativa delle opportunità resti sul territorio, è necessario investire in competenze tecniche, professionali e universitarie adeguate. La prospettiva non è solo quella di attrarre competenze dall’esterno, ma anche di costruire nel tempo un capitale umano locale capace di dialogare con una grande infrastruttura internazionale.
In questa direzione, la presenza prevista di un polo di riferimento per la fase di studio, progettazione, costruzione e installazione di ET, insieme a spazi dedicati alla ricerca, alla divulgazione e alla visita, può costituire un volano importante. Inoltre, la crescita del capitale umano è uno dei benefici più rilevanti attesi dal progetto: l’arrivo di giovani talenti, dottorandi, tirocinanti e ricercatori può contribuire a generare un ambiente formativo stabile e stimolante, con ricadute che vanno oltre il solo perimetro scientifico. Anche sul piano operativo si stanno già costruendo basi concrete. ET SunLab, centro di ricerca i cui lavori di costruzione dovrebbero partire questa estate, è indicato nella programmazione regionale come progetto in corso, con un investimento di complessivo di circa 20 milioni di euro tra fondi regionali e degli enti di ricerca. È pensato come centro di accoglienza, laboratori di ricerca e laboratorio sotterraneo multidisciplinare a Sos Enattos, al servizio sia di ET sia di altre attività scientifiche a basso rumore. Più in generale, sono in fase di elaborazione percorsi di formazione professionale e tecnica, con un raccordo tra scuole, università, imprese e servizi. Questo vale sia per le competenze direttamente collegate alla costruzione e gestione dell’infrastruttura, sia per quelle necessarie nei settori dell’ospitalità, della manutenzione, dei servizi avanzati e dell’accoglienza scientifica. In particolar modo è stato appena approvato dal MUR un progetto denominato MITI che prevede, tra l’altro, di realizzare in Sardegna in centro di trasferimento tecnologico che operi come canale di comunicazione e formazione fra il mondo della ricerca, che è dietro ET, e il tessuto di imprese, sia regionale che nazionale, che ambiscono a produrre tecnologia per ET. La Regione Sardegna è stata pioniera in tale direzione, finanziando, tramite Sardegna Ricerche, un bando per le aziende sarde nell’ambito di sviluppo di tecnologie per ET in collaborazione con gli scienziati coinvolti nel progetto.
È stato studiato un piano per far sì che l’indotto economico previsto per i territori circostanti, ospitalità, servizi, infrastrutture, resti sostenibile a lungo termine e non si riduca drasticamente dopo la chiusura del cantiere?
La distinzione fondamentale è tra la fase di costruzione, circa 10 anni, e la fase di funzionamento, almeno 50 anni. Il cantiere produrrà una domanda temporanea molto intensa, ma il valore strategico del progetto sta soprattutto nella capacità di generare una presenza stabile di attività, servizi, competenze e relazioni internazionali anche dopo la fine dei lavori.
In questa prospettiva, il progetto non va letto solo come una grande opera, ma come un’occasione di sviluppo territoriale più ampia. Fra i benefici attesi rientrano il miglioramento della viabilità e delle connessioni digitali, la valorizzazione del sito e del museo della miniera, la creazione di percorsi turistici, il recupero dei locali ricettivi, l’uso del materiale di scavo in chiave ambientale, l’impulso verso soluzioni energetiche più sostenibili e la crescita di un turismo scientifico e culturale meno dipendente dalla stagionalità. Qui è importante osservare che la programmazione territoriale non è solo teorica. La Regione ha già attivato una serie di azioni e di investimenti collegati a ET: la delibera di programmazione delle risorse per la costruzione dell’opera e per alcune infrastrutture complementari; l’Accordo di Programma con gli enti locali; la Conferenza dei Servizi preliminare; ET SunLab con 20 milioni di euro; IXP GARR per l’estensione della rete telematica, con risorse già individuate da Regione e INFN; l’area di Sologo con 8 milioni di euro di Fondi Sviluppo e Coesione; un bando da 4 milioni di euro sulle tecnologie abilitanti ET; e 0,5 milioni per la caratterizzazione dei materiali da scavo. A livello di quadro generale, al momento sono previsti finanziamenti complessivi per circa 1.5 miliardi di euro, nel caso venga costruita l’infrastruttura, di questi 184 milioni sono già stati impegnati. Questo non equivale ancora al finanziamento finale dell’intera infrastruttura, ma dimostra che esiste già una base concreta di pianificazione e investimenti. Da non trascurare l’investimento in infrastrutture digitali legato alla candidatura ET, progetto TeraBIT, che ha già dotato la Sardegna di una rete di collegamento a 1Tb/s per la ricerca ed i cui benefici verranno presto estesi anche ad altre infrastrutture pubbliche, quali ospedali, scuole e tribunali. Dal lato economico, le stime disponibili indicano, nella fase di costruzione, un volume complessivo molto rilevante di transazioni economiche associate ai lavori. Nella fase di funzionamento, si stimano flussi annui significativi e duraturi, una parte dei quali è destinata a tradursi in ricadute regionali e locali. Per evitare che l’indotto si esaurisca con il cantiere, la chiave sarà costruire servizi e infrastrutture utili anche nel lungo periodo: formazione, accoglienza, manutenzione, filiere tecnologiche, collegamenti, servizi sanitari e scolastici, qualità urbana e valorizzazione culturale. In altre parole, la sostenibilità dell’indotto dipenderà molto dalla capacità di accompagnare ET con un vero piano di sviluppo territoriale e non solo con la gestione della fase costruttiva. E questi aspetti fanno parte delle tematiche in discussione con la Regione Sardegna e le comunità locali.
Una volta realizzato ed entrato a regime ET, gli abitanti di Lula e comuni vicini dovranno lasciare le loro case per rispettate la distanza di 40 km dall’osservatorio richiesta, a quanto sembra di capire, dalla legge regionale 41/2023?
La legge a cui si fa riferimento prevede il parere del MUR – sentito l’INFN – per le autorizzazioni a favore di attività che potenzialmente possano avere un impatto sull’Osservatorio, facendo riferimento ad una serie di codici ATECO che identificano attività relative a cave, cementifici, impianti per la produzione di rinnovabili, strade, ferrovie, aeroporti e altre simili. Questo perché in alcuni casi alcune di queste attività possono creare problemi ad ET, ad esempio i parchi eolici. Dall’aprile 2023 abbiamo ricevuto poco più di una trentina di richieste di autorizzazione e sono state tutte approvate tranne quelle relative all’installazione di nuove turbine eoliche. Sono state approvate richieste di rinnovo concessione per cave, cementifici, così come impianti fotovoltaici e così via. Le uniche pratiche bloccate, come dicevo, riguardano l’installazione di nuove turbine eoliche nell’area. Nessuno deve lasciare la propria casa o qualcosa di simile. La norma non riguarda la residenza delle persone, né l’edilizia abitativa ordinaria o le attività agro-pastorali. Non so come si sia diffusa l’idea, ma questo è uno scenario non è mai stato preso in considerazione. Il sito è stato caratterizzato e viene caratterizzato alla luce di quello che ospita: l’idea è di indirizzare uno sviluppo del territorio che sia compatibile con ET. Se mi si chiede cosa questo significhi in concreto, significa che non posso fare un aeroporto o una stazione ferroviaria ad alta velocità ad Onanì. Significa che quando si vorrà realizzare la ferrovia Nuoro-Olbia, il tracciato dovrà tener conto della presenza di ET ed essere opportunamente definito. Significa che non posso costruire un mega parco eolico nella zona. Non ci saranno limitazioni dovute all’Einstein Telescope per attività diverse da quelle industriali, impiantistiche o estrattive. In particolare, non vi saranno limitazioni dovute all’Einstein Telescope sull’edilizia abitativa, né sulle attività agropastorali.
Andrea Caldart
Con la collaborazione di Elisa Gestri
Foto copertina: immagine generata dall’AI







