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Intervista al dottor Frajese: i legami tra medicina e digitalizzazione all’orizzonte del Great Reset 

da | Gen 25, 2023 | Inchieste

Giovanni Vanni Frajese è professore associato all’università degli studi di Roma Foro italico, specialista in endocrinologia e voce fuori dal coro in merito alla gestione pandemica e ai vaccini anti Covid; è stato anche candidato con Italexit, partito di Gianluigi Paragone, alle elezioni del 25 settembre. 

Lo abbiamo intervistato, e non solo su temi direttamente legati alla medicina e alla salute. 

Professor Frajese, lei ha parlato spesso, anzi infaticabilmente, della mancata analisi di genotossicità dei vaccini anti-Covid, della voragine che riguarda la farmaco-vigilanza, di un “obbligo di vaccinazione sperimentale degno della Germania Nazista e non di una Italia nell’anno 2021”. Neppure l’efficacia, stimata al 95% e riportata dal The Lancet, è attendibile. Infatti, ha spiegato che il dato su di essa è stato ricavato da una sperimentazione durata solo due mesi, la quale avrebbe anche saltato processi logico-sperimentali. Oggi quali sono gli effetti a medio termine di questa somministrazione di massa? 

Ci sono centinaia di persone che soffrono delle più disperate patologie anche molto importanti come quelle cardiache, Sla, tumori, emerse temporalmente dopo la vaccinazione e si deve assolutamente verificare se si siano manifestate a causa della stessa come molti indizi ci portano a sospettare. 

Nessuna istituzione si occupa dei pazienti colpiti da queste malattie -anche degenerative- che hanno cronologicamente seguito la vaccinazione anti-Covid, nessuno si fa carico nel sistema sanitario nazionale di questi pazienti, di tutte le età. Alla maggior parte viene detto che non è possibile fare una diagnosi. 

E questi sono gli effetti a medio termine, mentre quello che accadrà a lungo termine, quindi nell’ordine di 5-10 anni, è ancora un interrogativo. 

Ma in questa occasione ci ha detto di voler denunciare soprattutto l’interferenza tra questa vaccinazione massiva e una certa diminuzione della fertilità femminile e maschile. 

Sì, perché ci è stato detto che se l’inoculazione veniva eseguita nel deltoide il siero sarebbe rimasto lì, ma questo accadeva solo con i vaccini tradizionali, poiché i vaccini tradizionali sono una sostanza inerte cioè non hanno un’azione farmacologica, a differenza di quelli a mRNA. 

Questo è il motivo per cui gli studi sulla genotossicità e cancerogenicità di cui parlo da un anno e mezzo non occorrevano per i vecchi vaccini ma erano invece necessari per quelli a mRNA. 

Questa nuova classe di vaccini è un pro-farmaco ossia hanno un’azione farmacologica che dura nel tempo. Essendo costituito da nanoparticelle, le quali vengono catturate sia dai linfonodi che dei piccoli vasi spiega perché la teoria che questo liquido sarebbe rimasto nel braccio, è falsa. 

E i nostri istituti tecnico-scientifici lo sapevano perché in Giappone uno studio sulla biodistribuzione del farmaco nei topi -effettuato anche sulla scorta di quanto affermato dal dottor Stefano Scoglio- lo aveva dimostrato. 

Queste nanoparticelle si vanno ad accumulare in particolare nelle ovaie e nel midollo osseo. 

Ecco, dunque, la questione della fertilità sia maschile sia femminile: adesso sappiamo, grazie agli studi del prof. Marco Cosentino, che alla seconda dose, tra il tra 50 e il 60% delle donne ha alterazioni mestruali, con prospettive sulla fertilità che non conosciamo. 

Lo stesso per quanto riguarda la fertilità maschile: a sei mesi dalla seconda inoculazione c’è un abbassamento di concentrazione di spermatozoi nel liquido seminale e una ridotta motilità degli stessi. 

Solo nei prossimi anni potremo approfondire le conseguenze ultime e solo se ce lo permetteranno. L’Ordine dei medici di Latina nell’estate 2022 ha attribuito l’aumento degli episodi cardiovascolari alle alte temperature (che certo possono incidere), ma il punto è che si prendono in considerazione le cause più disparate pur di non esaminare -con quello che sarebbe un reale atteggiamento scientifico- un intervento farmacologico svolto su milioni di persone. 

Non si tratta di dover affermare a tutti i costi che i vaccini abbiano effetti collaterali, ma neppure di escluderlo senza studiarlo. 

Lei ha affermato che “il Grande Reset o Quarta Rivoluzione Industriale non è una fake news”, ma è una proposta del World Economic Forum, risalente al maggio 2020. Gli obiettivi dichiarati si trovano anche su Wikipedia e sono: “In un mondo post-Covid è ragionevole aspettarsi che più persone vorranno miglioramenti nella gestione del rischio, nelle reti di sicurezza sociale e medica e vorranno maggiore attenzione agli esperti scientifici. Questa nuova gerarchia di valori richiederà un ripristino del modo in cui affrontiamo il cambiamento climatico, che, come la pandemia, è un fenomeno globale. Nessuno può isolarsi dal cambiamento climatico, quindi dobbiamo agire in anticipo ed in solidarietà” (lo ha affermato l’economista e banchiere canadese Mark Carney on how the economy must yield to human values, The Economist 16 aprile 2020). Che cos’è allora questa Quarta Rivoluzione Industriale? 

Oggi, all’apice invisibile di chi ci governa, impera una visione transumanista del mondo che si vuole velocemente realizzare e non c’è nulla di complottistico: essa è una visione filosofica, declinata dal potere finanziario e seguita a ruota da quello politico. 

L’obiettivo dichiarato è la digitalizzazione dell’essere umano a marce forzate anche in Europa, e la cosiddetta scienza e la sanità devono seguire le direttive coerenti con questo piano. 

Siamo passati da Internet a Internet delle cose fino ad Internet delle Persone. La digitalizzazione della medicina e il controllo sociale attraverso dispositivi sanitari conducono verso lo scopo finale, ossia il download della coscienza; si lavora per riversarla in dispositivi che la faranno vivere potenzialmente per sempre, superando completamente qualsiasi legge della natura. 

È proprio la Hybris di cui parlavano i filosofi greci; quell’orgogliosa ma cieca tracotanza che porta l’uomo ad esaltarsi della propria onnipotenza ribellandosi contro un certo ordine ontologico, cioè relativo all’essere sostanziale, delle cose.

Non devono esservi più peculiarità e libertà su base nazionale ma una sola “evoluzione” tecnocratica globalizzata. 

È la più pervasiva forma di controllo mai pensata, che la storia umana non ha mai conosciuto prima per via dell’inaccessibilità tecnica e tecnologica della sua realizzazione. 

Siamo nel cuneo della fase in cui un’élite finanziaria è capace di decidere il modello ideologico, etico e religioso niente di meno che universale. 

Lo stesso Klaus Schwab, Presidente del Forum economico mondiale, ha affermato che il futuro non accade, ma deve essere deciso da una comunità globale. 

In questo quadro, davvero inaudito, anche l’Oms si sta occupando di questo scopo (almeno dichiarato) di proteggerci dalle infezioni. 

Ricordiamo che il suo maggior finanziatore, Bill Gates, prima dell’arrivo del Covid, ci avvertiva che questa sarebbe stata l’epoca delle pandemie. 

E non certo grazie a fosche doti di preveggenza. 

I rapporti di forza tra la popolazione e coloro che trainano questo immane processo antropologico e culturale, quindi anche scientifico e medico, vedono una dissimetria e una sproporzione eccezionale.

Personalmente spero che questo processo si possa arrestare, ma questo accadrà solo se un numero crescente di persone -quella che viene chiamata massa critica- si accorgerà della direzione che la nostra società ha preso ormai da tempo e noterà che l’alternanza dei partiti politici muterà la velocità del processo, ma senza invertirne la tendenza. 

Ciò che frena è la paura di smontare la propria idea del mondo perché vedere la direzione è spaventoso, e questo lo comprendo. 

La ricerca della verità purtroppo non interessa neppure molti di coloro che sono stati danneggiati in prima persona dal vaccino, perché è causa di profondissima angoscia vedere la verità. 

Siamo allora nel pieno di una corsa contro il tempo tra questo stato distopico e il risveglio di tale massa critica. 

La sua formazione è di tipo scientifico ma il suo atteggiamento verso la cura, il paziente e l’esistenza è di tipo spirituale, “Tutti abbiamo una fede, ognuno la propria” ha affermato in una video intervista sul canale Darsi Pace. Nessuno si ammala se non perché il sistema psicofisico è impedito nel suo esprimersi (manifestandolo attraverso sintomi e disturbi) non vi è guarigione se non si aiuta ad evolvere la persona umana nella sua interezza.

Il nostro cervello è costituito dall’emisfero sinistro deputato al pensiero logico-razionale e da quello destro, più emotivo ed empatico, la cui funzione è renderci adatti ai rapporti affettivi e sociali. 

La nostra civiltà ha innalzato a verità la parte sinistra, dimenticando o ignorando deliberatamente la parte destra. Ma l’umanità è costituita da entrambe. 

Prendiamo i neuroni a specchio: sono la prova biologia e neurologica che la felicità è tale solo se condivisa e se si riflette da me nell’altro e dall’altro in me. Questo è il testamento spirituale che anche Gesù ci ha lasciato: ecco come i due emisferi parlano lingue diverse ma esprimono lo stesso messaggio. 

Penso che la perdita della consapevolezza di cosa sia l’Umano ci abbia fatto perdere l’ammirazione per le virtù, per quelle qualità che rendono la vita degna di essere vissuta, che si elevano ad esempio morale, e che permettono di possedere una sensibilità per la Bellezza. 

In Occidente la matrice filosofica greca ne ha celebrato alcuni aspetti e la tradizione cristiana degli altri. 

La nostra realtà non sa cosa farsene delle virtù non misurabili, ammette solo i dati, ciò che è quantificabile; non diamo importanza a ciò che non si può contare, la qualità. 

Ciò che viene fatto solo perché è bello e non ha produttività, valore di mercato, utilità, non esiste, come l’emisfero destro. 

Per questo il profitto spinge l’arte verso l’interesse, orienta la scienza, piega la volontà politica, corrompe la medicina. 

Solo reintegrando l’unità umana, cognitiva e spirituale, possiamo guarirci, salvare la nostra memoria e direzionare il nostro futuro. 

Giulia Bertotto

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