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Ucraina, Fazolo: “La diga esplosa? Propaganda antirussa, come per Zaporizhzhia”

alberto fazolo

Alberto Fazolo, militante internazionalista, ha partecipato in prima persona alle campagne in sostegno dei popoli dell’ex Ucraina. Fazolo è anche economista, esperto di Terzo Settore e giornalista, ha trascorso due anni in Donbass svolgendo attività politica e umanitaria. 

Abbiamo raccolto le sue parole in una data importante: quella della ricorrenza del D-Day il 6 giungo del 1944, e quella del giorno in cui è esplosa la diga di Nova Kakhovka nel sud dell’Ucraina. 

Dottor Fazolo, partiamo da una mappatura per fare un quadro topografico della situazione: quali zone sono ora sotto il controllo di Mosca e quali sotto l’esercito ucraino? 

Da diversi mesi ormai non cambia quasi nulla dal punto di vista di una mappa delle zone contese, da quando cioè l’esercito russo ha cambiato strategia allo scopo di infliggere minor danno possibile ai civili e alle infrastrutture. La Russia ha smesso di fare sfondamenti in profondità perché questo comportava necessariamente sofferenze ai civili. 

Bakhmut è il caso emblematico di questo cambiamento: la strategia è ora quella di fermarsi su una linea di contatto del fronte e avere lì lo scontro con l’esercito ucraino. In gergo militare il termine usato è “tritacarne”: è una metafora molto cruda ma rende efficacemente l’idea di cosa si intenda, ossia è la “carne” a venire avanti verso lo strumento di massacro, i russi li “accolgono”. La dirigenza criminale di Kiev manda a questo massacro i suoi uomini probabilmente su ordine degli Usa, i quali vogliono combattere fino all’ultimo ucraino. Questo è sostanzialmente il motivo per cui la linea del fronte è immutata. 

A che punto è la controffensiva ucraina?

Si tratta più che altro di un’azione di logoramento ma nulla di significativo, gli ucraini sano avanzati per una decina di km quadrati. La vera controffensiva è un’altra: le azioni di sabotaggio all’interno del territorio russo, prevalentemente da parte di organizzazioni terroristiche russe che colpiscono anche i civili indiscriminatamente usando armi occidentali. 

Il Belgio si è lamentato del fatto che alcune azioni compiute da parte di questi terroristi russi al soldo degli americani, siano state eseguite con armi fornite da Bruxelles. 

Chi sono questi terroristi russi e cosa vogliono?

Questi gruppi, costituiti da cittadini russi basati in Ucraina, sono stati messi fuori legge in Russia e il loro scopo è quello di destabilizzare il Cremlino, al fine di un cambiamento del governo russo. L’aspetto grave da rilevare è che qualcuno ha armato gruppi terroristici all’interno di altri paesi al fine di un cambio di regime. E’ un gravissimo problema di ingerenza. 

Non a margine di questo c’è sempre la questione ideologica, si tratta di gruppi nazisti: parliamo di individui che hanno decapitato dei migranti. Questa è la controffensiva che trova un po’ scoperti i fianchi russi e che dovrebbe allarmare molto anche noi. Stiamo armando sacche naziste per eseguire azioni terroristiche in Russia al fine di creare il caos a Mosca. 

La faccenda dell’invio di armi è stata spacciata per aiuto umanitario ma noi stiamo armando questa gente. 

Oggi 6 giugno l’allarme è scattato per la diga e la centrale idroelettrica di Nova Kakhovka, nei territori controllati dai russi. L’amministrazione locale filorussa rassicura: la diga “non è stata distrutta” e “non ci sarà una catastrofe”. 

Siamo di nuovo di fronte ad un caso simile a quello accaduto alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, l’impianto con più elevata produzione elettrica in Europa. La centrale è in mano alle forze russe da tanti mesi, ma quando è stata bombardata, Kiev e i media occidentali hanno accusato i russi. 

Quindi secondo i media occidentali i russi si bombardano da soli. E’ quanto meno grottesco e ridicolo. Con la diga di Kakhovskaya accade lo stesso, perché i giornali omettono di dire che l’infrastruttura è sotto il controllo russo. 

Si tratta di false flag? 

Neppure, perché nel false flag si cerca di far credere ai vari operatori che sia stato il nemico a compiere l’atto distruttivo; queste informazioni senza fondamento e anche illogiche invece servono solo ai media per generare consenso e al contempo fomentare odio nell’opinione pubblica. 

Chi sta sul territorio sa perfettamente come stanno le cose. E’ propaganda di guerra molto becera che se riesce a passare come informazione attendibile ci mostra quanto sia corrotto il nostro sistema di informazione e quanto sia scarsa la conoscenza della situazione da parte dei cittadini. 

Oggi è anche il giorno dello sbarco in Normandia, data che segnò l’inizio della liberazione dell’Europa continentale dall’occupazione tedesca il 6 giugno 1944, peccato che sia iniziata quella americana…

Non sono d’accordo con questa lettura perché lo sbarco in Normandia è avvenuto soltanto dopo che americani e inglesi si sono resi conto del fatto che i tedeschi sarebbero stati battuti dai sovietici. Presero dunque atto del rischio che i sovietici arrivassero per primi a Berlino. 

Questo perché nei primi anni di guerra gli Usa hanno temporeggiato e indugiato, ma quando hanno visto che -contro ogni pronostico- l’Unione Sovietica stava vincendo, hanno fatto un gesto disperato e vano di provare ad arrivare per primi a Berlino. Non ci sono riusciti e così la storia ha preso un altro corso. 

La Guerra fredda inzia da lì, quando gli americani non hanno digerito di non aver ottenuto il pieno controllo sul vecchio continente.

Le celebrazioni, oggi, omettono quasi completamente il ruolo dell’Unione Sovietica per esaltare solo quello degli Usa: tradendo la storia, ogni onestà intellettuale e memoria che tenga fede alla verità. Il ruolo americano c’è stato, ma allora ricordiamo anche i bombardamenti indiscriminati a Dresda o nel quartiere San Lorenzo a Roma. 

La vera libertà non c’è mai stata in Italia: siamo stati vincolati dagli Usa non tanto per via dell’occupazione militare, quanto dall’ingerenza politica che ha condizionato le sorti del nostro paese. Questo può essere un giorno in cui può aver senso chiedere una svolta e farla finita con la sudditanza agli Usa. 

C’è un mediatore concreto e credibile in questo momento sulla scena internazionale? Il Vaticano o la Cina per esempio? 

Secondo me le due proposte di pace che arrivano dalla Santa sede e da Oriente non sono così separate. Innanzitutto sono gli unici due soggetti che possono avere presa, questo è chiaro. L’errore di Bergolgio è quello di aver interagito con Zelensky: è un mero esecutore, non è lui a decidere. 

Doveva rivolgersi Oltreoceano, ma neppure a Biden, perché pur essendo cattolico, non è lui a decidere, non è nelle condizioni psico-fisiche per farlo. L’interlocutore giusto si trova quindi attualmente nel Deep State americano. Non è facile ma sono convinto che il Vaticano possa arrivare così a fondo. 

La Cina invece arriva da successi diplomatici enormi e insperati come quelli nei paesi arabi, ad esempio tra Arabia Saudita e Iran; è riuscita ad ottenere un accordo che non era alla portata di nessun altra diplomazia occidentale. Inoltre Cina e Vaticano hanno in corso una diatriba che può inserirsi in questo più ampio contesto. 

Quale diatriba? 

I cattolici di Cina sono riuniti sotto una chiesa che si definisce cattolica ma non viene riconosciuta dal governo di Pechino e dunque per questo tale chiesa non risponde a Roma.  Pechino e Vaticano stanno arrivando ad una definzione dei loro rapporti, sono quindi fiducioso in un’interazione tra i due attori. 

Il Vaticano possiede le chiavi di accesso e la Cina le possibilità economiche per rendere vantaggiosa una proposta politica fatta dal pontefice.  

Intanto che fare? Ci costruiamo il bunker o firmiamo i referendum “Italia per la pace” promossi dai comitati Ripudia la guerra e Generazioni Future?

Firmiamo, smettiamo di inviare armi, e i soldi per i carri armati -invece di spenderli per la difesa- spendiamoli per le case. 

Giulia Bertotto

Fuori dal Silenzio

SatiQweb

dott. berardi domenico specialista in oculistica pubblicità

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