Notizie recenti

| | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
Home Interviste Ugo Mattei: “Parte Referendum contro la guerra: la volontà popolare ha forza di legge”

Ugo Mattei: “Parte Referendum contro la guerra: la volontà popolare ha forza di legge”

Il giurista torinese Ugo Mattei è da tempo noto per avere promosso i referendum contro la privatizzazione dei servizi idrici nel 2011. 

Durante la pandemia di Covid-19 ha sostenuto e ideato manifestazioni di piazza e iniziative per la libertà personale contro il Green Pass e le discriminazioni vaccinali. 

Mattei è professore di diritto civile all’Università di Torino e di diritto internazionale e comparato all’Università della California. 

Avvocato cassazionista, è stato fra i redattori dei quesiti referendari sui beni comuni del giugno 2011. 

È stato vicepresidente della Commissione Rodotà ed è presidente di ARIN/ABC Napoli. 

Fra i titoli pubblicati “Beni Comuni. Un Manifesto” (Laterza 2011) che ha raggiunto l’ottava edizione, “Il saccheggio”, con Laura Nader, (Bruno Mondadori, 2010), “Contro riforme” (Einaudi, 2013), “Senza proprietà non c’è libertà. Falso!” (Laterza, 2014).

Oggi Ugo Mattei, attraverso il comitato “Generazioni Future” è promotore -in sinergia con il Comitato del professore e saggista Enzo Pennetta, “Ripudia la guerra” – di una raccolta firme che condurrà al referendum unitario con tre quesiti, due direttamente legati alla guerra e uno contro il conflitto di interessi nella Sanità pubblica. 

Lo abbiamo intervistato a pochi giorni dall’inizio della raccolta firme che partirà sabato 22 aprile. 

Professor Mattei, può spiegarci, in modo semplice, i tre quesiti referendari? E perché il terzo quesito è legato alla Sanità?

Il primo quesito sulla guerra chiede l’immediata cessazione del trasferimento di armi in Ucraina, il secondo va a colpire la possibilità per il futuro di spedire armi in qualsiasi territorio di guerra. 

Dunque, un quesito è specifico sulla questione Ucraina e l’altro è generico e di tipo anche “preventivo”, per così dire. 

Attualmente è in vigore una legge, la quale prevede che non si possano inviare armi in teatri di guerra attivi, salvo non vi sia una deroga del Governo dopo aver consultato il Parlamento. 

Oggi quindi è stato derogato questo principio di legge che riflette l’articolo 11 della Costituzione, e infatti stiamo mandando armi in Ucraina. La deroga è stata fatta da Mario Monti e Giorgia Meloni.

Per il futuro vogliamo quindi che i governi non possano più prendere autonomamente queste iniziative ma siano vincolati dalla legge a passare prima attraverso un voto parlamentare. 

Il terzo quesito riguarda la presenza dei privati nella sanità pubblica; tuttavia, l’emergenza bellica è collegata a quella pandemica. 

Basti pensare che nel 2023, il documento di programmazione economica, ha previsto un aumento di 14 miliardi di fondi per l’esercito e una riduzione di due miliardi per la Sanità, un collegamento quasi diretto. 

Con la pandemia Covid abbiamo purtroppo sperimentato che sia le terapie intensive sia la medicina di prossimità erano troppo deboli, e lo erano in quanto negli ultimi anni sono state de-finanziate, e sono state de-finanziate perché hanno dei rendimenti molto bassi per i privati. 

I privati che sono presenti nella pianificazione spingono per dare le risorse del servizio sanitario ad ambiti che rendono maggiori profitti, ossia la medicina specialistica. 

Il quesito vuole perciò sottrarre ai privati la possibilità di partecipare alle decisioni sulle priorità di spesa. 

I privati possono ovviamente partecipare alle esigenze della sanità, quello che si chiede è che non possano avere un ruolo attivo nella decisione delle priorità di spesa. Altrimenti lo fanno nel loro interesse e non secondo quello della salute dei cittadini. 

I fatti hanno già dimostrato che è così.

Quante firme occorrono e quanto durerà la mobilitazione nelle piazze italiane? 

Le firme che occorrono sono 500 mila, per avere un margine di sicurezza dovremmo raccoglierne 700 mila, per un periodo di tre mesi. 

Occorre l’aiuto di tutti i cittadini, soprattutto di avvocati e notai per certificare la validità delle firme. 

La raccolta firme prevede tre modalità: una è quella classica, la raccolta fisica ai gazebo nelle città e comuni italiani; una modalità online sulla piattaforma che si chiama Itagile.it la quale ha un costo di 1,50 euro (anche noi comitati promotori paghiamo una somma per usufruire di questa piattaforma privata in quanto manca una piattaforma pubblica a tale scopo); e la terza modalità è quella di firma nelle sedi comunali di residenza. 

I cittadini hanno il diritto di firmare presso i propri comuni di residenza, ai quali noi abbiamo già mandato i quesiti. 

Soprattutto nei piccoli comuni questo può essere molto comodo e velocizzare la pratica. 

Il referendum è apartitico, ma è sostenuto da diverse sigle, associazioni e partiti.

Il referendum è aperto a tutti i gruppi politici, partiti e associazioni che vogliano collaborare allo scopo. 

Ancora non abbiamo ricevuto adesioni ufficiali ma sono già molti i partiti che ci hanno comunicato, anche pubblicamente, l’intenzione di sostenere questo importante sforzo democratico. 

I singoli cittadini che intendano farlo, come possono partecipare?

Ogni cittadino può mettersi a disposizione, secondo le proprie possibilità, scrivendo ai siti dei comitati e verrà contattato. 

Questo referendum riguarda tutti senza esclusione perché la guerra oltre a portare morte e distruzione ci sottrae opportunità diplomatiche, commerciali, economiche e occupazionali. 

Gli effetti della guerra sono a breve e a lungo termine e coinvolgono tutti gli aspetti della nostra quotidianità. 

Come se non bastasse qui si sta scherzando con un potenziale nucleare da estinzione. 

Il Referendum è uno strumento molto pragmatico per dare valore reale alla volontà popolare. 

Il Referendum è uno strumento molto complesso da utilizzare ma anche molto temuto dal potere, perché il verdetto del popolo ha valore di legge. 

Noi in Italia abbiamo infatti questa preziosa opportunità giuridica: l’articolo 75 dà valore di legge all’esito referendario

Il popolo, abrogando una legge formale, si esprime con forza di legge. 

Ci tengo ad aggiungere che questa non è una raccolta firme contro l’Ucraina o contro la Russia, questa è una raccolta firme dedicata a chi ama l’Italia, a chi vuole il rispetto della Costituzione di questo paese. 

L’ultimo referendum che è stato vinto in Italia è quello per l’acqua pubblica. 

Alcune voci, per ignoranza e disfattismo, hanno svilito i risultati di quel referendum, ma voglio ricordare che se non fosse stato fatto alla fine di dicembre 2011 sarebbero state compiute privatizzazioni per 250 miliardi.

Quindi è stato un successo enorme. 

Abbiamo fermato un saccheggio inaudito! Il confronto che dobbiamo fare non è con il mondo ideale, ma con le alternative che ci si pongono davanti. 

La realtà che abitiamo non è certa perfetta, non è quella che avremmo se le persone per bene detenessero il potere decisionale e legislativo. 

E dico questo non perché spingo la cittadinanza ad accontentarsi o subire, al contrario; invito a ricordare che la vita politica è compromesso e la sfera pubblica, come ogni cosa, è mediazione.

Viene alla mente il migliore dei mondi possibili di cui parlava il filosofo…qualcuno ci metterebbe la firma.

Giulia Bertotto

Fuori dal Silenzio

SatiQweb

dott. berardi domenico specialista in oculistica pubblicità

Condividi

Condivi questo Articolo!