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Libertà di stampa, ma dove?

da | Giu 16, 2022 | Inchieste

“La verità era uno specchio che, cadendo dal cielo, si ruppe. Ciascuno ne prese un pezzo e vedendo riflessa in esso solo la propria immagine, credette di possedere l’intera verità” questa la leggenda mistica attribuita al poeta persiano Jalaladdin Rumi (XIII secolo) sull’origine della verità. 

Certo la Verità che intendeva Rumi è di natura metafisica e spirituale ma la sua rifrazione ci arriva in terra.

Oggi in quello specchio rovinato al suolo ci si specchiano gli stessi grandi gruppi di potere finanziario. Disposti, a quanto pare, a spendere (e a perdere!) molti soldi pur di mantenersi influenti nel settore dell’informazione, della comunicazione, dell’orientamento delle coscienze. 

Libertà di stampa, libertà della Costituzione

58° posto. È quello occupato dal nostro paese per la libertà di stampa secondo la classifica stilata da Reporter senza frontiere 2022. L’Italia arretra di ben 14 gradini, posizionandosi al di sotto anche di Burkina Faso e Botswana.

Associazioni e giornalisti hanno risposto a più di 80 domande che riguardano: pluralismo, indipendenza dei media, autocensura, trasparenza. 

Sommando questi criteri a una seconda inchiesta su metodi forti come licenziamenti, abusi fisici, ritorsioni, minacce e omicidi.

In Italia la libertà di stampa, repressa dal regime fascista, venne riaffermata dalla Costituzione repubblicana del 1948, tuttavia non è mai qualcosa di concesso o sottratto; si tratta di un diritto più complesso, dai contorni labili, soprattutto oggi con l’avvento della società digitale.

In ogni caso l’articolo 21 della Costituzione Italiana parla chiaro: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”

La democrazia, che si realizza come tale anche se può assicurare varietà e separazione tra le fonti dell’informazione, nasce per tutelare le minoranze e le voci dissidenti, altrimenti – va da sé – sarebbe un totalitarismo.

Libertà di Stampa e potere di condizionare l’opinione pubblica

Il problema è dunque quello della concentrazione e mancata distribuzione dell’informazione in Italia. 

Infatti, gli stessi che possiedono potenti aziende dell’informazione sono gli stessi che stabiliscono quale notizia sia una “fake news” e quale no, chi sia un virologo attendibile e quale un vecchio rimbambito (e non i punteggi stabiliti da criteri tecnici della comunità scientifica!), per esempio. 

La verità in terra è anche e soprattutto quella di poter sospingere e manovrare l’opinione pubblica.

Basti pensare che la Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. è un gruppo editoriale italiano dal 1991 è gestito dal Gruppo Fininvest della famiglia Berlusconi; una delle più importanti società finanziarie italiane. Il Sole 24 Ore è invece in mano a Confindustria. 

La Rizzoli-Corriere della Sera Media Group S.p.A. è uno dei principali gruppi editoriali italiani, i tentacoli carichi di inchiostro della sua attività si espandono nei mercati con quotidiani, periodici, tv, web e pubblicità mentre la milanese Urbano Cairo ci sollazza con riviste a target femminile, scandalistiche e di gossip.

Possono rovinare reputazioni prima che i tribunali accertino le effettive responsabilità in una faccenda giuridica, possono decidere in che direzione deve soffiare il vento delle elezioni, possono intercettare paure profonde della popolazione e creare sistemi di controllo e rassicurazione. 

I frammenti dello specchio in frantumi devono essere nelle mani di più voci nel panorama dell’informazione. Più che abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria, allora, occorrono leggi contro le concentrazioni editoriali.

L’apice del conflitto di interessi viene raggiunto dalla torinese GEDI con John Elkann, erede degli Agnelli, in qualità di presidente (e l’editore Carlo Perrone come vicepresidente) che possiede La Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX, e alcune testate locali e con “Gedi Periodici e Servizi” sforna l’Huffpost Italia (Fonte Wikipedia). 

Nel 2021 Elkann ha annunciato di “aver apertounanuovaposizione in Rolls-Royce. È il secondo produttore mondiale di motori per aerei civili (dopo GE) ed ha anche grandi imprese nei sistemi di difesa e potenza”.

Rolls Royce è legata anche al gruppo Leonardo, per la produzione di aerei caccia di nuova generazione che saranno pronti entro il 2035. 

Come possiamo ritenere neutrale l’informazione, magari di stampo interventista nell’attuale guerra in Ucraina, con questi mega affari in ballo? 

I Social: libertà non è solo potersi esprimere

La libertà di stampa oggi si esercita nella complessa combinazione con tecnologia e società dei consumi, dove la censura non è diretta ma costruita sul consenso dei cittadini e fruitori che acclamano e richiedono la gogna mediatica per coloro che non si adeguano alle categorie ideologico-morali morbidamente imposte. 

Anche con l’ausilio della propaganda glitterata di influencer, sponsor, “artisti”, gruppi musicali. Il potere della stampa che fa da segugio ai poteri dominanti non si realizza solo con intimidazioni e querele ma soprattutto attraverso il danno d’immagine etico del giornalista.

I social rendono il problema più pervasivo e subdolo in quanto amplificano la possibilità di esprimere il proprio pensiero, in tal modo molti non ravvisano una carenza di ossigeno intellettuale. 

Almeno finché non si esprime un’idea diversa, come i giornalisti che sono finiti in quella che somiglia spaventosamente ad una lista di proscrizione con l’accusa di propaganda filo-russa. 

E’ un po’ come se nella politicamente correttissima era social stessero riemergendo modalità tribali mai sopite, in cui ci si deve adeguare al branco ideologico dei linguisticamente progrediti e civilissimi. Coloro che problematizzano, al patibolo digitale. 

E’ sufficiente costruire e poi demonizzare e scimmiottare il presunto “fascista-novax-filorussi” (create voi la combinazione che preferite) su Facebook e in TV e poi saranno i cittadini ad accanirsi contro sedicenti untori e barbari filo-putiniani.

I giornalisti oggi omettono determinati fatti per non contraddire la linea editoriale della testata o perché hanno il terrore di quella accusa imbarazzante e infamante: complottista

Nella piazza virtuale dei social e in quelle fisiche sentiamo spesso parlare di “corruzione dei pennivendoli”: pur comprendendo le ragioni di questo atteggiamento di rabbia, non bisogna eccedere nel populismo e cedere al disfattismo, occorre invece dare risalto a quel bene prezioso, (ma non di lusso!), rappresentato da una stampa quanto più possibile indipendente e slegata da business e coinvolgimenti troppo grandi. 

Se l’impulso ontologico del potere è (quasi) sempre oscurare, celare, censurare, la libertà di stampa avrà invece sempre un tratto dirompente, sovversivo, l’irriverenza di una meta irraggiungibile ma a cui mirare sempre, come la verità. 

Lo specchio non verrà certo ricomposto in terra, ma possiamo provare a riflettere da tante prospettive.

Giulia Bertotto

1) Censura e conflitto di interessi: il virus del giornalismo italiano, Andrea Legni, Dolce Vita, 28/7/2020.

2) Editori con l’elmetto, partecipazioni ed investimenti di Elkann nel settore Difesa, Alessandro Canella, Radio città Fujiko, 17/03/2022.

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