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L’intervista al Professor GIULIO TARRO: “Green Pass fino al 2023, non c’è nulla di scientifico, ormai dobbiamo capirlo”

da | Giu 21, 2022 | Inchieste

A cavallo tra il Covid e il vaiolo delle scimmie, tra strascichi pandemici e nuovi paranoici annunci.

Abbiamo raccolto le parole del professor Giulio Tarro, medico e virologo, primario emerito dell’ospedale Cotugno di Napoli, voce dissidente ma saggia e sobria nel panorama scientifico italiano. 

Omicron 5 è la nuova mutazione del Covid-19. La sensazione è quella di essere tutti con il fiato sospeso per l’autunno, ormai ci aspettiamo di tutto. Lei ha affermato di non essere preoccupato per l’autunno, il Covid è sotto controllo. 

Sì, confermo e ricordo che gli africani, che sono stati i primi ad avere a che fare con queste varianti, ci invitano a stare calmi. Infatti, mentre le varianti Beta e Delta ci hanno dato filo da torcere per così dire, ora possiamo davvero smetterla con questi allarmismi. 

Il fatto che il virus si trasmetta rapidamente e facilmente non deve preoccuparci, ma gioca a nostro favore. Potremmo dire che il virus e i cittadini hanno lo stesso obiettivo: convivere. 

Sembra che invece i nostri governanti vogliano far apparire questa coabitazione più difficile di quello che è. 

Il Covid è ormai endemico. Sa qual è la patologia più diffusa che invece mi preoccupa? Quella che è stata definita infodemia, l’epidemia di informazioni espresse da medici che hanno dimenticato il Giuramento di Ippocrate, politici interessati a beneficiare della paura generale e giornalisti compiacenti. Mentre la natura è intelligente e il Sars-coV-2 si pacifica con l’uomo, ci sono interessi a mantenere alta la tensione.

A proposito di infodemia, lei è anche giornalista, quindi, conosce le dinamiche che si instaurano tra informazione, interessi di Governo e opinione pubblica. 

Non vi era nulla di scientifico anche nei cosiddetti bollettini che venivano riportati a reti unificate ogni giorno e che tuttora affollano le reti. 

Non vi era nulla della razionalità scientifica in assenza dell’accesso ai risultati delle autopsie. 

Non è ragionevole comunicare ai cittadini un numero di decessi che gli stessi medici dovrebbero studiare approfonditamente così da valutare in modo il più preciso possibile per le nostre competenze mediche, la causa di morte, gli altri fattori, le concause e l’età. 

Ha dichiarato che anche il vaiolo delle scimmie non la preoccupa, “non è il vaiolo che ha funestato l’Europa alcuni decenni fa”.

Occorre distinguere tra il poxvirus delle scimmie che nella maggior parte dei casi guarisce perfino senza farmaci e il vaiolo causato dal Variola major, che fu mortale alcune generazioni fa. 

Quella di cui parliamo oggi è una malattia infettiva praticamente senza tasso di letalità: qualche linea di febbre e fastidiose vescicole che spariscono in pochi giorni, insomma il mostruoso vaiolo del nostro immaginario è ben altro! 

Nel 2003 negli Usa ci fu una ristretta epidemia di Monkeypox ma non ci siamo spaventati perché non avevamo vissuto questi due anni tremendi. Non vi fu alcun decesso e il focolaio si spense nel giro di poche settimane. 

Lei ha parlato del rapporto tra l’uso dei cosiddetti dispositivi di sicurezza individuale e rischio di autismo, è davvero inquietante. Può dirci di più su questo? 

È l’OMS stessa che ci raccomanda di non indossare e non far indossare le mascherine in presenza di bambini sotto i sei anni. 

La possibilità di vedere le espressioni facciali è di estrema importanza per lo sviluppo cognitivo, emotivo e linguistico dei bambini. 

Il bambino piccolo imita le espressioni dell’adulto, si specchia in esse in qualche modo, comprende e stabilisce se le proprie azioni sono state comprese e accettate dall’adulto, dal viso di quest’ultimo. 

Se no può vederlo, soprattutto nei primi mesi e anni di vita, magari per molte ore al giorno, lo sviluppo psicologico può essere compromesso.

Per questo motivo la mascherina anche per la stessa OMS è ammessa nel rapporto tra operatori e caregiver a contatto con i bambini al di sotto dell’età scolare, solo nel caso in cui l’adulto o il bambino abbiano contratto la malattia. 

E’ arrivata il 14 giugno la notizia che l’Europa ha deciso di prorogare l’utilizzo del Green Pass per un altro anno, fino a giugno 2023, cosa ne pensa?

Francamente penso che non ci sia nulla di scientifico in questa scelta. Mi rifaccio sempre al modello svedese. 

È vero, questo paese ha un altro rapporto tra popolazione e territorio, altre condizioni di vita e del sistema sanitario, tuttavia senza restrizioni, mascherine e discriminazioni sociali è uscito molto degnamente dalla pandemia. A differenza nostra. 

Il Green Pass ha favorito il contagio invece di garantire l’immunità: persone infette potevano liberamente spostarsi e incontrare altre persone, infettarsi anche tra vaccinati, i quali possono eccome contagiare anche se molti medici deridevano chi lo sosteneva fin dai primi giorni della campagna vaccinale. 

Nel nostro paese la rovina è stata il protocollo ministeriale Tachipirina e vigile attesa; è quanto più folle (o criminale) sia stato fatto. 

Il Covid si cura intervenendo tempestivamente con antivirali e cortisone e il nostro comitato scientifico non poteva non saperlo.

Durante la fase acuta di una epidemia le persone vanno curate con i metodi che conosciamo, non vaccinate con prodotti che devono ancora completare l’iter sperimentale anche secondo le stesse case farmaceutiche che li mettono sul mercato. Ossia fino al 2023. 

Invece l’8 dicembre 2020 a Londra c’è stata la prima somministrazione. La Food and Drugs Administration ha permesso questa barbarie. 

Secondo il ricercatore Dohe dell’Università del Maryland, che io e la comunità scientifica riteniamo autorevole, i vaccini erano efficaci dal 19 al 29% e non assicuravano quella protezione dal virus del 95% circa millantato dai produttori. 

Quello che è successo resta incredibile a livello scientifico ed etico. 

Siamo davvero entrati nell’era delle pandemie come ha detto la Von Der Leyen? 

La politica ha trovato una combinazione perfetta per far sì che il popolo accetti ogni forma di sorveglianza in nome della sicurezza sopravvivenziale. 

La scienza viene così strumentalizzata dal potere politico (come aveva spiegato già Foucault), svilendo poi il valore della scienza stessa, la medicina, il giuramento della cura e l’importanza della ricerca. 

L’uomo si è evoluto con virus e batteri per millenni, l’homo sapiens si è diffuso dall’Africa centrale verso l’Asia e lo ha fatto accompagnato e tormentato da patogeni più o meno insidiosi. 

Certo siamo quasi stati spazzati via dalla peste e anche la malaria ci ha falciati per millenni ma vorrei che fosse chiaro che non è un’esclusiva di questi ultimi decenni. 

Vorrei che si ristabilisse una visione, quella sì scientifica, meno irrazionale nei confronti delle zoonosi, del rapporto tra esseri umani e microrganismi. 

Anche se ci sono tutt’oggi malattie terribili e pericolosissime non è un legame “diabolico”, ma una relazione intelligente, che mira all’adattamento. 

Proprio per questo ne approfitto anche per ricordare che chi ha avuto il Covid è protetto a livello immunitario cellulare molto più dei vaccinati.

Il suo saggio “10 cose da sapere sui vaccini, un libro indispensabile per genitori consapevoli” (2018 Newton Compton) analizza ogni vaccinazione obbligatoria per ogni neonato alla nascita nel nostro paese. 

In questo libro esamino ogni vaccino che il Ministero ha stabilito obbligatorio per frequentare gli asili e cerco di farlo senza schierarmi per il sì o per il no, ma cercando di far capire che ognuno di noi è un organismo complesso e non si può iniettare qualsiasi cosa a tutti come fossimo uguali. 

Io non mi definisco in alcun modo un No-vax. Sono allievo di Albert Sabin, l’inventore del vaccino orale contro la poliomielite. 

I vaccini hanno dato all’umanità la possibilità di conquiste che ci hanno condotto fin qui. Personalmente sono vaccinato anche per il Covid. 

Ho valutato la mia età, ho studiato le alternative e ho scelto Johnson & Johnson e mezza dose di Moderna. 

Ma quando la vaccinazione non è più prevenzione, ma profitto o modalità isterica di governare la paura della morte, oppure si abusa di questa pratica, il mio dovere di medico e scienziato è denunciarlo. 

Ho fatto un Giuramento che è quello di Ippocrate, il quale mi obbliga a considerare il paziente come individuo unico e proverò sempre a tener fede a questo patto tra la mia coscienza e la mia meravigliosa professione.

Giulia Bertotto

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