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Home Fuori dal Silenzio Inchieste Obbligo vaccinale, il caso dei dati mancanti: il 2CS accusa Ministero e Aifa. «Dove sono le verifiche previste dalla legge?»

Obbligo vaccinale, il caso dei dati mancanti: il 2CS accusa Ministero e Aifa. «Dove sono le verifiche previste dalla legge?»

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La rete di oltre 100 associazioni annuncia una nuova battaglia sul fronte della trasparenza. Al centro delle contestazioni ci sono le verifiche triennali previste dalla legge 119/2017 e la documentazione relativa agli anni 2020, 2023 e 2026.  «Chiediamo i verbali o una dichiarazione formale della loro inesistenza»

Dove sono le verifiche previste dalla legge sull’obbligo vaccinale? «Chiediamo i verbali o una dichiarazione formale della loro inesistenza» È questa la domanda che il Comitato di Scopo a Tutela della Salute Pubblica (2CS) porta al centro del dibattito dopo una serie di istanze di accesso agli atti presentate ad Aifa e Ministero della Salute.

La vicenda ruota attorno all’articolo 1-ter della legge 119/2017, la cosiddetta legge Lorenzin. La norma stabilisce che, trascorsi tre anni dall’entrata in vigore della legge e successivamente con cadenza triennale, il sistema debba essere sottoposto a una verifica basata su dati epidemiologici, coperture vaccinali ed eventuali reazioni ed eventi avversi. La valutazione è affidata alla Commissione prevista dalla normativa sui LEA, l’insieme delle prestazioni e dei servizi sanitari che il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) deve garantire a tutti i cittadini e costituisce la base del successivo procedimento ministeriale.

È proprio sull’effettiva disponibilità e trasmissione di questa documentazione che il 2CS ha deciso di accendere i riflettori.

La battaglia parte dai FOIA

Nel maggio 2026 la rete ha presentato formali richieste di accesso civico generalizzato ad Aifa e Ministero della Salute, chiedendo di poter visionare gli atti relativi alle verifiche triennali previste dalla legge, con particolare riferimento alle scadenze del 2020, del 2023 e a quella del 2026.

Secondo quanto riferito dal Comitato, dalle risposte ricevute emergerebbe un quadro documentale che, a suo giudizio, non consentirebbe di ricostruire in modo completo l’iter previsto dalla normativa.

Aifa, nella documentazione citata dal 2CS, avrebbe trasmesso materiale riferito soprattutto al precedente periodo 2017-2019 e indicato rapporti e documentazione generale sulla vaccinazione, senza fornire – sostiene il Comitato – i report di farmacovigilanza relativi al biennio 2024-2025 richiesti nell’ambito dell’istruttoria.

Il Comitato sostiene inoltre che l’Agenzia avrebbe rinviato al Ministero della Salute la competenza relativa alla verifica triennale.

Dal canto suo, il Ministero della Salute, secondo la ricostruzione contenuta nel comunicato, avrebbe trasmesso documentazione riconducibile al NITAG, il National Immunization Technical Advisory Group, sostenendo che la verifica prevista per il 2026 sarebbe stata rinviata nell’ambito di un’Intesa Stato-Regioni.

Sono elementi che il 2CS considera insufficienti per ricostruire l’intero procedimento previsto dalla legge.

Il nodo del Consiglio Superiore di Sanità

La questione assume ulteriore rilievo, secondo il Comitato, alla luce del parere del Consiglio Superiore di Sanità del mese di agosto 2026.

Il 2CS sostiene che il CSS avrebbe espresso il proprio parere senza che fossero stati messi a disposizione tutti gli elementi istruttori che, a giudizio della rete, sarebbero necessari per una valutazione completa, in particolare per quanto riguarda i dati aggiornati di farmacovigilanza.

Da qui l’espressione utilizzata dal Comitato: un parere «al buio».

Si tratta, tuttavia, di una contestazione del 2CS e non di un accertamento giudiziario. Saranno quindi gli atti ufficiali e, eventualmente, le autorità competenti a chiarire se l’istruttoria sia stata effettivamente completa e conforme alle procedure previste.

Cosa dice davvero la legge

Il punto centrale della controversia è l’articolo 1-ter della legge 119/2017.

La norma prevede una verifica triennale fondata su diversi elementi: situazione epidemiologica, coperture vaccinali, reazioni avverse ed eventi avversi. Sulla base di tale verifica, il Ministro della Salute, sentiti CSS, Aifa, Istituto superiore di sanità e Conferenza Stato-Regioni e previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, può disporre la cessazione dell’obbligatorietà per una o più vaccinazioni indicate dal comma 1-bis.

La stessa disposizione stabilisce inoltre che, qualora non vengano presentati alle Camere gli schemi di decreto, il Ministro debba trasmettere una relazione contenente le motivazioni della mancata presentazione e i dati epidemiologici  sulle coperture vaccinali.

Ed è proprio la tracciabilità di questo percorso amministrativo a rappresentare oggi il cuore della contestazione del 2CS.

«Vogliamo i verbali o una dichiarazione di inesistenza»

La rete sostiene di non aver ricevuto, attraverso le istanze presentate, i verbali e le relazioni che consentirebbero di documentare le verifiche relative alle diverse scadenze.

Da qui una richiesta precisa: o vengono consegnati gli atti, oppure le amministrazioni dichiarano formalmente che tali documenti non esistono.

Il Comitato annuncia di avere già presentato una seconda istanza di riesame ai Responsabili della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT) di Aifa e Ministero della Salute, ai sensi dell’articolo 5, comma 7, del decreto legislativo 33/2013.

La rete intende inoltre chiedere al Ministero ulteriore documentazione relativa alla trasmissione degli atti al Parlamento.

Il tema della farmacovigilanza

Nel mirino del 2CS c’è anche la metodologia con cui vengono raccolti gli eventi avversi.

Il Comitato richiama in particolare la differenza tra farmacovigilanza passiva e farmacovigilanza attiva, sostenendo che quest’ultima possa produrre un numero di segnalazioni significativamente maggiore perché prevede un monitoraggio sistematico dei soggetti vaccinati.

Su questo punto, però, il dato sulle segnalazioni non può essere automaticamente interpretato come dato sull’incidenza causale degli eventi avversi: un sistema di sorveglianza più intenso può infatti intercettare più eventi proprio perché aumenta la capacità di rilevazione. La questione richiede quindi una lettura epidemiologica dei dati e non soltanto il confronto grezzo del numero delle segnalazioni.

La questione costituzionale

Il comunicato del 2CS spinge quindi la contestazione anche sul terreno costituzionale, richiamando gli articoli 28 e 97 della Costituzione e l’articolo 32 sulla tutela della salute.

Secondo il Comitato, l’eventuale mancata effettuazione delle verifiche previste dalla legge potrebbe incidere sulla legittimità dell’attuale sistema dell’obbligo vaccinale.

Si tratta però di una tesi giuridica sostenuta dal Comitato, che non equivale, allo stato, a una pronuncia di illegittimità costituzionale dell’obbligo vaccinale. La Corte costituzionale ha già affrontato il tema dell’obbligatorietà delle vaccinazioni, riconoscendo al legislatore un margine di intervento in materia di salute pubblica, nell’ambito dei principi costituzionali. Anche la disciplina del 2017 collega espressamente il monitoraggio ai dati epidemiologici, alle coperture e agli eventi avversi.

Ora la parola passa agli atti

La vicenda, dunque, non sembra destinata a chiudersi con il comunicato del Comitato.

Il punto decisivo sarà capire quali verifiche siano state effettivamente effettuate, da quali organismi, con quali dati e quali documenti siano stati utilizzati per arrivare alle successive determinazioni istituzionali.

Il 2CS chiede che la documentazione venga resa disponibile e annuncia nuove iniziative di accesso agli atti. Sullo sfondo rimane una questione che va oltre lo scontro tra favorevoli e contrari all’obbligo vaccinale: quanto deve essere trasparente e documentabile il processo attraverso il quale lo Stato decide di mantenere un trattamento sanitario obbligatorio?

È su questo terreno, quello degli atti amministrativi, dei dati epidemiologici e della farmacovigilanza, che ora si sposta la battaglia annunciata dalla rete delle associazioni.

E la prossima partita potrebbe giocarsi proprio davanti ai documenti che, secondo il 2CS, ancora mancano all’appello.

Andrea Caldart

Link utili:

Foto copertina: immagine generata dall’AI

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