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RIFIUTI ROMA: Intervista a BALLANTI (PC): “Denunceremo Gualtieri alla Corte dei Conti”

da | Lug 19, 2022 | Inchieste

La cosiddetta crisi dei rifiuti a Roma sembra ormai un destino inevitabile, anche i cittadini, furiosi ma quasi rassegnati, appare una sciagura irrisolvibile; eppure, un cambiamento di paradigma è possibile. 

La crisi dei rifiuti a Roma è un sistema strutturale che ha fallito e che sarà sempre fallimentare finché non si troverà il coraggio di uscire da logiche privatistiche e personalistiche che inquinano ogni progetto e ogni volontà.

Siamo andati nei luoghi di cui Danilo Ballanti, Responsabile Ambiente del Partito Comunista, si occupa da 15 anni, e ci siamo fatti megafono delle sue parole. 

Facciamo un passo indietro, di 15 anni appunto, perché quello che sta accadendo in questa zona sembra un brutto deja-vu. 

“15 anni fa il signor Cerroni propose di fare un inceneritore in questa zona, 10 sindaci firmarono un documento in cui chiedevano loro stessi l’inceneritore, quella battaglia è durata molti anni ma l’abbiamo vinta perché i sindaci erano -per così dire – su un fronte e noi cittadini su un altro, per la difesa dell’ambiente, del territorio della salute dei cittadini. Era una lotta impari ma era chiara, definite le fazioni. I sindaci non fingevano di essere contro il monopolio privato di Cerroni, insomma si mostravano a viso scoperto contro la volontà dei cittadini. 

A uno a uno sono stati cacciati per questo. Ci sono volute 10 manifestazioni, 35 denunce alla Procura della Repubblica, diversi ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, ma le nostre forze unite nel Coordinamento contro l’inceneritore sono riuscite a bloccare quel progetto. 

Ora dopo 15 anni risentiamo che Gualtieri vuole risolvere la questione rifiuti costruendo un inceneritore a Santa Palomba, a 400 metri da dove voleva farlo Cerroni!

Cerroni gestisce tutto a livello regionale: nelle sue mani c’è la discarica di Malagrotta, di Albano, di Guidonia, di Viterbo e di Latina, questo sistema privato va urgentemente superato. Voleva riaprire Albano e ci è riuscito, vuole riaprire Guidonia, va a fuoco il Tmb a Malagrotta e ora guarda caso dopo che la Capitale è in ginocchio si parla di riaprire Guidonia.

Roma continua a scaricare sul territorio dei Castelli Romani il disastro della gestione “privata” dei rifiuti, non solo sovraccaricando la discarica di Roncigliano, ha anche intenzione di realizzare qui un inceneritore, non possiamo accettarlo”.

Prima non eravate preparati ma ora sì, avete raccolto dati attendibili e documenti autorevoli.

“Sì, oggi sappiamo che se un inceneritore brucia a meno di 800 gradi produce diossina, se arriva a 1200 gradi non produce diossina ma nanoparticelle, che è ancora peggio. L’impatto sul territorio sarebbe devastante. Se poi nell’inceneritore vengono bruciati rifiuti diversi da quelli consentiti, allora il disastro è immane. 

Infatti, i rifiuti speciali in questo paese non vengono più smaltiti con i fusti, per cui se affonda la nave è possibile sempre fotografarli; oggi carta e cartone vengono imbevuti di sostanze tossiche. L’Agenzia delle Dogane ha intercettato e sequestrato questi rifiuti speciali. La Cina importa dall’Italia cartone, perché spesso è imbevuto di sostanze speciali. L’Agenzia delle Dogane ha sequestrato più di 200 container con quelle sostanze pericolose per la salute umana. Negli inceneritori nessuno controlla cosa viene bruciato. Un episodio emblematico: a Colleferro quando sono stati portati pezzi di macchine e copertoni, un operaio scrupoloso ha chiamato i Noe perché insospettito, ma alla vista il cartone non è sospetto, nessuno lo farebbe controllare e così potrebbe essere smaltito come un rifiuto normale causando danni enormi”. 

La discarica di Albano è causa di tumori nella popolazione, diversi studi lo hanno ormai dimostrato.

“Dopo 40 anni, la discarica di Albano ha effetti devastanti sulla popolazione. Le discariche per legge devono trovarsi alla distanza minima di 1 km, qui ci sono le abitazioni a 200 metri dal settimo invaso della discarica. C’è un’area sotto Ardea che non dispone delle condutture di acqua potabile, per cui molti cittadini prelevano l’acqua dai pozzi, cucinano con l’acqua dei pozzi inquinata dalla discarica. 

Una discarica nei pressi di casa è un bel problema. Non soltanto per il tanfo e le inevitabili preoccupazioni di ordine igienico, ma anche perché potrebbe compromettere la salute dei nostri polmoni: aumentando il rischio di soffrire di patologie respiratorie, anche mortali, e forse più grave, quello di sviluppare un tumore al polmone. È questo l’allarme che arriva da un recente studio del dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio, i cui risultati sono stati pubblicati sull’International Journal of Epidemiology.

Abbiamo chiesto più volte questi dati ad Eras Lazio, anche con il professor Alberto Lombardo, docente di statistica all’Università di Palermo, ma non ce li hanno forniti. 

Per questo motivo abbiamo somministrato ed elaborato dei questionari nell’agosto 2021 al presidio contro la riapertura della discarica, al fine di monitorare lo stato di salute di 172 cittadini che vivono vicino la discarica di Albano.

Gli effetti sanitari della discarica di Albano sulla popolazione sono significativi fino a 3 km di distanza, da Montagnano di Ardea a Santa Palomba. Oltre 3 km di distanza, l’effetto della discarica si attenua notevolmente.

Qual è il comune sul quale questa situazione grava maggiormente?

Il centro abitato più colpito dalla presenza della discarica è sicuramente Villaggio Ardeatino, che si trova a pochissimi metri dal VII invaso. Su 26 persone intervistate, emerge che la diagnosi di tumori è doppia rispetto alla media regionale (+107%). In particolare, la probabilità di contrarre un tumore ai polmoni è del 474% in più rispetto alla media regionale, cui si aggiunge che il rischio di prendere un tumore allo stomaco, al colon, all’ano è il 272% rispetto alla media regionale.

Sono dati statistici allarmanti, confermati purtroppo dai continui decessi. 

Gli effetti sanitari della discarica sono preoccupanti anche a monte della discarica, nella zona di Roncigliano, Cancelliera, Tor Paluzzi (sempre entro 3 km dalla discarica). Su 55 persone intervistate, emerge che la diagnosi di tumori è doppia rispetto alla media regionale (+101%). In particolare, la probabilità di contrarre un tumore ai polmoni è superiore del 356% rispetto alla media regionale. 

Gli effetti sanitari della discarica sono pesanti anche nella zona di Santa Palomba (sempre entro 3 km dalla discarica). La diagnosi di tumori è doppia rispetto alla media regionale (+111%). In particolare, la probabilità di contrarre un tumore ai polmoni è superiore del 339% rispetto alla media regionale e il rischio di prendere un tumore allo stomaco, al colon e all’ano è del 184% superiore rispetto alla media regionale.

Abbiamo pubblicato uno studio con questi dati sulla rivista “Gazzetta Ambientale” con il professor Franco Medici, docente di Scienza e Tecnologia dei Materiali della Facoltà di Ingegneria dell’Università La Sapienza di Roma. 

L’Arpa in tutto ciò è completamente assente”.  

La soluzione è la differenziata, perché sottrae materialmente la fonte di guadagno a coloro che speculano sulla spazzatura e sulla salute umana e sull’equilibrio ambientale.

“La soluzione è rappresentata dalla raccolta differenziata. Ad Albano la percentuale era del 7,4% nel 2011, era il peggior comune dei Castelli Romani; nel 2013 abbiamo inviato una denuncia alla Corte dei Conti perché i comuni devono assicurare per legge il 65% minimo di raccolta differenziata. 

Dopo pochi anni, Albano è salita all’80% di raccolta differenziata. Occorre fare questo con tutti i comuni negligenti. Ed è quello che faremo per Roma, come annunciato al convengo organizzato in Senato dal senatore Emanuele Dessì: denunceremo Roberto Gualtieri perché deve arrivare al 65% di differenziata minimo, invece di avvelenare le aree limitrofe a Roma. 

Roma deve rispettare la legge come tutti gli altri comuni italiani.

Pensi che adesso, in seguito a quell’incontro istituzionale, nei comunicati del sindaco compare l’obiettivo del “65%” di raccolta differenziata. 

Coinvolgeremo cittadini, comitati e associazioni per denunciare l’amministrazione capitolina che non sta rispettando la legge”.

Giulia Bertotto 

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