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Usa: Brook Jackson accusa Pfizer di falsi dati sui test del vaccino

da | Lug 13, 2022 | Inchieste

Nell’oscuramento totale da parte dei media di stato, da giorni e non con poca difficoltà, sta girando la notizia che il Governo americano era a conoscenza che ai test di Pfizer potevano mancare dati rilevanti.

La notizia viene portata alla luce da Lecourrier-du-soir.com, testata francese molto conosciuta che, nel suo lavoro investigativo, ha trovato il video dell’intervista concessa al canale Viva Frei dell’avvocato del whistleblower Brook Jackson, che accusa Pfizer di aver falsificato i dati dei suoi studi clinici, facendo un’importante rivelazione ampiamente condivisa sui social network.

Ma chi è Brook Jackson?

È una ex dirigente regionale di Ventavia Research Group, uno dei centri di ricerca che ha svolto la fase di trial del vaccino Comirnaty, per la sperimentazione del vaccino per conto di Pfizer. 

La Jackson ha denunciato alla Fda di aghi per siringa smaltiti scorrettamente oppure, cosa ben peggiore, parla di casi avversi segnalati abbondantemente in ritardo, con volontari poco seguiti e, soprattutto, con la falsificazione di date. 

Rivelazione che, quanto meno, devono porre il dubbio sulla realizzazione del vaccino tant’è che tale denuncia è stata riportata dal British Medical Journal.

Se un’importantissima rivista mondiale come British Medical Journal pone la sua attenzione a questa dichiarazione legale pubblica e, vero è che il centro Ventavia ha seguito solo 1000 volontari, ma per gli altri 44.000 totali, cosa ne sappiamo di quello che a loro è capitato se qui ci sono denunce di falsificazione dei dati?

La rivelazione è una bomba, un’esplosione che nella cupola della “politica dei laboratori” sembra quasi come il configurarsi di un’organizzazione prepotente, il cui unico scopo è il profitto anziché lo sviluppare prodotti atti a favorire il contrasto di una malattia.

Nell’intervista l’Avvocato Robert Barnes, difensore del Jackson, dichiara: “Ciò che è straordinario è che la Pfizer stia cercando di archiviare la causa. E la sua argomentazione per farlo è che non importa che abbia fornito documenti fraudolenti al governo, non importa che abbia fornito testimonianze spurie al governo, non importa che abbia mentito sulla sicurezza e l’efficacia dei suoi vaccini, il governo era con lui e che lui (il governo) sapeva cosa stava succedendo”.

Nel mondo della produzione del prodotto farmacologico, non è difficile che si trovino notizie ricorrenti di scandali, vuoi perché c’è la lotta tra case produttrici, vuoi perché ci sono interessi dei singoli per un delirio di supremazia gli uni verso gli altri, fatto sta che spesso, purtroppo molto spesso al vero interesse che dovrebbe essere la soluzione per una cura del cittadino e il suo benessere, si antepone l’esclusivo pensiero economico del profitto di pochi.

Con questi comportamenti però, si spiana la strada verso un’opinione diffusa che, la salute dei cittadini non era il centro del progetto, suscitando teorie e complotti che potrebbero avere delle ricadute nella tenuta del sistema sociale internazionale.

Purtroppo, però era fatto noto che, alcuni importanti laboratori, erano in difficoltà prima della “manna della pandemia” e, questa situazione, potrebbe essere stata l’occasione per risanare i bilanci.

Ma Pfizer in tutto questo che fa?

Semplice si difende respingendo tutto alla mittente Brook Jackson la quale, subito dopo aver fatto la sua deposizione alla Fda è stata immediatamente licenziata dalla Ventavia con la motivazione del mancato rispetto dei protocolli e gravi violazioni delle procedure, esattamente ciò che lei aveva denunciato, come dire, la colpa è solo sua.

Così facendo la Ventavia ha avuto gioco facile per la Pfizer che a dicembre 2020 presenta la sua relazione per chiedere alla Fda l’approvazione del vaccino, guardandosi bene dall’indicare anomalie durante la fase di trial e, nell’immediato giorno dopo, comunque, è arrivato il via libera di Fda.

Non possiamo sapere ora se Pfizer potesse essere al corrente di ciò che succedeva all’interno di Ventavia, anche perché la casa farmaceutica ha sempre dichiarato di avvalersi di moltissimi lavoratori esterni per lo studio dei suoi prodotti, però monitorare le procedure e i protocolli degli studi forse, sarebbe stato atto dovuto come anche quello di informare la Fda.

Un esempio su tutti, dichiara la Jakson, sono gli identificativi dei pazienti che venivano lasciati incustoditi ed anche a disposizione dei membri del personale, i quali, non avrebbero dovuto assolutamente conoscere l’identità e, soprattutto, il prodotto somministrato ai volontari, così da rischiare di rivelare con quale prodotto, il Comiranty o con il placebo, era stato trattato il volontario. 

Un aspetto a cui Ventavia ha posto rimedio con molti mesi di ritardo.

Vicende simili le troviamo anche nel settore automobilistico dove sulla base di una persuasione di massa, vengono promossi veicoli elettrici inefficienti sotto il profilo energetico che vanno ad impattare in maniera significativa, le risorse del nostro pianeta, in nome di un’ecologia radical chic “made in Greta”, ma che in realtà rispondono alle imposizioni di una politica lobbystica e collusa, distante dal popolo. 

Analizzando le parole della Jackson, non si può non rimanere scioccati e increduli dove, davanti a chi fa il suo dovere in coscienza, si antepone la vita in cambio del profitto.

Speriamo solo che la giustizia americana sia più efficace, intransigente e onesta, rispetto a quella che siamo abituati a rilevare in tante parti dove nascono queste situazioni, che non provi solo a gettare bordate di acqua per spegnere l’incendio sull’azione di laboratori e politici che così, “a naso”, a noi sembra, sappia molto di responsabilità.

Andrea Caldart

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