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Biden, dalla ricerca di un pretesto per scendere in guerra al rischio di impeachment

da | Apr 6, 2022 | Politica

Dal “First Nuclear Strike” a “Putin non può restare, è un dittatore macellaio” passando per la promessa di intervento nel caso la “Russia utilizzasse armi chimiche”,  un’altra settimana del gaffeur è trascorsa. Quelle citate sono solo alcune delle insane esternazioni dell’uomo a capo della più grande potenza militare e nucleare al mondo. Tra gaffe coscienti e quindi confermate dopo la rettifica del suo stesso staff, sale la pressione per la richiesta di impeachment per problemi di salute mentale del presidente Joe Biden.

La guerra per procura tra USA e Russia combattuta in Ucraina nell’incosciente approvazione degli europei, si sta consumando come una cero pasquale. Lentamente ma inesorabilmente, la fiamma scioglie la cera come i russi macinano ucraini obbligati a martirizzarsi.

Se non fosse per la tragedia che si sta consumando sul “Paese di Confine” per eccellenza, ci sarebbe da ridere per le castronerie di Biden e dei suoi fan più affezionati. Ad esempio Luttwak è persino riuscito a dire che l’Europa si è sviluppata grazie alle guerre e che lui stesso ne ha fatte ben tre. Nella trasmissione di Nicola Porro, “Quarta Repubblica”, Edward Luttwak si è profuso in una delle sue “analisi” che poi altro non sono se non propaganda bellica: «L’Europa è cresciuta con la guerra», pontifica Luttwak a Quarta Repubblica. «L’Europa ha conosciuto sviluppo e crescita con la guerra. Sempre. Ora è finito questo strano periodo di pace. Siamo nel post-pacifismo. Tutti, a partire dalla Germania. hanno voltato pagina e si riarmano. Gli uomini amano la guerra, le donne amano i guerrieri. Il pericolo della guerra nucleare non c’è, perché i russi non vi ricorreranno mai. Io ho fatto tre guerre. È stata un’esperienza bellissima e invito gli italiani a considerarla».

Se costui è i consulente strategico più “guardabile” della Casa Bianca, immaginiamoci gli altri, i cosiddetti “Falchi”. C’è da stare ben poco sereni.  Il capo ispiratore di Luttwak, quel Joe Biden irresistibile e dal grilletto facile, è forse così impegnato in Ucraina per difendere interessi di famiglia e nazionali. È stato infatti accertato che i laboratori biologici e segreti sotto il comando USA in Ucraina ci sono veramente e Hunter Biden è chiaramente nei guai.

Ad ammetterlo è la stessa Victoria Nuland, sottosegretaria di Stato della Amministrazione Biden, che messa sotto pressione al congresso dal Senatore Repubblicano Marco Rubio, si dichiara preoccupata del fatto che i Russi potrebbero venire in possesso dei documenti e delle scoperte delle armi biologiche che in quel paese si sono sperimentate. A fronte di tutto ciò, la cosa che più preoccupa è la promessa di intervento degli USA nel caso la Russia dovesse utilizzare armi chimiche. E se fossero degli incursori o sabotatori statunitensi in incognito a utilizzare armi chimiche per regalare il pretesto d’intervento al loro caro e morigerato presidente?

È nella storia a stelle e strisce costruire pretesti ad hoc.

Ne  sa qualcosa Saddam Hussein che ci ha lasciato il collo per le armi di distruzione di massa che non aveva più, che aveva perché gli furono date dagli statunitensi ma che aveva consumato contro i curdi e altri popoli dell’area. 

E perché gli Stati Uniti non potrebbero utilizzare il medesimo espediente anche in Ucraina, trascinando tutti noi nella terza guerra mondiale, anche questa volta combattuta ben lontano da Washington, come le prime due?

 Biden è una bomba a orologeria. Cinico e sereno a osservare il massacro degli ucraini in attesa che Putin decada, tutto intento a alzare i toni invece di guidare verso la pace e pronto a tutto pur coprire le magagne del figlio e degli USA in Ucraina.

Ecco quindi che l’ipotesi di impeachment potrebbe risultare salutare per tutti, seppure di difficile attuazione in questo delicato periodo bellico. 

Sarebbe come regalare il “Golden goal” a Putin.

A rilanciare nell’etere il presunto “declino cognitivo” del presidente americano è stato Tucker Carlson, famosissimo conduttore di Fox News, la rete televisiva più vicina, forse unica, a Donald Trump tra tutti i media americani. 

Le continue uscite provocatorie e infelici su Vladimir Putin da parte di Joe Biden hanno attirato le critiche di quasi tutte le autorità politiche europee. L’ultima in termini temporali è stata lanciata da Varsavia etichettando il suo omologo russo di essere “un dittatore e un macellaio“, e come se non bastasse sottolineando come a suo parere non possa restare al potere. Una vera e propria istigazione al “cambio di regime”, come gli americani sono abili a realizzare a ogni latitudine,  non propriamente un gesto distensivo in pieno negoziato per trattare una tregua in Ucraina. «Non ritratto nulla, erano mie opinioni personali e non una indicazione politica», si è poi difeso, dopo che diversi leader occidentali e alti dirigenti del suo staff avevano cercato di attenuare il significato delle esternazioni presidenziali, provocando altre dure reazioni anche nella destra americana.

Occorre confidare che qualche alto vertice statunitense sia in grado di “governare” il presidente Biden o la sua probabile malattia.

NON deve necessariamente vincere la gara di pazzia interventista, sarebbe la fine del mondo.

Lamberto Colla 

https://www.gazzettadellemilia.it/

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