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Covid 19, censure all’informazione

da | Dic 2, 2021 | Politica

Da quel marzo 2020 fu solo l’inizio, ovvero l’esordio di una informazione di massa fuorviante durante la pandemia Covid-19. Molti ricorderanno le dirette a reti unificate dell’ex premier Giuseppe Conte, nonché quelle su Facebook. Mentre gli italiani erano in lockdown, la maggior parte di giornali e tv infierivano con notizie ‘terrorizzanti’ sulla pandemia. Il diritto di cronaca è certamente una componente del giornalismo ma lo è ancor più la deontologia professionale, la ricerca della verità e, soprattutto, del contradditorio. In quel periodo abbiamo visto sfilare a Bergamo settanta camion militari che trasportavano le vittime del Covid-19 in Emilia-Romagna per essere cremate. Sarebbe stato dovere di cronaca fare un’inchiesta ponendosi domande per trovare le dovute risposte: perché non sono state effettuate le autopsie sulle vittime? Perché è stato proibito ai parenti di vedere le salme? Perché i camion viaggiavano a 30 km orari? È noto che i convogli militari non possono procedere a questa velocità in casi di emergenza. Non sappiamo se avremo delle risposte. 

I “professionisti dell’informazione”

Nella primavera del 2020 le reti Mediaset mandarono ripetutamente in onda uno spot autoreferenziale, magna cum laude, nel quale si citavano gli editori responsabili e i professionisti dell’informazione. Qual è stato l’importo degli stanziamenti del MISE per Mediaset? Sul sito web del Ministero per lo Sviluppo Economico è stato pubblicato esclusivamente l’elenco delle emittenti locali televisive e radiofoniche che per l’annualità 2020 hanno avuto un fondo di ben 50 milioni di euro, Decreto del 12 ottobre 2020, GU n.279 del 9-11-2020:

Art. 1. Alle emittenti radiofoniche e televisive locali che si impegnano a trasmettere i messaggi di comunicazione istituzionali relativi all’emergenza sanitaria all’interno dei propri spazi informativi è riconosciuto, per l’anno 2020, un contributo straordinario per i servizi informativi connessi alla diffusione del contagio da COVID-19.

Art. 3. Le emittenti radiotelevisive locali beneficiarie si impegnano a trasmettere all’interno dei propri spazi informativi i messaggi di comunicazione istituzionale relativi all’emergenza sanitaria che saranno resi disponibili tramite la piattaforma messa a disposizione dal Ministero dello sviluppo economico. La Presidenza del Consiglio -Dipartimento   per   l’informazione    e    l’editoria    alimenterà periodicamente tale piattaforma informando la Direzione generale servizi di comunicazione elettronica, di radiodiffusione e postali del termine dell’operazione.

È chiaro il quadro nel quale si muove l’informazione?

L’informazione di oggi 

Saltando vari passaggi, giungiamo alla recente frase del premier Draghi: «Se non ti vaccini muori» fino a ricordare quanto affermato dall’ex presidente del Consiglio, Mario Monti, riesumato da La7: «L’informazione sul virus sia meno democratica. Deve essere il governo a dosare dall’alto le notizie. Comunicazione di guerra significa che c’è un dosaggio dell’informazione, bisogna trovare delle modalità…posso dire…meno democratiche?».

Non riteniamo che sia una proposta, ma quanto effettivamente sia stato attuato finora. Recentemente giunge anche la notizia della sospensione dei programmi televisivi di Paolo Del Debbio, conduttore di “Dritto e Rovescio”, e Mario Giordano, conduttore di “Fuori dal coro” su Rete4. La motivazione sarebbe che i conduttori “strizzano l’occhio ai no vax”, pertanto sarebbero graditi programmi più moderati. 

Complimenti ai professionisti dell’informazione.

Antonella Di Luzio

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