Processing

Se credi nella libera informazione, puoi!

  • EUR

Se credi nella libera informazione, puoi!

Home » Politica » Da Biden: in missione o per “colloquio di lavoro”?

Da Biden: in missione o per “colloquio di lavoro”?

da | Mag 16, 2022 | Politica

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi a Washington a Colloquio da Joe Biden. Per indurlo a migliori consigli per una Pace in Ucraina o per firmare il nuovo “Contratto di Lavoro” che vedrebbe il nostro Draghi alla segreteria Generale della NATO già dal prossimo agosto? Due questioni che non possono coesistere quindi … A voi la scelta dei potenziali contenuti dell’incontro.

Tanti, anche politici, mi candidano a tanti posti in giro per il mondo, mostrando una sollecitudine straordinaria nei miei confronti. Li ringrazio moltissimo, ma vorrei rassicurarli. Se per caso decidessi di lavorare dopo questa esperienza, un lavoro me lo trovo anche da solo…” così si espresse il Mario Draghi lo scorso 11 febbraio in occasione della conferenza stampa successiva al Consiglio dei Ministri che aveva approvato la riforma del CSM.

Una risposta che alcuni bonari opinionisti avevano interpretato come battuta mentre i toni e la mimica facciali del premier dimostravano tutt’altro.

Probabilmente era ancora fresca la delusione per la mancata salita al “Colle” che invece aveva visto riconfermato Sergio Mattarella.

E’ infatti da quell’epoca che gli interventi del Presidente sembrerebbero più freddi e più ricchi di diktat, verso i partner di Governo e verso la stessa stampa. Memorabile il commento pubblico sulla rete  (Zona Bianca su Retequattro 1 maggio – condotta da Giuseppe Brindisi) che intervistò il Ministro degli esteri russo Sergej LavrovLa televisione trasmette liberamente queste opinioni – ha sottolineato Draghi – Si è parlato di intervista ma in realtà è stato un comizio. Bisogna chiedersi se è accettabile di invitare una persona che chiede di essere intervistato senza nessun contraddittorio. Non è granché, non è granché professionalmente, fa venire in mente strane idee, non è granché”, “non è granché” ha ripetuto in modo ancor rimarcato il premier.

Insomma è ormai evidente l’insofferenza del Presidente del Consiglio per un “lavoro” non più soddisfacente.  

Soprattutto dopo il 24 febbraio, giorno dell’invasione dell’Ucraina, che lo ha visto sempre ai margini del palcoscenico internazionale e dei colloqui tra i grandi dell’occidente.

Mai una volta che l’Italia e il suo premier fossero stati invitati. 

E allora, pur di farsi sentire partecipe, i toni verso Putin e la Russia, sia di Draghi che del Ministro degli esteri Di Majo si sono fatti molto pesanti.

Una posizione dura che però non sarebbe coerente con il “sentimento” della nazione.

È pur vero che in una democrazia il Parlamento è espressione del popolo, ma in questa circostanza al 90% della composizione parlamentare concorde sull’invio delle armi si contrappone una opinione pubblica molto più critica sulla posizione interventista dell’intero occidente e della NATO in particolare.

Inoltre, i frequenti battibecchi con il suo predecessore Giuseppe Conte e del sempre attivo Matteo Salvini, potrebbero averlo logorato; non abituato come è a contraddittori, quantomeno pubblici, che potrebbero, a lungo andare, offuscare la sua aurea di solido uomo d’affari, manager  e politico.

Da Biden per un nuovo lavoro?

Insomma, una insofferenza che sembra montare di giorno in giorno e che potrebbe solleticare la fantasia dei maligni a ritenere che la visita negli USA sia servita per trovare la sponda giusta per salire sul trono della NATO. 

Un “lavoro” di prestigio internazionale che potrebbe rispolverare quell’aurea impolverata dal lavoro di Palazzo Chigi.

Ben difficilmente Draghi, avrà portato avanti i nuovi orientamenti della sua maggioranza di governo, ovvero l’invito di fare capire alla Casa Bianca che, sul fronte della guerra in Ucraina, «l’Ue non è al traino degli Usa» – la citazione è del leader del Pd Enrico Letta

Dall’inizio di aprile, infatti, l’Ue e pure la Germania si sono messe in scia a Washington nella scelta di non fare finire la guerra, ma di farla durare per ‘depotenziare’ la Russia: una guerra con le nostre armi, ma le vite degli altri, gli ucraini, senza pensare a una probabile escalation anche in forza della riaccesa passione di Finlandia e Svezia di entrare nel Patto Atlantico, aggiungendo così altre spine nel fianco all’orso russo, già sufficientemente imbestialito per le armi strategiche poste ai suoi confini dalla NATO.

Una posizione che certamente farebbe bene ai partiti, in vista delle prossime elezioni, ma non allo stesso Draghi che potrebbe mangiarsi la possibilità di un nuovo lavoro così “faticosamente” conquistato: Segretario Generale della NATO.

Vedremo se i maligni sono davvero così maligni.

La Dichiarazione del Presidente Draghi a Washington 10 maggio 2022

Lasciatemi dire che è un grande piacere essere qui con voi oggi.
Grazie per questo invito, grazie per questa magnifica ospitalità.
I legami tra i nostri due Paesi sono sempre stati molto forti e, semmai, questa guerra in Ucraina li ha resi ancora più forti.
Se Putin ha mai pensato di poterci dividere, ha fallito. Su questo non c’è dubbio.
Siamo uniti nel condannare l’invasione dell’Ucraina, nel sanzionare la Russia e nell’aiutare l’Ucraina come ci chiede il Presidente Zelensky. Devo dirvi che in Italia e in Europa ora la gente vuole mettere fine a questi massacri, a questa violenza, a questa macelleria che sta accadendo.
La gente pensa a cosa possiamo fare per portare la pace.
Dobbiamo certamente usare qualsiasi canale diretto/indiretto, la comunicazione – ma è sufficiente? Cosa possiamo fare?
La gente pensa, o almeno vuole pensare, alla possibilità di portare un cessate il fuoco e di ricominciare con dei negoziati credibili. Questa è la situazione in questo momento.
Penso che dobbiamo riflettere profondamente su come affrontare questo.
Continueremo, io e te, a lavorare sulla sicurezza energetica, sulla sicurezza alimentare in particolare – che ora è un’altra questione e ne parleremo più tardi, su cosa fare.
L’altra cosa che dirò – non credo che ne parleremo più tardi – è che quello che è successo in Ucraina porterà un drastico cambiamento nell’Unione Europea. Siamo sempre stati vicini; ora saremo molto più vicini.
So di poter contare sul tuo sostegno come un vero amico dell’Europa, e dell’Italia naturalmente. Grazie, Joe.

Lamberto Colla 

Contenuti correlati

Condividi

Condivi questo Articolo!