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Fiducia al Senato per la Meloni

da | Ott 27, 2022 | Politica

La leader di FdI: “Italia senza visione, adesso la mia ricetta”.

Da oggi si abbatte il ciclone Meloni sulla politica italiana. 

Ad un Paese deprivato di “una visione”, incapace di trovare soluzioni “efficaci” a tanti problemi promette risposte la leader di Fratelli d’Italia nell’Aula del Senato dove, facendo en plein, incassa la fiducia con 115 voti favorevoli: 49 minuti di intervento, esclusivamente politico, dedicato a controbattere punto per punto alle critiche e a tracciare la sua ricetta per risollevare l’Italia dalla pesante eredità degli esecutivi precedenti. 

Proprio grazie alle critiche ricevute in Aula che hanno fatto emergere la vera situazione in cui si trova lo Stivale si è potuta fare “un’operazione verità”. 

Tra i punti affrontati dal Presidente del Consiglio vi sono stati il tetto al contante, che non frena l’evasione e “penalizza i poveri”; il salario minimo che non risolve il problema dei “ bassi salari”; “indipendenza dal gas russo e dalle materie prime cinesi”; la necessità di superare i blocchi burocratici francamente incomprensibili; riattivare le trivelle nell’adriatico perché se il gas lo estraggono altri “non è vero che si inquina di meno” e dover, infine, trasformare il Mezzogiorno “in un hub energetico dell’Europa”, anche per far si che non vengano installati rigassificatori “attraverso procedure di urgenza e gravosi impatti sui territori”.

Non mancano nemmeno parole riservate al conflitto in atto nell’est Europa dopo le critiche ricevute per non averne fatto cenno nel discorso programmatico di due giorni fa: la pace non si otterrà né “con la resa di Kiev né con le bandiere arcobaleno nelle piazze come vogliono fare le opposizioni intenzionate a riempirle all’inizio di novembre. 

Tra i bersagli della neo premier vi sono stati due partiti avversari come il Movimento cinque stelle e il Partito democratico quando ricorda chi “ha brindato per l’abolizione della povertà e quando argomenta che il salario minimo corre il rischio di diventare uno specchietto per le allodole mentre la situazione per porre un argine al lavoro povero sarebbe l’estensione dei contratti collettivi oltre al taglio del cuneo 5 punti per alzare tutti gli stipendi”.

Giunti al capitolo delle tasse vengono chiamati in causa i governi a impronta Dem e soprattutto l’ex ministro Pier Carlo Padoan il quale sosteneva che non vi era alcuna correlazione tra il livello del contante e l’evasione.

Viene anche delineata una delle prime mosse improntate alla concretezza del nuovo Governo che oltre ad introdurre la “flat tax incrementale rimetterà mano al tetto al contante trovando un muro eretto da Pd e i pentastellati di Conte. 

Non viene risparmiato nemmeno il governo Draghi quando si affronta l’argomento Covid e Pnrr: i fondi spesi sono appena 21 miliardi su 42, ordunque non andava poi così “tutto bene” ma la coalizione di centrodestra si farà carico di “velocizzare. 

Per quel che concerne la pandemia, usando il plurale, vengono attaccati i governi che hanno adottato provvedimenti in assenza di “evidenze scientifiche”, compreso il via libera ai vaccini ai ragazzini di 12 anni e rischiando di favorire la criminalità organizzata con “l’uscita di decine di detenuti dal regime carcerario del 41 bis con la scusa del virus”. 

Tra le aperture di Renzi, l’astensione di Mario Monti il quale “valuterà provvedimento per provvedimento” e l’assicurazione dell’ex ministro della pubblica istruzione Gelmini che assicura un’opposizione anti ideologica ma “repubblicana”; c’è chi insiste su una critica già mossa nel primo discorso, tenuto alla Camera, anche da molti cronisti, ossia l’assenza di contenuti e la presenza di contraddizioni. 

Tra i sostenitori di questo atteggiamento nei confronti della Meloni c’è Stefano Patuanelli che non capisce come “si possa stare con Orban in Europa e allo stesso tempo chiedere la solidarietà degli altri Stati sul Price cap”. 

Il resto della giornata di ieri è andato via così, dedicata più che a discutere su come incidere positivamente sui problemi che gli italiani stanno attraversando, alle ripicche e ai dispetti reciproci, uno scenario triste ma che si ripete costantemente nella storia degli ultimi anni provocando quello smottamento della fiducia nei confronti della politica che caratterizza molti elettori; così Boccia ha trovato il tempo di polemizzare anche sulle responsabilità delle regioni del Nord quando si è espresso favorevolmente sulla Commissione d’inchiesta sulla gestione del Covid mentre Licheri se l’è presa con la scelta di piazzare uno dei fondatori del partito, uscito vincitore alle ultime elezioni, al ministero della Difesa, per l’esponente del Movimento cinque stelle, parliamo naturalmente di guido Crosetto definito “il più grande lobbista dell’industria delle armi che si siederà sul posto dove vengono fatti gli appalti per quelle industrie”. 

Infine Ilaria Cucchi ha sottolineato l’urgenza dell’assenza dello Stato negli istituti penitenziari mentre Licia Ronzulli, Capogruppo di FI al Senato, ha voluto spazzare via le voci che la davano per divisa dalla presidente del Consiglio. La Meloni, smettendo di scrivere, l’ha guardata sorridendo.

Francesco Graziano

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

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