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Smart Cities: la normalizzazione della reclusione di massa

rappresentazione di come le smart cities siano in realtà isolanti

perché oggi le Smart Cities, sono una realtà fatta di “liberi” cittadini che si sorveglino, si interroghino e si denuncino a vicenda.

La prova è stata la “quarantena” della pandemenza che, imprigionando i cittadini nei lockdown, ha trasformato il concetto di libertà individuale nella normalità della reclusione di massa, “giustificando” il controllo e la localizzazione dei cittadini, in una moderna concezione di liberi prigionieri.

Adesso è il momento delle Smart Cities dove la tecnocrazia ha concepito queste “nuove città” dalle idee delle corporazioni verdi guidate dalla filantropia che incarna la visione delirante del WEF.

Artefice di tutto questo è il delirio del vangelo ambientalista europeo dove si antepone il solito ritornello: “una necessità per la salute e il benessere dei cittadini”, a quello che invece nasconde il piano diabolico dell’agenda 2030.

Qualcuno dovrà pur spiegare perché veicoli che fino a ieri erano considerati dalla stessa UE sicuri nell’ambito dell’inquinamento, improvvisamente ora non lo sono più per norma fatta da chi, fino a ieri appunto non ne vedeva l’orrore che oggi invece condanna.

È sotto gli occhi di tutti che i Sindaci sono impegnati a restringere le vie principali delle città realizzando varchi per entraci, ma quale desiderio li spinge a creare delle moderne prigioni per “liberi” cittadini?

Se glielo chiedi ti rispondono che è per la sicurezza, ma in realtà è lo stesso schema rigido adottato per la pandemenza dove cittadini, fino a quel momento liberi, interiorizzavano con la paura diffusa dal mainstream, una sorta di sindrome di Stoccolma, in realtà il nuovo cancro della tecnocrazia: il neoliberismo.

Un cambiamento sociale basato sull’emergenza continua narrata da una propaganda che forza un conformismo di massa studiato per non permettere più di comprendere la differenza tra legalità e verità, inserendo un discorso di responsabilizzazione del singolo e imprigionando le sue libertà individuali.

I cambiamenti fisici a cui assistiamo nelle nostre città, indipendentemente dal colore delle giunte che le guidano, sono un attacco ai nostri beni privati e alle libertà individuali.

Con l’avvento dell’euro e della famosa frase di prodiani ricordi: “Con l’euro lavoreremo un giorno in meno guadagnando di più”, si è innescata una grandissima crisi economica che ha esponenzialmente elevato il debito pubblico, e la ricetta che continuiamo a vedere da oltre vent’anni è sempre la stessa: la svendita del patrimonio pubblico per ridurre il debito.

Questi Sindaci stanno appoggiando una transizione del potere dal governo centrale, verso un governo decentralizzato fatto dal capitalismo digitale di un manipolo di urbanisti filantropo-capitalisti, spinti solo dall’efficientamento economico che è il loro vero e unico parametro di competizione a discapito delle libertà dei cittadini.

Queste Smart Cities non sono altro che un nuovo modello neofeudale fatto da pirati rapinatori delle libertà individuali e costituzionali che dobbiamo difendere prima di venirne imprigionati perché se non fermiamo questa deriva, ritorneremo, se ci andrà bene, al medioevo con la famosa frase: “Chi siete, dove andate, cosa portate, un fiorino”, ma la moneta di chi sarà?

Andrea Caldart

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