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Emergenza sanitaria, Sara Cunial: «Resistere per esistere»

da | Nov 16, 2021 | Politica

Sara Cunial, parlamentare italiana, è stata eletta nel 2018 alla Camera dei Deputati presentandosi nelle liste del Movimento 5 Stelle. Successivamente è stata espulsa per le sue posizioni circa l’inefficacia dei vaccini, confluendo di conseguenza nel Gruppo Misto. Il 3 agosto 2021 ha scelto il proprio domicilio parlamentare presso un hotel del Trentino-Alto Adige.

Lei ha presentato alla Corte Costituzionale il ricorso sul conflitto di attribuzioni tra i poteri dello Stato. Su quali principi? 

«Ho presentato il conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato perché, in qualità di rappresentante della nazione, ritengo siano state violate le mie prerogative parlamentari. Siccome la Corte Costituzionale ha lasciato qualche margine alla legittimazione dei singoli parlamentari, ritengo che un uso smodato dell’Istituto giuridico della questione di fiducia, blocchi quella funzione di sintesi e di contribuzione al dibattito proprio di ciascun membro delle Camere».

Ritiene che la Corte possa non dichiarare fondato il conflitto?

«Da un punto di vista procedurale la Corte potrebbe dichiarare non ammissibile il conflitto, come peraltro ha fatto in precedenza, e quindi in questo caso la partita sarà chiusa. Ma potrebbe anche dichiararlo ammissibile e successivamente entrare nel merito, quindi valutare se c’è stata oppure no una violazione delle prerogative del singolo parlamentare. Sicuramente siamo in una situazione molto difficile dove c’è il rischio di un allineamento di fatto dei poteri e della solidificazione di un sistema impermeabile. Però personalmente continuo a credere nella magistratura e, soprattutto, nell’organo di garanzia costituzionale».

Dopo i recenti fatti di Trieste e il Daspo a Stefano Puzzer, misure coercitive contro il libero manifestare costituzionalmente sancito, ritiene che ciò sia l’inizio di una deriva democratica del nostro Paese?

«I fatti di Trieste, così come quello che è avvenuto e sta avvenendo in tante città italiane, è assolutamente preoccupante. Anche ammesso che in una logica di bilanciamento tra interessi costituzionali contrapposti la salute quale interesse della collettività abbia una prevalenza, questo però deve avvenire secondo i principi di ragionevolezza, di necessità, di coerenza e di proporzionalità. In questi due anni di cosiddetta emergenza, quello che si sta ripetutamente e violentemente cercando di fare, è ostacolare in ogni modo l’esercizio dei diritti costituzionalmente tutelati, in particolare la libertà di espressione e di riunione. Ma più in generale, c’è una compressione evidente e irragionevole di tutti i nostri diritti fondamentali costituzionali. Basti pensare al diritto al lavoro, all’istruzione, alla cura, alla libertà di parola».

Il green pass non limita la diffusione del virus ma chi non lo possiede è costretto a comprarsi 48 ore di ‘libertà condizionata’. I suoi colleghi in Parlamento sono tutti d’accordo con questa politica del governo Draghi?

«Non conosco quanti colleghi in Parlamento siano realmente contrari all’introduzione del Green Pass, sta di fatto che per ora fuori dall’Aula, per coerenza, integrità e dignità, sono solo io. La certificazione verde covid-19 non ha alcuna evidenza scientifica e alcuna utilità sanitaria: non previene la diffusione del virus e non garantisce la mancanza di contagio, in quanto sia i vaccinati sia i guariti, senza dimenticare i non vaccinati possono contagiare. Manca, quindi, la congruità del mezzo al fine, cioè il fine, ossia la prevenzione della diffusione dell’agente virale SarsCov2 non è garantito dal Green Pass. Di cosa stiamo parlando allora? Di una misura totalmente sproporzionata, in palese contrasto con l’articolo 3, comma primo, della Costituzione». 

La Costituzione Italiana riconosce i diritti inviolabili dell’uomo e sancisce i principi di libertà. Secondo Lei, i cittadini italiani comprendono chiaramente tutto ciò che è riconosciuto nei diritti costituzionali? 

«Certamente sì. La nostra Costituzione riconosce nei primi 12 articoli i principi fondamentali e tutta una serie di diritti fondamentali della persona, che sono tali in quanto radicati nell’essere donna e uomini di questo Paese. Credo che non ci sia una consapevolezza piena di questo. La paura di quello che sta avvenendo, di quello che ci hanno raccontato e che continuano a raccontarci in maniera martellante, propagandistica e mistificatoria, sta annebbiando le menti e creando una vera e propria schiera di persone terrorizzate, arrabbiate e sole. Ma, anche se credo si debba comprendere tutti coloro che stanno vivendo nel panico a causa di questa situazione, penso anche sia arrivato il momento di una forte presa di coscienza, al di là della paura e degli stati d’animo personali. In gioco ci sono i nostri diritti fondamentali, la nostra libertà. Vogliamo davvero vivere di diritti non più riconosciuti ma autorizzati e condizionati? I diritti, quando non sono diritti per tutti, si chiamano privilegi. E una società fondata sul privilegio non può dirsi né democratica né libera. In questo modo ci perdiamo tutti, con o senza Green Pass».

Nel lontano 1955 Calamandrei ha affermato: “sulla libertà dobbiamo vigilare”. Oggi, quale sarebbe la sua ricetta per vigilare sulla libertà e tornare alla normalità?

«L’affermazione di Calamandrei è più che mai attuale. E non riguarda solo la situazione di emergenza democratica che si è creata in questi due anni di presunta emergenza sanitaria. Sulla libertà dobbiamo vigilare ad ogni passo. Non possiamo dire che l’Italia sia un Paese libero se viviamo al soldo di un manipolo di multinazionali, e ci comportiamo a tutt’oggi come colonia americana, governata da una “cabina di regia” di tecnici, in cui i rappresentanti eletti dal popolo hanno da tempo dismesso la loro funzione. Quello che sta avvenendo sotto l’effige Covid è lo smantellamento della nostra economia locale, della nostra Costituzione, dei nostri Beni pubblici, del nostro benessere e della nostra cultura: un attacco alla memoria e alla vita a 360 gradi. La libertà che ci stanno togliendo non è solo quella, per i contrari al Green Pass, di andare al cinema o al ristorante, qui ci stanno togliendo la Libertà di essere “umani”, di essere felici, di essere padri e madri, di avere e di lasciare un futuro dignitoso. È tempo di unire i puntini e guardare questo diabolico disegno dall’alto. Solo così potremo vedere che sulla Libertà oggi dobbiamo vigilare tutti, a prescindere da come la si pensi sul Covid». 

Antonella Di Luzio

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