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Rita Russu racconta Il budino di sangue

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Con Il budino di sangue, Rita Russu conduce il lettore nella mente inquieta di Tonia, una donna segnata da un passato difficile e da un presente nel quale amore, desiderio e gelosia finiscono per intrecciarsi fino a diventare ossessione.

La protagonista attraversa un’esistenza fatta di fratture e ripartenze: dall’infanzia agreste, segnata da immagini rimaste impresse nella memoria, al fallimento del matrimonio e della maternità, fino alla professione di psicoterapeuta e all’incontro con Angelo. Ma proprio quando sembra aver trovato un nuovo equilibrio, le emozioni più oscure prendono il sopravvento.

La scrittrice Rita Russu

Attraverso flashback, tensione erotica e una progressiva discesa nella follia, il romanzo mette in discussione il confine tra ciò che siamo, ciò che ricordiamo e ciò che arriviamo a fare quando non riusciamo più a controllare le nostre emozioni.

Rita, da dove nasce Il budino di sangue? Qual è stata la prima immagine, emozione o idea da cui è cominciata la storia di Tonia?

“Il Budino di Sangue” nasce dall’intreccio tra passato e presente. Il passato con la sofferenza per l’uccisione del maiale e il presente con la mia vita piena di emozioni e contraddizioni.

Tonia è un personaggio complesso, nel quale convivono fragilità e una dimensione sempre più oscura. Quanto hanno influito le esperienze dell’infanzia sulla donna che diventa adulta? E quanto è stato difficile, per te come autrice, entrare nella sua mente e raccontarne anche gli aspetti più inquietanti?

Hanno influito moltissimo: ha influito il fatto di non sentirmi amata, soprattutto da mia madre, da piccola. Io vivevo per lei ma non riuscivo ad ottenere le attenzioni che avrei desiderato. Non è stato difficile entrare nella mente di Tonia perché Tonia “ç’est moi” e le sue emozioni sono le mie.

C’è poi una contraddizione particolarmente interessante: Tonia è una psicoterapeuta, quindi una donna che per professione dovrebbe conoscere i meccanismi della mente e delle emozioni, eppure non riesce a governare la propria gelosia. È proprio questo contrasto tra la capacità di comprendere gli altri e l’incapacità di comprendere se stessa uno degli elementi centrali del personaggio?

Purtroppo Tonia è affetta dalla sindrome della crocerossina e spesso ha a che fare con dei narcisisti. Non so se si comporti così perché è proprio generosa e altruista oppure se aiutare gli altri la faccia sentire più importante, più completa, più potente. Forse è una narcisista anche lei.

Un ruolo importante è affidato anche ai ricordi e ai flashback, che riportano continuamente il lettore nel passato di Tonia. Perché hai scelto una narrazione costruita su questo continuo dialogo tra passato e presente? Volevi che il lettore scoprisse gradualmente l’origine dell’animo oscuro della protagonista?

I ricordi, soprattutto quelli della mia infanzia, sono talmente radicati in me che non riesco a liberarmene. Io ogni giorno penso alle mie sofferenze di bambina delle quali, allora, non mi rendevo pienamente conto. Certo, ho voluto attrarre l’attenzione del lettore esponendomi anche con i più dolorosi inquietanti episodi della mia infanzia. E’ dalla sofferenza che poi nasce la rabbia e la voglia di riscatto.

Il sangue, il corpo, la maternità, l’allattamento, l’uccisione del maiale, l’erotismo e infine la violenza sono immagini molto forti che attraversano il romanzo. Che significato hanno per te questi elementi? E soprattutto, cosa rappresenta il titolo Il budino di sangue?

Rappresenta il desiderio inespresso di maternità. E con esso l’espressione più dolce: l’allattamento al seno di un eventuale bambino. L’uccisione del maiale e l’erotismo sono tutti tinti di rosso perché c’è il sangue in ognuno di questi elementi. Il titolo, dato così per stupire il lettore, ha un grande significato profondo e nascosto: se il maiale deve essere sacrificato senza ascoltare le sue sofferenze, perché non un uomo che inganna? Non merita anche lui una fine così orrenda? Nonostante nel romanzo non compaia il momento dell’omicidio, il lettore lo può dedurre.

Infine, il romanzo conduce Tonia verso un gesto irreparabile. Avevi già deciso fin dall’inizio quale sarebbe stato il destino della protagonista oppure, durante la scrittura, sono stati i personaggi e la loro evoluzione a portarti verso quel tragico epilogo?

A un certo punto i personaggi hanno preso il sopravvento e si sono evoluti in questo modo: c’è stata una sorta di alleanza tra me e loro e il delitto è il risultato. L’unica cosa che rende il romanzo meno crudo è il fatto che l’omicidio non sia stato descritto in modo esplicito, ma è evidente che qualcuno ha fatto una brutta fine: il mio migratore stanziale che migra per poi tornare, il narcisista.

Andrea Caldart

Link utili:

https://www.amazon.it/Letteratura-narrativa-RUSSU-RITA-Libri/s?rh=n%3A508770031%2Cp_27%3ARUSSU%2BRITA

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