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Caccia al contante ed armi biotecniche da combinati disposti

da | Apr 27, 2022 | Economia

Negli ultimi anni tutti gli schieramenti ed i governi intervenuti hanno messo in campo, proposto ed adottato strumenti per combattere l’evasione fiscale sino all’impegno profuso nel quadro della “Riforma dell’Amministrazione fiscale” del PNRR, ove prevede una serie di riforme volte a contrastare l’evasione fiscale, ed in particolare l’omessa fatturazione. Tutti sappiamo che l’evasione fiscale è da sempre una piaga del paese al pari  dell’eccessiva pressione fiscale che non è compensata in servizi ai cittadini in grado di soddisfarne le attese oltre alla presenza di una serie di sprechi che farebbero inorridire qualsiasi imprenditore privato o alla presenza di balzelli, tra i quali imposte di bollo e di registro da pagare anche per presentare domande allo  stato.  Gli stessi stati europei, quali la Germania, guardano con stupore la diversificazione del sistema di impositivo Italiano talvolta per il pagamento di servizi che dovrebbero essere impliciti nel pagamento delle imposte principali. 

Queste considerazioni obbligano a considerare un’associazione tra le  ultime normative introdotte a partire da quella diretta a limitare l’uso del contante, le nuove norme sull’antiriciclaggio, l’obbligo all’adozione dei Pos per i professionisti, l’imminente adozione della fattura elettronica anche per i forfettari, tutte tesi a far emergere il nero e spingere i professionisti a segnalare eventuali operazioni sospette pur mantenendo  il segreto professionale con il cliente.

Nei precedenti articoli ho ampiamente illustrato i limiti imposti all’utilizzo del contante, ricordo oggi che prelevare dei contanti e più in generale effettuare dei movimenti sul proprio conto corrente fornisce all’Agenzia delle Entrate delle indicazioni potenziali di quello che potrebbe essere il reddito del soggetto e, di conseguenza, consente al Fisco di individuare eventuali discordanze tra il reddito dichiarato e quanto effettivamente percepito. Ecco perché il Fisco è tanto interessato ad effettuare verifiche costanti sui depositi bancari ed i movimenti effettuati sul conto corrente.

Un maggiore ricorso agli strumenti tracciabili, quali i pagamenti digitali, incentivati sempre più anche con tecniche di marketing tese talvolta a celare il reale messaggio,  consente di semplificare i controlli fiscali, ma  la tracciabilità, riguarda anche i soldi contanti, in particolare quando questi vengono prelevati o versati su un conto corrente, bancario o postale.

Questo perché, alla fine, l’utilizzo del contante non permetterebbe un efficiente utilizzo dello strumento per eccellenza sul quale l’amministrazione finanziaria ripone la speranza di mitigare l’evasione, il Redditometro,  lo strumento con cui si individuano gli elementi indicativi di capacità contributiva sulla base dei quali possono scattare i controlli fiscali. 

La premessa principale di utilizzo del Redditometro è l’art. 22 DL n. 78/2010 (modificando l’art. 38 del DPR n. 600/73) che consente le attività di controllo e la ricostruzione del reddito presunto di ciascun contribuente mettendo a confronto quanto dichiarato con quanto effettivamente speso. Questo consente all’Agenzia delle Entrate di determinare sinteticamente il reddito del contribuente sulla base della sua capacità di spesa, affinché la presenza di uno  scostamento del 20% fra reddito dichiarato e spese sostenute possano generare controlli ulteriori. 

Le voci di spesa controllate sono ricondotte in quattro categorie:

  1. consumi (generi alimentari, bevande, abbigliamento e calzature; abitazione; combustibili ed energia; mobili, elettrodomestici e servizi per la casa; sanità; trasporti; comunicazioni; istruzione; tempo libero, cultura e giochi; altri beni e servizi);
  2. investimenti (immobiliari e mobiliari);
  3. risparmio;
  4. Spese per trasferimenti.

Il dettaglio delle diverse voci di spesa è ampio, spaziando dai beni di largo consumo  a quelli per mutuo, affitto, utenze e collaboratori domestici, da farmaci e visite mediche ad auto e moto al trasporto pubblico, dalla telefonia ad istruzione e tempo libero da previdenza e assicurazioni ad estetica e cura della persona,  viaggi ed anche gli assegni periodici al coniuge. L’Agenzia delle Entrate può valutare anche elementi diversi di capacità contributiva diversi, qualora siano disponibili dati relativi ad altre voci di spesa sostenute dal contribuente. Tutte le spese vengono attribuite alla persone fisica a cui sono riferite in base ai dati presenti nell’Anagrafe Tributaria e  sono a carico del contribuente le spese effettuate dal coniuge e dai familiari a carico mentre non sono considerate a carico della persona fisica le spese sostenute per beni e servizi relativi all’attività di impresa effettivamente documentati. 

Come poc’anzi evidenziato laddove le spese superino del 20% il reddito dichiarato potrebbe scattare l’accertamento ed in questo caso il contribuente è chiamato a difendersi eccependo che le spese siano state sostenute con: 

  • redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte o legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile;
  • redditi diversi da quelli posseduti nel periodo d’imposta;
  • redditi di soggetti diversi dal contribuente;
  • risparmi.

La digitalizzazione delle banche dati e la crescente operatività tra questi archivi informativi, il crescente utilizzo di acquisti on line, di app che forniscono i servizi più svariati con pagamenti elettronici tutto associato al ricorso a tecnologie di intelligenza artificiale rende più efficaci i controlli e l’attività di accertamento fiscale  sempre più specifica e funzionale.

Mario Vacca

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