C’è una domanda che dovrebbe precedere qualsiasi nuova trasformazione del territorio: cosa si nasconde sotto quel terreno?
È una domanda semplice, ma nel caso di Porto Torres assume un peso diverso. Perché qui non siamo davanti a un territorio ambientalmente neutro. Siamo dentro una delle aree industriali più complesse della Sardegna, dove convivono discariche dismesse, vecchi insediamenti industriali, siti contaminati, falde sottoposte a interventi di bonifica e un Sito di interesse nazionale che ancora oggi richiede nuove risorse e nuovi interventi.
Ed è proprio in questo territorio che il progetto eolico Sa Corredda, con i suoi 14 aerogeneratori per complessivi 92,4 MW, prevede opere di connessione dirette verso Porto Torres.
Il dato emerge dal confronto GIS contenuto nel dossier Impianti eolici e siti contaminati in Sardegna. Nessuna delle 14 turbine risulta dentro i perimetri analizzati dal SIRA, Sistema . Ma la questione cambia quando si guarda alle opere lineari, cioè ai cavidotti e alle infrastrutture necessarie per portare l’energia prodotta dalla campagna eolica verso la rete elettrica.
Ed è qui che la distanza comincia a raccontare un’altra storia.
Il cavidotto preliminare risulta a circa 978 metri dalla discarica di Monte Rosè DU058, a circa 1.044 metri da Monte Rosè DU057 e a circa 1.439 metri da un’area classificata SIRA come interessata da uno sversamento accidentale. Più avanti, a circa 2,1 chilometri, compare inoltre il settore D delle aree ex ANIC, oggi Eni Rewind.
Dalla nostra analisi e ricostruzione non risultano intersezioni tra le geometrie ricostruite delle opere e i perimetri SIRA. Ma quelle geometrie dei cavidotti sono derivate dagli elaborati progettuali e non costituiscono ancora lo shapefile progettuale ufficiale dell’opera. È quindi una verifica preliminare, non un certificato di assenza di qualsiasi possibile interferenza dunque, non sarebbe meglio approfondire e verificare?
E allora siamo andati a guardare cosa c’è in quel territorio.
Minciaredda, un milione di metri cubi di terreno contaminato e rifiuti
A Porto Torres c’è Minciaredda.
La scheda del Piano regionale delle bonifiche dei siti contaminati descrive l’area come una discarica industriale dismessa di circa 120.000 metri quadrati, all’interno del SIN Porto Torres.
Ma soprattutto descrive una realtà che dovrebbe far riflettere prima di scavare, movimentare terreno e realizzare nuove infrastrutture.
Minciaredda contiene circa 850.000 metri cubi di fanghi organici a base acquosa e rifiuti speciali, per una volumetria complessiva di terreno contaminato e rifiuti quantificata in circa un milione di metri cubi. La caratterizzazione e l’analisi di rischio hanno evidenziato un elevato stato di contaminazione di suolo, sottosuolo e falda, con superamenti dei limiti per sostanze considerate molto tossiche, persistenti e cancerogene, in particolare metalli pesanti, organoclorurati e idrocarburi aromatici, rifiuti pericolosi prodotti dall’ex petrolchimico. Regione Autonoma della Sardegna
Non è dunque soltanto una questione di terreno, è molto più preoccupante perchè è una questione di acqua sotterranea.
Ed è proprio questo uno degli elementi che rende Porto Torres diverso da una qualsiasi area nella quale venga semplicemente individuata una vecchia discarica.
Nel tempo, infatti, sono stati predisposti interventi specifici sulla falda e sistemi di trattamento collegati alle operazioni di bonifica. La stessa Regione ha definito Minciaredda l’area maggiormente compromessa dell’ex compendio industriale, inserendo gli interventi nel più ampio progetto di risanamento dell’area Syndial. Regione Autonoma della Sardegna
Ma se il problema è ancora quello della contaminazione del suolo, del sottosuolo e della falda, la domanda diventa inevitabile.
Che cosa succede quando in un territorio del genere si introducono nuove opere, nuovi scavi, nuovi cavidotti e nuove infrastrutture elettriche?
È una domanda tecnica che dovrebbe trovare una risposta precisa nei documenti di valutazione ambientale.
Monte Rosè: meno di un chilometro dal cavidotto
Poi c’è Monte Rosè.
Il nome compare nella documentazione SIRA come discarica dismessa di rifiuti urbani. Il Piano regionale delle bonifiche la collocava inoltre tra le discariche con priorità di intervento. Regione Autonoma della Sardegna
Nel confronto territoriale effettuato per Sa Corredda, il cavidotto arriva a circa 978 metri da DU058 e a circa 1.044 metri da DU057.
Anche qui, dunque, non c’è una sovrapposizione, però c’è una indubbia vicinanza. Ma quello che sicuramente non si può cancellare dalla carta geografica è la sua storia ambientale.
Perché la domanda non dovrebbe essere soltanto “la pala è all’interno del sito contaminato?”. Dovrebbe essere: quali sono le condizioni del terreno e delle falde acquifere lungo tutto il percorso delle opere di connessione?
E poi c’è Fiume Santo
A questa storia si aggiunge Fiume Santo.
La documentazione regionale sulle bonifiche ricostruisce anche un episodio legato alla fuoriuscita di Orimulsion 400 dalla centrale termoelettrica. Il prodotto, un combustibile a base di bitume, raggiunse il terreno sottostante e, secondo la documentazione regionale, una parte dell’inquinamento del sottosuolo è rimasta residua perché la bonifica integrale non poteva essere completata mentre il sito industriale era ancora operativo. Regione Autonoma della Sardegna
Fiume Santo rientra inoltre nel quadro delle attività di caratterizzazione e bonifica delle aree pubbliche e della foce ricadenti nel SIN Porto Torres. Il dossier evidenzia proprio questo elemento, collegandolo alla necessità di non limitare l’analisi alla semplice distanza tra una turbina e un sito SIRA.
E qui si arriva al punto.
La domanda che nessuno può evitare
Il progetto Sa Corredda non dimostra, allo stato della documentazione esaminata, di poter provocare contaminazioni.
Ma è altrettanto vero che il progetto si colloca in un territorio nel quale la contaminazione ambientale è documentata da anni e dove la Regione ha ancora oggi in corso programmi di messa in sicurezza e bonifica del SIN Porto Torres. Nel giugno 2026 la Giunta regionale ha approvato lo schema di un nuovo Accordo di Programma proprio per definire gli interventi di messa in sicurezza e bonifica delle aree comprese nel SIN. Delibere Sardegna
Quindi il problema non è soltanto stabilire se “le pale inquinano”, il problema è molto più concreto perché prima di scavare per realizzare cavidotti e infrastrutture in un territorio dove esistono contaminazioni di suolo, sottosuolo e falda, è necessario sapere quali verifiche sono state effettuate?
Sono stati analizzati i percorsi delle opere alla luce delle falde contaminate?
Sono stati verificati i possibili rapporti con le aree di bonifica?
Sono state considerate le eventuali conseguenze della movimentazione delle terre?
Quali prescrizioni sono state imposte per impedire che un’attività di cantiere possa interferire con matrici ambientali già compromesse?
E soprattutto: dove sono, nei documenti del procedimento, le risposte a queste domande?
Perché Porto Torres non è un foglio bianco sul quale disegnare semplicemente una nuova infrastruttura energetica.
È un territorio che porta ancora addosso le conseguenze di decenni di attività industriali e mancati controlli.
E prima di chiedere alla Sardegna di produrre nuova energia, forse sarebbe il caso di sapere con esattezza che cosa c’è ancora sotto quella terra.
Ma sembra che poco importi perché, un’enorme nave cinese, è attraccata a Porto Torres, con un ennesimo carico di pale eoliche.
Andrea Caldart
Foto copertina: immagine generata dall’AI

