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La perdita del Candore a Milano

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Tutti noi sui social e sui giornali siamo inorriditi e vedere un bel bimbo di 11 anni dagli occhi azzurri coperto in volto che aveva partecipato alla guerriglia dei giorni scorsi a Milano.

I commenti ai post sono stati terrificanti verso i genitori e verso questo bambino  assurto a gloria eterna di come un bambino non deve essere, con una gogna mediatica paurosa tra chi ha invocato la sospensione della potestà genitoriale e chi direttamente la galera da parte dei soliti forcaioli.

Poi si è scoperto che il bimbo in questione ha genitori di origine extra comunitaria e le critiche da terrificanti sono diventate direttamente cattivissime.

Ora, seppur vero che sono giornalista pubblicista, il lavoro che mi dà da vivere più che dignitosamente è essere – anche nell’intimo- avvocato penalista a motivo del quale ho la mente tarata sul trovare sempre giustificazioni a comportamenti asseritamente delinquenziali.

In parola povere un garantista ad oltranza anche perché non credo che il carcere, per come è la situazione attuale, abbia quel compito rieducativo che era nelle intenzioni del legislatore.

Anzi, chi entra in carcere spesso ne esce ancor più delinquente.

Fatto questo lungo preambolo per evitare di essere linciato dai lettori, Vi indico una diversa chiave di lettura non tanto per suscitare in voi lo stupore o l’indignazione, ma la riflessione.

A me non interessa, al fine di esternare ciò che vado ad esporre, la nazionalità  del bimbo in questione in considerazione che la mia è una critica di sistema educativo  che non ha confini come essere genitore.

Parto da un postulato essenziale e cioè che l’occidente sta tramontando nei valori e con esso anche il concetto di famiglia derivante, in quest’ultimo caso, dalla demonizzazione del patriarcato da parte dei soliti radical chic che dovrebbero essere contenti che il bimbo in questione sia di origine extra comunitaria perché, partecipando all’assalto milanese, ha dato prova di essere perfettamente integrato.

Quindi l’episodio di per sé mi serve per valutare la crisi della famiglia nel sistema occidentale.

Infatti il perfetto mix di demolizione della figura del padre, cioè del pater familias e la concomitanza che è aumentato il concetto di profitto, fa emergere che la borghesia – tanto avversata da Pier Paolo Pasolini- abbia una forte crisi di identità e il fallimento della società è sotto gli occhi di tutti.

Ma principalmente è la famiglia che ha perso lo smalto educativo e di indirizzo della prole e a ciò si aggiunga che paritetica perdita di smalto l’ha subita la scuola.

Se i genitori, come afferma Crepet prima e Galimberti poi, si comportano da amici con la prole, il gioco è fatto e i figli si perdono per strada come nel caso del bimbetto di 11 anni di Milano che ha perso inconsapevolmente il suo candore e risultando -a miei occhi- una vittima del sistema fallito al pari di altri bimbetti di origine italiana.

Tutti ad urlare sui social nel domandarsi i motivi per cui il minore in questione non stesse a scuola e accusando i genitori di omessa vigilanza sul minore stesso.

Va da sé che non deve esistere uno stato di polizia familiare e può accedere , come sempre accaduto, che anche un bimbetto marini la scuola anche complice amicizie sbagliate e modelli sbagliati, ma non per colpa della famiglia, ma della società consumistica che ha perso ogni valore riferito all’io piuttosto che al sé.

Essere genitori infatti, in questo periodo storico, diventa un terno al lotto e per quanto i genitori possano essere presenti e accorti, un figlio può sempre sfuggire alle maglie educative della famiglia che poi, accaduto il “fattaccio”, si interroga sugli errori gestionali passando al regime del 41 bis dell’ordinamento penitenziario in danno al bimbetto traditore delle aspettative dei genitori che, intervistati, hanno esternato un cambio di rotta educativo verso il pargolo.

Nella vita mia professionale infatti sono venuti a chiedere le mie prestazioni genitori specchiati di ogni nazionalità con figli che invece non lo erano e provocando nei suddetti genitori uno shock anafilattico  da psicoanalisi .

Perché – il solito mantra- essere genitori è il mestiere più difficile in ogni parte del mondo al punto che è alta la percentuale di disoccupazione sul punto.

Per quanto gli stessi possano essere limitativi e presenti, la mente di un minore vola sempre verso altri lidi e non sempre rispettando la legge e i genitori.

E allora che si fa? Si mettono al gabbio quest’ultimi?

Ma fatemi il piacere !!! Cerchiamo tutti insieme di riportare la questione su aspetti che sembrano più congeniali e cioè che ogni genitore del mondo è a rischio nel mettere al mondo un figlio.

Questo accade perché’ i modelli di riferimento non sono la famiglia che viene demonizzata, ma ciò che offre – come amicizie – la società occidentale attuale tarata tutta su un eterno  bullismo e analfabetismo di ritorno.

Per cui accade che se un bimbo ha cattive amicizie, pur provenendo da una famiglia brava e lavoratrice indipendentemente dalla “etnia” di origine , può  succedere  che venga trascinato più o meno inconsapevolmente in comportamenti non in linea con la legge.

E’ quindi necessario che si ridia nuova linfa alla famiglia oberata dal lavoro e che si smetta di demonizzare la figura del padre che, come ogni essere umano, può fallire dato che di perfetto ce ne era solo Uno e l’hanno inchiodato sulla croce.

Emile Durkheim (1858-1917) sociologo e filosofo francese , ebbe ad affermare che “L’individuo entra in società facendo violenza alla sua natura e superando il proprio livello di singolo. La società è, quindi, una coercizione che l’individuo subisce dall’esterno.”

Figuriamoci un bimbo di 11 anni che ha dimostrato di essersi perfettamente integrato nel sistema occidentale.

Filippo Teglia – Avvocato cassazionista penalista, pubblicista, giurista e docente universitario a contratto

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

Foto copertina: immagine generata dall’AI

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