La scienza è indipendente dal sistema sociale ed è quindi un sapere assolutamente ed esclusivamente razionale?
“Sociologi eantropologi hanno evidenziato… quanto lamoderna scienza emerga dal tessuto sociale come un suo costrutto, in seguito, quindi, a molteplici negoziazioni sociali interne ed esterne all’istituzione scientifica” (S. Nanetti, 2014; cfr. D. Bloor e il “programma forte” in Sociologia della scienza).
Che la scienza non sia affatto neutrale e che sia costruita (quindi innanzitutto dall’élite al potere) nel sistema sociale che la produce, è stato sostenuto da diversi studiosi, oltre al su citato Bloor, dalla Scuola di Francoforte a Feyerabend.
È dunque, a mio avviso, ormai evidente “la stretta correlazione che intercorre tra potere politico, scienza ed economia” (S. Nanetti, 2014; cfr. A. Deneault, “La mediocrazia”, Neri Pozza, 2017, cfr. articolo di A. Mincuzzi su “Il Sole 24 ore” del 27 settembre 2017; cfr. G. Sciré, “Mala università…”, Chiarelettere ed., 2021).
Oggi si spacciano talvolta per scientifiche delle teorie assolutamente discutibili, senza adeguata base logica ed empirica.
Inoltre, non viene adeguatamente divulgato il pluralismo scientifico, ovvero che su ogni questione, in particolare quelle trattate dalle Scienze Umane, esistono tante teorie diverse, anche opposte tra loro (cfr, ad esempio, R. Allers vs S. Freud).
C’è poi il problema, sociale e politico, che certe teorie, passate per scientifiche, vengono trasmesse alle masse attraverso prodotti culturali (creati dalla “industria culturale”, e quindi dai suoi proprietari, di cui hanno parlato i Francofortesi) come video, film, serie televisive, brani musicali, ecc., che fanno leva sull’emotività ed altri processi psicologici, non sulla razionalità scientifica. Così non si fa scienza, ma condizionamento sociale ed ideologia di massa, si costruiscono pregiudizi e identificazioni psicologiche metarazionali, anche profonde, inconsce.
Applicando alla lettera il falsificazionismo popperiano, non solo sappiamo che la scienza non giunge mai a verità, e oggi, infatti, in tutte le scienze, al più, si fanno affermazioni probabilistiche, s’individuano tendenze statistiche, non certezze, ma si scopre pure:
a) che molte teorie attuali in realtà non sarebbero affatto scientifiche, perché già falsificate da dati empirici;
b) che tante teorie accettate e divulgate hanno a conferma un solo caso empirico (e gli altri casi, potenzialmente infiniti?).
Chi controlla i controllori, ovvero i comitati delle riviste e, in generale, i membri delle varie comunità scientifiche? Quanta (pseudo) ricerca è in mano a privati (ad esempio, le aziende farmaceutiche)? Come si accede ai ruoli scientifici?
In Italia, ma non solo qui, ad esempio, l’accesso al reclutamento universitario è da decenni sotto accusa a causa delle raccomandazioni, che, si è scoperto, non sono legate solo ai sistemi di parentela (e l’ultima denuncia al riguardo, in Parlamento, è di qualche mese fa, ad opera del prof. Crisanti), ma all’intera struttura di potere sociale.
In realtà oggi la “scienza” è uno degli strumenti dell’ideologia dominante:
ciò che si vuole legittimare e diffondere, in particolare riguardo ai comportamenti umani, viene fatto passare per “scientifico” (vedi, ad esempio, il caso clamoroso dei “Greviance studies”, di Helen Pluckrose, James A. Lindsay, e Peter Boghossian, del 2017-2018, sul patriarcato e gli studi di genere).
Marco Santoro – 2° classificato a concorso Professore/ricercatore di Pedagogia generale e sociale c/o Università dell’Aquila 2002
Già Cultore di Storia della Pedagogia e Pedagogia sociale c/o Università di Cassino
Docente di Filosofia e Storia nei Licei
Professore a contratto all’Università di Cassino. Autore di pubblicazioni scientifiche.
In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it
Foto copertina: immagine generata dall’AI

