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Buddhismo e Cristianesimo

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Alcune note.

Il Buddismo nasce a partire dalla predicazione di Siddharta Gautama, forse nel VI secolo avanti Cristo, in India. Egli era un principe, ricco, sposato e con prole, che poi si scopre  insoddisfatto della sua vita, a cui, da un punto di vista materialistico e edonistico, non mancava nulla. Ma egli era infelice e vedeva l’umanità sofferente.

Abbandonata la sua vita precedente, inizia allora la sua ricerca spirituale mediante l’ascesi, mediante la rinuncia a beni e piaceri materiali, mediante la preghiera e la meditazione. Poi raggiunge l’illuminazione, per cui è soprannominato Buddha (illuminato), e si mette ad insegnare agli altri ciò che ha capito. Non dice di essere Dio, ma dice di averlo visto (dice, cioè, che esiste “un non nato, un non generato”). Insegna essenzialmente che la causa del dolore umano sono i desideri e che quindi ad essi bisogna rinunciare, facendo vita ascetica. Questo diminuisce e annulla la sofferenza in questa vita, per sé e per il prossimo, su cui inevitabilmente ricade la nostra passionalità, e consente di evitare le reincarnazioni, conseguenza principale della legge del Karma, secondo cui ogni azione o intenzione, buona o cattiva, causa degli effetti, buoni o cattivi, per giungere infine al nirvana, in cui ci si fonde con il Tutto (ma quindi non si è più se stessi in quanto identità individuali).

Questi sono, semplificando, alcuni aspetti essenziali del Buddhismo, che ha, a mio avviso, i suoi pregi, ma che, soprattutto, secondo la Chiesa (vedi la Dichiarazione “Nostra aetate” del Concilio Vaticano II), ha in sé alcuni insegnamenti veri e santi, come tutte le grandi religioni non cristiane, quelli coerenti col Vangelo. Con tale Dichiarazione la Chiesa contemporanea ha ribadito l’insegnamento cristiano di sempre, presente nelle Scritture e nei Padri (innanzitutto San Giustino).

Vediamo, quindi, il Cristianesimo in nuce.

Le fonti storiche documentarie, per il cristianesimo, sono innanzitutto i Vangeli, nonostante i tanti tentativi di screditarle degli anticristiani o di studiosi finto-cristiani (vedi, ad es., la voce “Vangeli” nel sito scientifico cattolico www.disf.org). Poi ci sono gli scritti dei primi discepoli degli Apostoli e dei Padri della Chiesa (scrittori antichi, santi e autorevoli), dei Santi successivi, che hanno avuto apparizioni celesti, e vi sono, in 2000 anni e fino ad oggi, tantissimi fatti storici, concreti ma soprannaturali, miracolosi, a conferma di tutto quanto insegnato e che la Chiesa ha custodito.

La Chiesa, la comunità cristiana, non è stata creata da Cristo avendo come compito principale di offrire servizi sociali e neanche per offrire una filosofia di vita che assicurasse il benessere terreno, psicologico e materiale, in questa vita.

Dio-Cristo è venuto a riparare per i peccati, a morire sulla Croce ed ha creato la Chiesa, la comunità cristiana, innanzitutto ed essenzialmente per salvare gli esseri umani, che hanno una natura corrotta dopo Adamo, dalla morte e dalla sofferenza eterna all’inferno. Questo è per Cristo il vero e più grande problema dell’umanità: a causa dei suoi peccati essa è destinata all’inferno, ma, mediante la fede in Lui ed i comportamenti conseguenti, si può salvare. Si muore una sola volta (non c’è reincarnazione), dopodiché subito avviene il giudizio di Dio (cfr. Lettera agli Ebrei), e si va, quindi, o all’inferno, o in Purgatorio (a purificarsi, se si muore imperfetti), o direttamente in Paradiso, se si è santi.

Cristo-Logos ha acquistato all’umanità decaduta il potere di diventare figli di Dio (cfr. Giovanni cap. 1), a condizione che ne segua gli insegnamenti. Le attività sociali caritatevoli e il benessere terreno che assicura la fede in Cristo sono effetti collaterali e secondari di essa, non il suo scopo principale. Chi crede in me ha la vita eterna, dice in sostanza Gesù, ma chi non crede è già condannato (cfr. Giovanni cap. 3). Il problema quindi è salvarsi l’anima e aiutare gli altri ad ottenere la stessa cosa. Il resto è secondario, oppure è vanità terrena, oppure ancora è peccato. Gli insegnamenti di Cristo sono chiari ed espliciti: stanno nel Nuovo Testamento, scritto dagli Apostoli (e da due loro collaboratori, S. Marco e S. Luca), e si ritrovano, ulteriormente ampliati ed esplicitati,  nelle tante rivelazioni fatte da Cristo ai Santi nel corso dei secoli e fino ad oggi.

È facile constatare che la mentalità oggi di moda, quindi, in parte anche tra sedicenti credenti, non è affatto cristiana, anzi, essa è quella dei peccatori, che negano i peccati. Ma essere maggioranza, è implicito anche nel Vangelo, non significa avere ragione. Cristo – dice Lui –  è la Ragione, il Logos, l’intelligenza divina che ha creato e governa l’universo, e che giudica i vivi e i morti, che perdona chi si pente davvero e punisce, eventualmente anche per l’eternità, chi non vuole farlo.

Marco Santoro – 2° classificato a concorso Professore/ricercatore di Pedagogia generale e sociale c/o Università dell’Aquila 2002

Già Cultore di Storia della Pedagogia e Pedagogia sociale c/o Università di Cassino

Docente di Filosofia e Storia nei Licei

Professore a contratto all’Università di Cassino. Autore di pubblicazioni scientifiche

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

Foto copertina: immagine generata dall’AI

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