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EUROPA e USA(ID) spingono per le teorie gender e il “family planning”

da | Ott 2, 2022 | Attualità

Sul piatto milioni di euro.

Torna in questi giorni prepotente l’affondo delle élite globalista sui temi dell’emancipazione di genere, della diseguaglianza di genere, della salute sessuale riproduttiva e relativi diritti.

Tutta una serie di termini facenti parte della neolingua che in realtà, come sappiamo molto bene, nascondono i veri obiettivi di questi gruppi di potere: spingere per l’ideologia gender, sostenere il controllo delle nascite (loro la chiamano la family planning ovvero pianificazione familiare) e radicare un forte femminismo che anziché riconoscere alla donna il ruolo primario di madre intende strumentalizzarla ancora di più mettendo così a rischio l’istituzione familiare, implementando politiche appunto abortiste e, con questa scusa, introducendo anche nei Paesi meno sviluppati la tecnologia con il duplice risultato di favorire certamente le multinazionali amiche e lavorare per raggiungere la Quarta rivoluzione industriale, dove l’uomo deve essere sostituito o divenire schiavo delle macchine.

Non ci credete? Eppure, basta fare riferimento al recente discorso di Ursula Von der Leyen in Europa per averne conferma: la presidente della Commissione Europea, infatti, ha annunciato pochi giorni fa un nuovo contributo di 45 milioni di € nell’arco di sei anni “a sostegno della salute sessuale e riproduttiva, dei relativi diritti e dei diritti delle donne in tutto il mondo”.

Che messa così può anche suonare bene (al di là dei contributi che sono un’enormità e che oggi, alla luce della crisi costruita ad arte anche per via di una guerra voluta e imposta che sta rovinando l’intera Europa, dimostra il totale scollamento tra popoli e governi/potere) ma che, come spiegato sopra, nasconde le insidie mondialiste di cui parlavamo.

Concretamente a chi andrebbero i contributi elargiti?

Ad esempio, a chi produce contraccettivi. Un incentivo dunque a NON mettere su famiglia che evidentemente, e prova ne sono queste specifiche, non è tra le priorità dei nostri.

Si parla di parto sicuro, vero, ma non un accenno, non una lira a chi mira a fare molti figli (e nel caso di certi Paesi africani o sudamericani parliamo di prassi non certo di episodi singolari).

Tra le righe, solo una strenua difesa in favore della “pianificazione familiare” appunto. Si legge sul sito dell’UNFPA (1) che è partner dell’iniziativa, che lo stesso “lavora per sostenere la pianificazione familiare: garantendo una fornitura costante e affidabile di contraccettivi di qualità; rafforzamento dei sistemi sanitari nazionali; sostenere politiche a sostegno della pianificazione familiare; e la raccolta di dati per supportare questo lavoro” (2).

Infine, si legge un generico accesso universale ai “diritti sessuali”.

Insomma, la direzione intrapresa, seppure nel camuffamento generale, appare molto chiara.

Per capire che non si tratta di decisioni prese senza un denominatore comune ma che si tratta di una vera e propria agenda, di un programma definito di rovesciamento della società, cui lavorano da anni personaggi come Bill Gates, Rockfeller e tutta l’élite mondialista, andiamo a spulciare e trovare conferma dai “complici” trasferendoci negli Stati Uniti.

Il duo progressista Biden-Harris (già sostenuto nelle elezioni dai personaggi di cui sopra), anche attraverso l’USAID, agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale, è tornato in questi giorni a premere forte l’acceleratore sulle stesse politiche, guarda caso, dell’Europa: parità di genere, responsabilizzazione delle donne, emancipazione femminile. Bingo.

L’alleanza mondialista dell’asse occidentale è sempre più forte, sempre più in sintonia. Sempre più chiara l’idea di sradicare l’ordine naturale delle cose e costruire il famoso Nuovo ordine mondiale, basato su teorie ideologiche contrarie, neanche a dirlo, alla nostra tradizione (cristiana) oltre che, spesso e volentieri, al più elementare buonsenso.

Ma torniamo agli Usa.

Teniamo presente che la richiesta di budget dell’USAID per l’anno fiscale 2023 è di 60,4 miliardi di dollari.

Si registra un aumento del 6% rispetto allo scorso anno che include 2,6 miliardi di dollari in più per promuovere la strategia nazionale sull’equità e l’uguaglianza di genere.

Attenzione perché l’USAID definisce l’equità di genere come “il processo per garantire che donne e uomini, ragazzi e ragazze e individui di genere diverso ricevano un trattamento coerente, sistematico, equo e giusto e la distribuzione di benefici e risorse”. Ecco appunto.

Il sito Heritage, il think tank conservatore statunitense, denuncia come la bozza preparata sul tema dall’USAID “sia piena di termini come “binario di genere”, “diverso di genere” e “identità di genere”, che si riferiscono a nient’altro che sentimenti soggettivi o etichette artificiali che nulla hanno a che vedere con il sesso biologico ma solo con la teoria ideologica del gender”.

Dunque, scavando tra le righe della neolingua, superando il concetto femminista di diritti per le donne, questo è quello che emerge.

Inoltre, proseguendo nella ricerca USAID, si legge come “per approfondire” il tema si possano raggiungere altri siti.

E poco importa se siano siti inerenti ad altri temi cari alla propaganda: la biodiversità, il cambiamento climatico, le sfide globali dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari o l’istruzione.

Ogni ambito, ogni capitolo dell’agenda globalista (perché se non l’avete capito di questa si parla) non perde occasione per inserire il tema gender o la spinta ideologica alle teorie Lgbt ecc. L’agenda quella è, ed è tutta collegata.

Un esempio? Veniamo indirizzati al sito climatelinks, collegato appunto all’USAID, e scopriamo un’intera pagina riservata al tema, con un paragrafetto che recita:

Gli impatti dei cambiamenti climatici variano tra le popolazioni e sono aggravati da vulnerabilità intersecanti legate a genere, razza, etnia, età, classe, religione, disabilità, geografia e altro ancora.

I rischi durante e dopo i disastri naturali sono spesso più elevati per le donne e le ragazze, i giovani, i popoli indigeni, le persone LGBTQI+ e le persone con disabilità a causa di norme sociali, fallimenti nell’ordine pubblico e interruzione dei mezzi di sussistenza. (3)

Ogni scusa è buona, dunque, per sostenerne la propaganda.

Ma la violenza nell’imposizione di queste teorie sta forse producendo, oggi, un effetto contrario.

Ci sono Paesi che si stanno opponendo allo sviluppo di questi temi. La Serbia per esempio, che di recente ha portato in piazza migliaia di persone contro questa ostinata propaganda; o il Cile che nei giorni scorsi si è opposto alla modifica della Costituzione, ferma all’epoca di Pinochet, perché la proposta è stata giudicata troppo radicale e progressista con, nemmeno a dirlo, il tentativo, tra gli altri, di radicare anche nel Paese sudamericano le teorie gender neutral.

I prossimi mesi saranno decisivi per tutti i Paesi investiti da questa valanga: staremo a vedere se i popoli si faranno conquistare da questa nuova forma di colonialismo o se riusciranno a salvaguardare la crescita (senza imposizioni) delle nuove generazioni.

Gloria Callarelli (per comedonchisciotte.org)

In collaborazione con: www.gazzettadell’emilia.it

NOTE
(1)= https://www.unfpa.org/
(2)= https://www.unfpa.org/family-planning
(3) = https://www.climatelinks.org/sector/gender-and-social-inclusion

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