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Flat Tax: Lo Slogan elettorale che piace ai ricchi, beffando i poveri

da | Ago 11, 2022 | Attualità

Più che un vero beneficio, sembra solo uno slogan elettorale “acchiappa voti” del solito “capitano” che abbiamo visto molte volte contraddire sé stesso, basti pensare alle “sparate” sul green pass.

In Italia di sicuro in questo momento, non abbiamo bisogno di “pirati” che promuovano una nuova “eldorado”, anche perchè bisognerebbe informarlo che questa Flat Tax, rovina la capacità produttiva, alimentando nuovi parassiti sulla spesa pubblica.

Non è un tema facile se poi a proporlo sono “soggetti” il cui consenso è in picchiata, diventa complesso parlare ad un pubblico senza la cognizione di causa.

Già nel XIX secolo l’economista tedesco Gustav von Schmoller introdusse l’aliquota progressiva e da qui il “progressivismo fiscale”; oggi invece si vorrebbe introdurre un tetto massimo limite chiamato Flat Tax.

Tornando a noi il vero problema non è questo slogan elettorale, ma il costo dello stato e, soprattutto, come metterlo in equilibrio se non si taglia la spesa pubblica, ma anche soprattutto lo spreco di denaro pubblico ad ogni livello.

In sostanza abbiamo una destra che ammorba con il solito ritornello “ridurre le tasse tagliando la spesa” e la sinistra che insegue e risponde che, vuole solo “tagliare la spesa” e, a suon di lanci pubblicitari, come in una televendita alla Mastrota, ti fanno credere di dormire sonni tranquilli.

Sarebbe davvero bello se si potesse applicare perché questa tassa piatta, avrebbe un’unica aliquota fissa, semplice da applicare, anziché sistema di tassazione dei redditi IRPEF per aliquote e scaglioni.

Ci tentò già nel 1994 Berlusconi con il suo governo, ma non vi riuscì e da allora ad oggi, come per il ponte sullo stretto, ad ogni tornata elettorale, non manca di fare la sua comparsata anche la Flat Tax.

Quello che non viene detto ai cittadini elettori fino da allora è che applicare la Flat Tax ha due enormi componenti di svantaggio che sono:

  1. la flat tax è contraria al principio di progressività dell’imposizione fiscale stabilito dall’art. 53 della Costituzione;
  2. l’Italia si troverebbe a fare i conti con minori entrate nel “bilancio statale”.

Non sono però gli unici svantaggi perché una minore pressione fiscale per lo Stato, comporta un inevitabile minor gettito, il che in parole povere significa meno entrate per le casse pubbliche e hai voglia di star lì a raccontare che la differenza la recupererai dall’evasione fiscale e così appianerai il divario.

Quello che non viene detto è che questa tassa finirebbe poi con l’avvantaggiare sempre e solo le persone più ricche che andrebbero a pagare meno, mentre per tutti i comuni mortali, rimarrebbero costretti a pagare lo stesso di prima.

Chi poi ci rimetterebbe del tutto è lo Stato, ovvero noi cittadini, perché vedrebbe diminuire notevolmente le entrate e anche qui gli slogan elettorali, non potrebbero coprire la differenza.

Diventa davvero difficile comprendere come si possa giocare sulla rabbia sociale dei cittadini, continuando a sostenere l’insostenibile ed è anche un gioco molto pericoloso perché oggi, l’incertezza sulla prospettiva economica di vita, è data anche dal fatto che, questi “attori politici” nessuno escluso, hanno votato fiducie ai governi Conte e Draghi, ledendo i principi costituzionali delle libertà individuali, portato il nostro Paese in una crisi economica che non si vedeva dagli anni ’80.

Non sarà forse il caso di mandare un segnale forte il 25 settembre prossimo?

Andrea Caldart

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