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L’ aporia del positivismo

da | Nov 10, 2022 | Attualità

In linea generale una aporia indica un problema le cui possibilità di soluzione risultano annullate in partenza per la presenza di una contraddizione. 

Si sostiene, infatti, che tutti i diritti di cui è titolare il soggetto siano tali in virtù del diritto positivo, cioè della previsione contenuta all’interno della disposizione normativa. 

Si conclude, pertanto, che gli unici diritti siano unicamente quelli scritti (ius positum). 

Tuttavia, ed in questo consiste l’aporia, affinché una persona possa assumere la titolarità di diritti e di doveri è necessario abbia la capacità ontologica di essere soggetto di diritto.

In altri termini, se il suo essere, la sua natura, non potesse avere diritti, la concessione da parte della legge positiva sarebbe una mera illusione. Un ente non potrebbe fare o ricevere alcunché di ciò per cui non sia ontologicamente abilitato. 

Ne consegue, dunque, che un diritto positivo, per poter esistere, esige come suo presupposto, come condizione, che l’uomo sia naturalmente, o meglio ontologicamente idoneo a possederlo. 

Facciamo un esempio: le varie lingue esistenti nel mondo sono innegabili fatti culturali, ma hanno come base la facoltà di parlare. 

In caso contrario non esisterebbe alcuna lingua. Allo stesso modo il legislatore non sarebbe in grado di attribuire alcunché di giuridico se l’atto di dare non poggiasse su un nucleo di giuridicità dato dalla natura (intesa in senso filosofico) dell’uomo. 

In conclusione o l’essere umano è persona e, quindi, titolare di diritti, oppure non lo è, ma in questa seconda evenienza i diritti positivi costituiscono una illusione priva di qualunque fondamento. 

Senza questo punto di partenza, la politica si riduce a demagogia…e di questa il mondo ne ha le scatole piene.

Prof. Daniele Trabucco Costituzionalista

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

Foto: Credits. www.gazzettadellemilia.it

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