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Nuove leggi fuori contesto?

da | Nov 2, 2022 | Attualità

Nuove leggi appena nate che sembrano fuori contesto, caccia alla burocrazia del Governo Meloni ed attività anti dipendenza dalla Cina proposte dal Consiglio Europeo.

Nella proposta di modifica di norme ed ordinamenti il legislatore non sempre può prevederne l’immediato futuro con la conseguenza che alcune leggi potrebbero essere promulgate in periodi ove l’attuazione delle stesse apporterebbe più danni che benefici.

E’ il caso dell’entrata in vigore del Codice della Crisi che è stato più volte rinviato a causa delle problematiche Covid che hanno apportato alle aziende ed ai loro bilanci problemi non trascurabili.

Ironia della sorte però, l’entrata in vigore lo scorso 15 luglio delle ultime disposizioni avvengono in un momento in cui guerra, caro prezzi delle materie prime e la conseguente recessione rendono famiglie ed imprese incapaci di assolvere le proprie obbligazioni.

Tutti fattori che nella definizione di insolvenza vengono definiti quale causa esterna della stessa.

Alcune norme del CCI si rivelerebbero in questo momento quasi antiquate quali, l’art 67 co. 5 CCI ove prevede in ordine al rimborso delle rate del mutuo, che è ammesso solo se alla data di deposito della domanda il consumatore ha adempiuto regolarmente le proprie obbligazioni e l’art. 74 co 1 CCI allorquando in ordine all’obbligo di continuità aziendale nel concordato minore riprende la richiesta, sempre in ordine al rimborso rate delle rate del mutuo, solo se l’impresa ha adempiuto regolarmente fino alla presentazione della domanda.

Naturalmente se imprese e famiglie hanno difficoltà a pagare le bollette dell’energia potrebbe essere realistico pensare che il pagamento delle rate del mutuo, aggravate del costo del maggior valore degli interessi, sia relegato ad un differimento della data di scadenza.

Occorre quindi che il nuovo governo disponga misure immediate ed urgenti per famiglie e imprese valide almeno per i prossimi 36 mesi.

La buona notizia è che secondo il Governo Meloni la cattiva burocrazia ha i mesi contati. I controlli a sorpresa sulle aziende, quelli inutilmente vessatori, fatti giusto per il gusto di farli, senza che siano legati a un’effettiva esigenza di verifica o alla probabilità di scovare irregolarità, resteranno un retaggio del passato.

D’ora in avanti i controlli dovranno avere un approccio “risk based”, ossia dovranno essere programmati secondo princìpi di «efficacia, efficienza e proporzionalità, tenendo conto delle informazioni in possesso delle amministrazioni competenti» e dell’esito delle ispezioni pregresse.

Nessun salvacondotto, dunque. Nessuna impunità. Ma un principio di buon senso che punti a non disturbare chi vuole fare.

Meno burocrazia, regole chiare e certe, risposte celeri e trasparenti per dare stimolo all’economia, alla crescita e agli investimenti”, ha promesso la presidente del Consiglio: “Tutti sappiamo quanto l’eccesso normativo, burocratico e regolamentare aumenti esponenzialmente il rischio di irregolarità, contenziosi e corruzione. Chi oggi ha la forza e la volontà di fare impresa in Italia va sostenuto e agevolato, non vessato e guardato con sospetto. Perché la ricchezza la creano le imprese con i loro lavoratori, non lo Stato tramite editto o decreto”.

Prima di ogni controllo ci sarà una telefonata per programmarlo, specificarne la natura, individuarne i contenuti e i documenti necessari, i giorni in cui arriverà, le risorse umane di cui avrà bisogno. Non ci saranno divise o mitragliette in vista. I controlli avverranno nel rispetto reciproco.” “civiltà, gentilezza e cortesia” il motto dell’allora ministro Brunetta quando il Ddl fu approvato dal governo Draghi in Consiglio dei ministri.

Il lavoro di scrittura dei decreti delegati che dovranno essere approvati entro fine anno come prevede il Pnrr è andato avanti e per il neo ministro della PA, Paolo Zangrillo, sarà facile riprendere in mano il dossier e liberare le imprese italiane dalla cattiva burocrazia, quella che vessa solo per il gusto di vessare e non perfeziona la compliance tra amministrazioni e soggetti controllati premiando i comportamenti virtuosi.

Un principio che sarà al centro dei decreti che le imprese si augurano di trovare sotto l’albero di Natale.

La ratio, oltre a quella di promuovere un cambiamento significativo nei rapporti fra fisco e contribuente proseguendo sulla strada della compliance fiscale avviata nei prossimi anni, è anche quella di fare cassa ed in fretta, e così, è allo studio la tregua fiscale annunciata dalla Premier.

In arrivo potrebbero esserci quindi nuovi provvedimenti di rottamazione o saldo e stralcio, ma ancora il velo è fitto sulle reali misure sul tavolo.

Le ipotesi sono tante ma rimangono tali fino a quando il Governo non prenderà decisioni ufficiali per cui al momento non ci sono certezze, benché l’unica evidenza è quella che il Governo Meloni ha bisogno di finanziare le misure economiche urgenti.

Intanto, al Consiglio europeo di Bruxelles del 20 e 21 ottobre hanno avuto risalto le conclusioni sulle risposte da dare alla crisi dei prezzi dell’energia, naturalmente creando l’indipendenza di fornitura da un singolo Paese ma si è discusso anche di un altro punto importante in agenda, appena accennato in una riga del testo finale.

Oltre tre ore di discussioni tra i leader, a porte chiuse e cellulari spenti, per le relazioni dell’Ue con la Cina, che hanno subito un notevole deterioramento negli ultimi anni e che ormai si configurano più come un rischio strategico che non come opportunità di sviluppo commerciale ed economico.

Mario Draghi ed Emmanuel Macron unitamente ad altri leader hanno paventato il rischio di riprodurre con la Cina gli stessi errori fatti con la Russia, evidenziando l’allarmante dipendenza dell’Ue   per la fornitura di materie prime e tecnologie da una potenza economica ben più importante, che non solo non condivide i valori europei, ma si pone come punto di riferimento globale alternativo a quei valori.

I leader dell’Ue, con l’eccezione del cancelliere tedesco Olaf Scholz, hanno conseguito che non si può più tenere la geopolitica fuori dalle relazioni commerciali e che il deterioramento delle relazioni con il gigante asiatico è iniziato appena dopo la firma dell’Accordo generale sugli investimenti tra Ue e Cina nel dicembre 2020.

Un accordo  congelato a causa di quanto avvenuto successivamente come  la rappresaglia economica contro la Lituania per aver intensificato i rapporti diplomatici con Taiwan, la repressione brutale all’interno della Cina, in particolare a Shanghai, le sanzioni di Pechino contro eurodeputati ed entità europee che avevano denunciato le detenzioni arbitrarie e gli abusi subiti dalla minoranza uigura nello Xinjiang, e poi la proclamata “amicizia illimitata” con Mosca, in seguito allargata al sostegno alla Russia per l’invasione dell’Ucraina.

La presidente della Commissione Ursula Von der Leyen ha rilevato alla fine della discussione al vertice Ue che «la Cina sta continuando la sua missione per stabilire il suo dominio nell’Asia orientale e la sua influenza a livello globale».

Quindi la lezione sull’eccessiva dipendenza dai combustibili Russi servirà per studiare come evitare un caso Cina con il rischio da dipendenza dalle tecnologie e dalle materie prime.

Pertanto, le priorità sono quelle di rafforzare le   capacità europee e diversificare gli approvvigionamenti verso fornitori affidabili e fidati” ha detto ancora la presidente della Commissione.

Mario Vacca

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

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