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Le due guerre russo-cecene

da | Dic 9, 2022 | Costume e società

Dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica, il quadro geopolitico dell’Europa dell’Est, diventa lo sfondo e il motivo principale, unito alla voglia di indipendenza, per innescare quelle che in seguito verranno conosciute come le due guerre russo-cecene.

Nel mese di novembre dell’anno 1991, in seguito alla nascita e al conseguimento dell’indipendenza delle tre ex Repubbliche Socialiste Sovietiche situate nel Caucaso meridionale, ovvero Armenia, Azerbaigian e Georgia, l’allora Repubblica Cecena di Ichkeria, (Repubblica autonoma insieme all’Inguscezia a maggioranza musulmano sunnita) decide di proclamare la propria indipendenza dalla Federazione Russa, dell’allora presidente Boris Eltsin. 

Questa decisione fu la scintilla che diede origine ad un violento conflitto con le autorità russe, molto preoccupate per un eventuale effetto domino causato della secessione della Cecenia, che a momenti alterni è durato fino all’anno 2000.

Tra i protagonisti principali del primo periodo di vita della Repubblica di Ichkeria, ci fu sicuramente Džochar Dudaev, dapprima generale dell’aviazione sovietica, ed in seguito guerrigliero indipendentista ceceno, e per finire, presidente della autoproclamata Repubblica fino all’anno 1996, quando quest’ultimo venne ucciso dall’aviazione russa.

Nell’anno 1993 il Parlamento ceceno cercò di ottenere la sfiducia nei confronti di Dudaev, ma in anticipo sul parlamento, l’ex presidente disciolse l’assemblea e decise da quel momento in poi di governare l’intero territorio in maniera totalmente autoritaria.

La nascita di un movimento armato finanziato dalla Federazione Russa e ostile a Dudaev, sfociò in quella che sarebbe diventata la prima guerra russo-cecena, cominciata a dicembre 1994, e terminata ad agosto 1996.

Fu in questo periodo di conflitto che i russi riuscirono ad occupare  Groznyj, la capitale cecena. 

Ma vana fu la morte di Dudaev, dato che la controffensiva cecena spinse nuovamente le forze armate russe a negoziare un cessate il fuoco e a ritirarsi dal territorio.

Il fallimento durante il tentativo di riannessione causò la morte di quasi 6000 soldati russi, con una stima di circa 17.400 morti ceceni. 

Questo costituì un gravissimo colpo per la coscienza militare e nazionale russa. 

A cavallo tra il 1996 e il 1999 la Cecenia fu la triste protagonista di una lunga e sanguinosa guerra civile che portò la Repubblica al collasso economico, accompagnata dalla violenza politica unita all’estremismo religioso. 

In quel periodo, il governo di Aslan Maschadov, tra i protagonisti della vittoria durante il primo conflitto e presidente della Cecenia tra il 1997 e il 2000, non riuscì a fermare l’avanzata dei signori della guerra ed il loro controllo su vaste aree del territorio.

In questo contesto, la Brigata islamica internazionale, fu in particolare la causa dello scoppio della seconda guerra russo-cecena, tra il 1999 e il 2000. La Brigata, nell’agosto 1999, invase il vicino stato del Daghestàn, per sostenere i separatisti della regione, e nel mese di ottobre, con diversi attentati dinamitardi in alcune città della Russia, i guerriglieri della Brigata provocarono 293 morti.

L’allora primo ministro e futuro presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, decise nuovamente di invadere la Cecenia, promettendo una decisiva e veloce vittoria all’opinione pubblica russa. 

Tra l’ottobre 1999 e il maggio 2000, si svolsero le maggiori azioni militari russe, e quando i russi rientrarono a Groznyj, gran parte della popolazione cecena rimase sfollata, a causa di un assedio devastante. Una nuova operazione del governo federale per colpire la guerriglia cecena che si stava riorganizzando, venne poi lanciata nel maggio del 2000.

In seguito ad alcuni accordi tra le parti, a partire dall’anno 2003 la nuova Costituzione cecena riesce a garantire al paese una vasta autonomia. 

Ma, nonostante ciò, gli attentati dei separatisti, sia in Russia che in Cecenia non si fermarono. Degni di nota, purtroppo, i fatti del 2002, con la crisi degli ostaggi del Teatro Dubrovka di Mosca, che hanno causato la morte di circa 170 persone, ed in seguito, nel 2004, con la tremenda strage presso una scuola di Beslan, situata nell’Ossezia del Nord, che ha causato la morte di più di 385 persone, soprattutto bambini.

Ritornando alle promesse di Putin, per ripulire la Cecenia dai terroristi e per mettere fine alla guerra, il futuro presidente russo aveva bisogno di un alleato. E lo trova nel più religioso tra i “ribelli”, ovvero Ahmad Kadyrov, che in cambio dell’intera Cecenia, prima tradisce Mashkhadov, poi rovescia il governo e ne diventa il nuovo leader, che viene subito riconosciuto da Putin.

A questo punto, a cose ormai finite, almeno sulla carta, sembra essere arrivati alla fine della guerra. Ma non è così. 

Il conflitto non durerà 4 mesi come Putin aveva previsto, ma, per così dire, durerà 10 anni. 

In questo arco di tempo, entrambe le parti saranno protagoniste di attentati, stupri e devastazioni. 

Durante i bombardamenti, la capitale cecena Groznyi, si trasforma in un cumulo di macerie, e nel 2003, viene definita dall’Onu come la città più devastata del mondo. 

Nel frattempo, Putin riesce ad eliminare le iniziali idee indipendentiste, il governo e il parlamento ceceno. 

All’inizio con un referendum con cui fa approvare una nuova Costituzione che concede alla capitale russa il diritto costituzionale di poter sciogliere il parlamento. 

E infatti il parlamento viene sciolto. In seguito, indice nuove elezioni.

Pochi mesi dopo il nuovo leader ceceno viene ucciso in un attentato. Gli succede il figlio Ramzan, attualmente in carica, che diventa governatore de facto prima di essere eletto ufficialmente presidente nel 2007. 

Oggi si può sostenere che i ceceni non sono più il popolo di guerrieri degli anni 90. La maggior parte dei combattenti o sono scappati o sono morti. 

Attualmente si presentano come un popolo diviso in diverse fazioni. Tra le quali i traditori, i traditi, i fedeli alla rivoluzione e le schegge impazzite.

Tutto sommato, nonostante in Cecenia vengano continuamente calpestati i diritti umani e civili, e con una libertà di stampa e di parola praticamente inesistente, il sole ha ripreso a splendere. 

Con Putin e Kadyrov, già dal 2009 con la proclamazione della fine delle ostilità, le idee di indipendenza sono state messe a tacere. 

La Cecenia è rimasta parte della Federazione Russa vivendo in completa autonomia e la capitale Groznyj, da un cumulo di macerie si è trasformata in una città moderna che non ha nulla da invidiare alle metropoli occidentali.

Nicola Comparato

In collaborazione con: www.gazzettadellemlia.it

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