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Le otto tecniche della manipolazione/propaganda politica

da | Lug 23, 2022 | Costume e società

La propaganda ha origine dalla persuasione che nacque nell’Antica Grecia: nelle assemblee popolari per far valere i propri interessi e i propri diritti era necessario padroneggiare l’arte della parola.

La propaganda vuole al contrario persuadere le persone attraverso la manipolazione, facendo leva su emozioni primarie quali la rabbia e la paura.

Impone l’adesione completa alla propria ideologia, dà la caccia ai dissidenti che intimidisce con minacce e ritorsioni, non rispetta il dialogo o le opinioni altrui.

Ma quali sono i più efficaci strumenti della propaganda? 

  1. Paura e stato di shock: sfruttando terremoti, crisi economiche, attacchi terroristici e incanalando abilmente la paura prodotta da tali calamità si possono indurre i popoli ad accettare guerre, riforme, leggi, restrizioni che vadano contro gli interessi del popolo stesso.
  • Amplificazione ed esagerazione: Una notizia negativa viene amplificata a dismisura attraverso un martellamento continuo, per instillare paura e impotenza. La massa, spaventata, sentirà così di avere bisogno di un leader che risolva la situazione.
  • Vox Populi: convincere il pubblico che un’idea è buona perché è condivisa dalla maggioranza. La paura di essere emarginati è una paura ancestrale. Nell’uomo il desiderio di appartenere a un gruppo è istintivo, ciò lo spinge a condividere idee, pensieri, abitudini, sentimenti della collettiva. Basterà accennare al fatto che un’idea è ampiamente condivisa dalla comunità per persuadere la folla ad accettarla. 
  • Generalizzazioni: una lingua vaga, nebulosa o al contrario troppo tecnica e altisonante, tanto altisonante da confondere l’ascoltatore, risponde sempre a uno scopo ben preciso. L’utilizzo di parole come “libertà”, “sicurezza”, “verità” fanno leva sull’ascoltatore e promettere un “grande cambiamento per il paese”, genera sempre reazioni positive, senza però che l’oratore si impegni a specificare in cosa consisterà questo cambiamento. Il trucco è convincere, usando dei termini che nessuno si sentirà di contestare.
  • Principio della volgarizzazione: Usare frasi ad effetto e slogan da far memorizzare ai propri elettori. Rapidità e sinteticità sono la chiave al fine di banalizzare ogni discorso, che avrebbe invece bisogno del giusto tempo, del giusto spazio, del giusto respiro, escludendo a priori tutte quelle complessità, quelle sfumature che non si prestano a essere racchiuse in poche righe. Allo stesso modo usare un tono paternalistico nei confronti del popolo ha lo scopo di far sentire la gente bisognosa di un padrone/tutore. 
  • Creazione di un nemico: Ogni regime per funzionare deve avere un “nemico”: minoranze etniche, popoli e stati stranieri si prestano facilmente a diventare il perfetto nemico da combattere. A questo nemico vengono attribuite tutte le colpe, tutti i mali, tutti i malfunzionamenti della società. Il nemico è il perfetto capro espiatorio, sul quale sfogare tutta la frustrazione e l’aggressività latente che l’individuo accumula nel corso della sua vita. Più il sistema è difettoso, più la società funziona male, più la frustrazione aumenta e si ha bisogno di un nemico da odiare e da incolpare.
  • Il discredito dei propri avversari è una forma manipolatoria, che consiste nello screditare (tramite attacchi personali e non) chi ha idee e teorie che si discostino dal pensiero ufficiale. Tutto ciò ha come obiettivo la repressione del dissenso.
  • Principio dell’orchestrazione: limitarsi a poche idee ma ripeterle instancabilmente, senza mai vacillare, senza mai manifestare dubbi, tentennamenti.

La sicurezza assoluta nelle proprie idee serve per persuadere l’ascoltatore della loro validità. 

Del resto secondo Ruben Razzante, docente di diritto dell’informazione: “C’è la corsa a chi urla di più, a chi sposta più in alto l’asticella del voyeurismo e della maldicenza legittimando condotte davvero sgradevoli. Stiamo assistendo a un imbarbarimento progressivo dell’informazione”.

G. Middei

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