Notizie recenti

| | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | | |
Home Cultura e società Salute Il mito dell’ottantenne atleta: quando la longevità diventa una trappola

Il mito dell’ottantenne atleta: quando la longevità diventa una trappola

image_printStampa

Fino a pochi decenni fa, compiere ottant’anni significava formalmente e clinicamente varcare la soglia della vecchiaia profonda.

Era un tempo scandito da ritmi biologici lenti, pantofole e un progressivo ritiro dalla vita sociale attiva.

Oggi, lo scenario demografico ed epidemiologico è radicalmente mutato. 

Gli ottantenni del nostro tempo rappresentano una coorte generazionale inedita, spesso estremamente dinamica. Viaggiano, coltivano passioni intellettuali complesse e talvolta rivendicano una vitalità speculare a quella dei cinquantenni.

Prof. Dr. Fulvio Tomaselli

Dal punto di vista genetico ed epidemiologico, questa popolazione beneficia di una “riserva biologica” senza precedenti nella storia dell’umanità.

Essa è il frutto diretto di una nutrizione migliore, della drastica riduzione del logorio muscolo-scheletrico nel corso della vita lavorativa e di una prevenzione medica avanzata che ha cronicizzato patologie cardiovascolari e metaboliche un tempo fatali.

Tuttavia, questa spinta collettiva verso l’attivismo a oltranza rischia di scivolare in un pericoloso paradosso culturale: l’illusione che l’invecchiamento sia solo un’invenzione della mente e che un eccesso di zelo performativo possa azzerare il tempo biologico.

C’è un limite clinico sottile, ma invalicabile, che separa l’invecchiamento attivo dalla negazione della realtà fisiologica.

Sentire di ottantenni che praticano motociclismo in pista, sport estremi o che rincorrono standard prestazionali giovanili fa notizia e alimenta la narrativa dei media, ma dal punto di vista medico impone una riflessione pragmatica.

La biologia, purtroppo, non legge le nostre carte d’identità emotive o i nostri desideri di onnipotenza.

Con il passare degli anni, l’organismo va incontro a un fisiologico, geneticamente programmato e inevitabile declino involutivo.

La densità ossea si riduce progressivamente aumentando il rischio di osteoporosi e fratture da fragilità; la massa muscolare cede, inesorabilmente, il passo alla sarcopenia; i tempi di conduzione e reazione neurologica si allungano e la resilienza emodinamica e cardiovascolare diminuisce drasticamente.

Ostinarsi a ignorare questi passaggi strutturali non è un segno di forza o di coraggio, bensì un azzardo clinico del tutto inopportuno. La ricerca esasperata del primato giovanilista a tutti i costi rischia di essere fuori luogo, poiché confonde la reale qualità della vita con la mera performance fisica.

Come medici che ogni giorno affrontano le dinamiche della senescenza sul campo e attraverso le colonne della divulgazione scientifica, dobbiamo chiederci quale sia il vero obiettivo della medicina della longevità.

La risposta è chiara: non dobbiamo trasformare un anziano in un eterno ragazzo artificiale, ma permettere all’individuo di raggiungere gli ottanta, i novanta e oltre, preservando l’autonomia funzionale e l’equilibrio psicofisico.

Questo percorso virtuoso non si improvvisa,d’emblée, nella terza età, ma si costruisce seguendo una linea terapeutica rigorosa e consapevole fin dalla giovinezza, basandosi su pilastri scientifici ormai consolidati dalla letteratura internazionale.

Una nutrizione bilanciata e personalizzata, una stimolazione cognitiva costante per preservare la plasticità neuronale e un’attività fisica moderata ma strettamente regolare – strutturata sul rispetto assoluto del proprio corpo e mai sulla sfida prestazionale – sono i veri garanti di una vecchiaia serena e in salute.

Accettare che i ritmi fisiologici cambino non significa affatto arrendersi alla decadenza o rassegnarsi, ma ottimizzare con intelligenza medica le proprie risorse biologiche residue.

La sfida cruciale della classe medica contemporanea, e di chi come me ha la responsabilità di scrivere di salute pubblica su un quotidiano, è dunque quella di decontestualizzare radicalmente la longevità dal mito capitalista e tossico della performance.

Gli ottantenni di oggi hanno indubbiamente una marcia in più, ed è un traguardo straordinario della scienza, ma la loro risorsa più grande deve essere la saggezza clinica e personale di saper gestire il proprio patrimonio biologico.

Solo attraverso una moderazione consapevole, che protegge l’organismo dai traumi dell’eccesso e lo nutre con la giusta prevenzione mirata, è possibile traghettare la vita oltre la fatidica soglia dei novant’anni in piena salute e dignità.

La longevità non è una gara di velocità o una maratona agonistica, ma una complessa disciplina di resistenza, consapevolezza e armonia interiore.

Prof. Fulvio Tomaselli – Angiologo Eticista Esperto di prevenzione della senescenza e di medicina rigenerativa

Specialista in idrologia, climatologia, talassoterapia

Medico Responsabile, RSA Villa Tuscolana-Sereni Orizzonti, Roma

Vicepresidente di Labirinto 14 Luglio

Presidente onorario della società SIME

Fultomas1@gmail.com

Foto copertina: immagine generata dall’AI

Io Rompo

SatiQweb

dott. berardi domenico specialista in oculistica pubblicità