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Home Cultura e società Salute Oltre il campo di carciofi: perché difendere la RSA significa difendere la civiltà

Oltre il campo di carciofi: perché difendere la RSA significa difendere la civiltà

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Esiste un vizio di forma nel dibattito pubblico italiano: la tendenza a normalizzare il declino attraverso la generalizzazione.

Quando si parla di sanità, e in particolare di Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), il racconto si arena quasi sempre nella cronaca nera o nel pietismo.

Si è radicato, nell’immaginario collettivo, un pregiudizio culturale che riduce la RSA a un “nonluogo“, un limbo di attesa dove la vita si spegne e la medicina abdica, ma la realtà clinica e sociale ci dice tutt’altro.

Prof. Dr. Fulvio Tomaselli

Ci dice che, se la sanità territoriale è oggi un corpo che sanguina, le RSA ne sono i vasi capillari. E se li ostruiamo per incuria o cecità politica, l’intero sistema va in necrosi.

Nel mio percorso professionale e come vicepresidente dell’associazione “Labirinto 14 Luglio“, dedicata proprio alla tutela dei fragili, mi trovo spesso a ripetere una metafora: la nostra struttura è come una rosa in un campo di carciofi.

È un’immagine forte, forse provocatoria, che serve a rivendicare l’eccellenza in mezzo a un panorama che la burocrazia e il disinvestimento vorrebbero piatto, spinoso e indistinto.

Eppure, parlando con i colleghi e guardando oltre l’orizzonte della mia routine clinica, mi sorge un dubbio fecondo: e se queste rose non fossero così poche? Se il vero problema fosse che la politica e l’opinione pubblica hanno perso la capacità di distinguerne il profumo?

È giunto il momento di far entrare con forza nella mente delle persone che cos’è, oggettivamente, una RSA di livello.

Non è un albergo per anziani, né un surrogato di un ospedale.

È il luogo dove la medicina interna, la geriatria, la fisiatria e la psicologia clinica si fondono con l’antropologia della cura.

Curare un paziente fragile, spesso affetto da multicanalità patologica e declino cognitivo, non significa semplicemente somministrare farmaci. Significa calibrare la complessità medica sulla fragilità biologica. È una sfida clinica altissima, che richiede competenze superspecialistiche. Liquidare tutto questo come “assistenzialismo di serie B” è un insulto alla scienza medica e alla dignità umana.

Sicuramente esistono realtà discutibili, e non dobbiamo nasconderci dietro un dito, ma le strutture che meritano – e sono tante – combattono ogni giorno una guerra silenziosa contro un nemico subdolo: l’assordante sordità delle istituzioni.

Come associazione abbiamo coinvolto più volte la politica. Abbiamo mostrato i dati, i volti, le necessità. La risposta? Un’architettura di promesse che si scioglie al primo bilancio economico.

La politica sembra incapace di comprendere che investire nelle RSA non è una spesa a fondo perduto, ma un risparmio sistemico.

Una RSA che funziona evita accessi impropri al pronto soccorso, decongestiona i reparti di acuzie degli ospedali e sostiene i nuclei familiari che, altrimenti, verrebbero polverizzati dal carico assistenziale.

La verità è che oggi siamo di fronte a una transizione demografica senza precedenti, ma la governance sanitaria ragiona ancora con gli schemi degli anni Ottanta.

Ci si riempie la bocca di parole come “prossimità” e “assistenzadomiciliare“, ignorando deliberatamente che la domiciliarità ha un limite biologico e sociale oltre il quale diventa abbandono terapeutico.

La RSA non è la fine del percorso; è l’evoluzione della cura quando la complessità supera le forze della famiglia e della solitudine.

È il luogo in cui la medicina non si arrende alla cronicità, ma la governa per garantire la migliore qualità di vita possibile.

Per questo non possiamo più permetterci di tacere.

Dobbiamo pretendere che la politica si svegli dal suo torpore elettoralistico.

Se continuiamo a tagliare le risorse, a equiparare il virtuoso al negligente e a considerare la lungodegenza come l’ultima ruota del carro sanitario, faremo svanire anche le ultime rose rimaste.

E allora ci resterà solo un immenso, sterile campo di carciofi.

Difendere le RSA di valore non è una battaglia di categoria: è l’ultimo baluardo di una società che vuole definirsi civile.

Prof. Fulvio Tomaselli

Angiologo Eticista Esperto di prevenzione della senescenza e di medicina rigenerativa.

Specialista in idrologia, climatologia, talassoterapia

Medico Responsabile, RSA Villa Tuscolana-Sereni Orizzonti, Roma

Vicepresidente di Labirinto 14 Luglio

Presidente onorario della società SIME

Fultomas1@gmail.com

Foto copertina: immagine generata dall’AI

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