I mercati di origine si ridimensionano, ma noi continuiamo a vivere in una bolla mercantile molto particolare e pure pericolosa
I mercati di origine si ridimensionano, ma noi continuiamo a vivere in una bolla mercantile molto particolare e pure pericolosa, da un lato il mercato dei cereali che per quanto riguarda i prodotti nazionali è spezzato in tre diversi segmenti: grani ben tenuti e ricercati specie dai mangimisti, l’orzo che va per la sua strada, il mais nazionale nel caos qualitativo sanitario più totale, le quotazioni non cedono perché sostenute dalla merce di origine estera, ma si sta creando un mercato parallelo di mais 103 o similare a valori più bassi che vive di “rapina” sulle molte partire contestate.
Comunque sia, il mais nazionale anche quando “bello” sconta la diffidenza degli utilizzatori, e la sua alternativa il sorgo non ha ancora il gradimento del consumo.
Mentre permane teso il mercato dei cereali esteri specie sulla merce di importazione, in particolare quella con garanzie certe di 3 e 5 ppb di aflatossina B, ma anche sul mais estero
comunitario si cominciano a riscontrare problemi sanitari. Del resto il clima è stato simile a quello nostro.
Mercato dei fibrosi sempre ben tenuto.
Mercato dei proteici dove il comparto soya fa da padrone, la farina ieri era scambiata a circa 500€ ton partenza Ravenna e più cara su Venezia, (il caro soya persiste e potrebbe durare sino ad aprile ‘27 fatte salve sorprese) mentre il gennaio-marzo lo si scambiava a 495€ e da gennaio a tale valore va assommata l’EUDR 25€ tonnellata + spese di trasporto; quindi, caccia a farina di Girasole e farina di Colza, ma anche a tutti i proteici alternativi, distiller di cereali, panelli, piselli proteici.
Farsi quotare un 2027 su dodici mesi è un’impresa e quando si sentono i valori nascono molte perplessità.
Come già scritto nel rapportino in precedenza: “E poi si dovrà aggiungere un pochino di “bocca buona” sulle materie prime”.
Purtroppo, sino a che guerre, tensioni geopolitiche, crisi logistiche e caro energia imperversano, è difficile che il mercato si stabilizzi, ma il rischio vero è anche una possibile penuria di alcune merci che oggi sono base del sistema agrozootecnico e agro alimentare. La iperglobalizzazione sta presentando il suo conto salato e sta alimentando anche le varie rivolte di piazza e inducendo gli agricoltori a cambi di coltivazione agricola.
Per le bioenergie c’è disponibilità di matrici non sostenibili a basso prezzo, mentre per le sostenibili la situazione è ben diversa, chi ha bisogno di info più dettagliate ci contatti pure.
Indici 20 ottobre 2026
L’indice dei noli b.d.y. è sceso a 2.546 punti, il petrolio wti è salito a circa 104$ al barile, il cambio €/$ gira a 1,12315 ore 8,27
Mario Boggini e Virgilio
In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

