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Quando un quadro diventa una porta: “Dedica a Dio” alla biennale di Chianciano

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L’opera di Maurizio Domolato Melchiorre Salomone esposta al Chianciano Art Museum nella IX edizione della Chianciano Biennale, dal 15 al 29 agosto.

Una grande tela materica che nasce da una domanda: è possibile entrare in un dipinto per cercare Dio?

C’è un momento, davanti a un quadro, in cui si può  decidere di andare oltre.

Non è detto che accada.

Si pu  guardare, apprezzare i colori, la materia, la tecnica. Oppure ci si pu  fermare un po’ di più. Lasciare che lo sguardo cerchi qualcosa che non è immediatamente visibile.

È questa la scommessa di “Dedica a Dio”, opera di Maurizio Domolato Melchiorre Salomone, selezionata ed esposta per la IX Chianciano Biennale, in programma dal 15 al 29 agosto 2026 a Chianciano Terme, con esposizione al Chianciano Art Museum e negli spazi espositivi del centro storico.

La Biennale internazionale quest’anno riunisce artisti provenienti da numerosi Paesi e presenta opere di pittura, scultura, fotografia, installazione, mixed media e altre forme dell’arte contemporanea. L’edizione 2026 si estende tra il Museo d’Arte di Chianciano e le gallerie del borgo storico, trasformando la città toscana in un percorso dedicato all’arte contemporanea internazionale.

In questo contesto, Dedica a Dio porta dentro la mostra un tema antico, ma affrontato con un linguaggio decisamente contemporaneo: la ricerca del Divino.

È una grande tela verticale, 240 per 97 centimetri, realizzata in tecnica mista. La superficie è costruita attraverso stratificazioni, abrasioni, accumuli di materia e passaggi cromatici. Bianchi, verdi, azzurri, blu, terre e oro si incontrano e si sovrappongono. Non c’è una scena religiosa nel senso tradizionale del termine. Non c’è un’immagine di Dio.

C’è, piuttosto, la ricerca di una presenza.


Ed è proprio qui che nasce l’idea della porta.


«Il quadro è una porta»


È così che l’artista definisce il senso più profondo del lavoro.

Davanti alla tela lo spettatore si trova di fronte a una soglia. Pu  restare fuori oppure provare a entrare. Non fisicamente, naturalmente, ma attraverso lo sguardo e attraverso la propria esperienza interiore attraverso un esperienza mistica.

Per chi crede, quella porta pu  diventare un invito a cercare Dio.

Per chi non crede, pu  rimanere una porta chiusa, ma non per questo priva di significato. Si pu  rimanere davanti al dipinto, lasciarsi interrogare dalla materia, dalla luce, dalle forme che emergono e scompaiono.

La porta, in ogni caso, rimane aperta.

È forse questo il punto più interessante dell’opera: non chiede allo spettatore di condividere necessariamente la fede dell’artista. Gli chiede di confrontarsi con una domanda.

Che cosa vediamo quando cerchiamo qualcosa che non possiamo vedere?

La materia come luogo della ricerca


In Dedica a Dio la materia pittorica non è soltanto una scelta estetica.
È parte del racconto.

La superficie sembra nascondere e rivelare contemporaneamente. Alcune forme affiorano dal colore, altre si perdono nuovamente negli strati della pittura. La luce si concentra in alcune zone e sembra aprire degli squarci dentro la composizione.

Lo sguardo deve lavorare.

Ed è proprio questo lavoro dello spettatore a completare l’opera.

Tra le forme che possono essere riconosciute nella composizione emergono una figura umana raccolta nella preghiera e, nella zona superiore destra, una testa di cavallo dalla criniera dorata. Non sono immagini immediatamente dichiarate: sono presenze che si rivelano lentamente.

Il cavallo diventa così un’immagine di forza, energia e purificazione; la figura umana, invece, sembra rappresentare l’uomo nel momento in cui si mette davanti a qualcosa di più grande di sé.

Ma anche qui l’artista lascia spazio allo spettatore. Non gli consegna una spiegazione definitiva.
Gli permette di cercare.


Dio come amore

Accanto all’opera compare anche una poesia.

È un elemento importante perché chiarisce una delle chiavi di lettura del dipinto: l’amore.

Per Domolato il rapporto è diretto: Dio è amore e l’amore conduce a Dio. La poesia diventa quindi una seconda porta, parallela a quella pittorica. Il quadro parla attraverso il colore e la materia; la poesia attraverso la parola. Due linguaggi diversi per la stessa ricerca.

E così Dedica a Dio non è soltanto un dipinto dedicato a una dimensione religiosa. È una riflessione sul bisogno umano di cercare un significato, una presenza, qualcosa che vada oltre ci  che è immediatamente visibile. Un’opera che non finisce sulla tela

C’è poi un altro elemento che Domolato considera parte integrante del lavoro:

la cornice d’artista, con la presenza materiale dell’intervento dell’autore.

La cornice non è un semplice elemento che separa il quadro dalla parete. Diventa parte dell’opera stessa realizzata da lui stesso.

Tela, materia, cornice, poesia, impronta digitale, gesto dell’artista e significato spirituale concorrono così a formare un unico lavoro tutto dell’artista.

È quella che l’artista definisce una “opera totale”.

E il termine è interessante perché sposta l’attenzione dal semplice oggetto pittorico all’esperienza complessiva che il visitatore si trova davanti.

Una domanda, più che una risposta


La forza di Dedica a Dio sta forse proprio nel non voler dimostrare nulla.

Non pretende di dimostrare l’esistenza di Dio.


Non pretende nemmeno di convincere chi non crede. Propone invece una possibilità: entrare.

Il credente pu  riconoscere quella soglia mistica e attraversarla con la propria fede. Il non credente pu  rimanere davanti alla soglia, senza necessariamente accettare ci  che l’artista vi vede. Ma entrambi, davanti al quadro, sono chiamati a guardare.

E in un’epoca nella quale siamo abituati a consumare immagini in pochi secondi, questo non è poco.

Un’opera che chiede di fermarsi è già, in qualche modo, un’opera che chiede di cambiare ritmo.

La presenza di Dedica a Dio alla Chianciano Biennale porta dunque in Toscana una ricerca personale nata intorno alla pittura, ma capace di aprirsi a temi universali: la fede, il dubbio, l’amore, la morte, la ricerca di senso e il rapporto dell’uomo con il mistero.

La IX Chianciano Biennale, dal 15 al 29 agosto 2026, rappresenta un appuntamento internazionale dedicato all’arte contemporanea e riunisce artisti selezionati attraverso una call internazionale. L’organizzazione organizzata dalla Gagliardi Gallery di Londra indica per questa edizione oltre 300 artisti e un programma distribuito tra il Museo d’Arte di Chianciano e il centro storico della città.

In mezzo a tanta varietà di linguaggi, Dedica a Dio sceglie una strada particolare. Non racconta Dio con un’opera totale cioè Gesamtkunstwerk. “Dedica a Dio” lascia allo spettatore la scelta più importante: fermarsi davanti oppure provare ad attraversarla.

Redazione

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

SCHEDA

Maurizio Domolato Melchiorre Salomone Dedica a Dio


Tecnica mista su tela, cornice d’artista 240 × 97 cm

IX Chianciano Biennale


Chianciano Art Museum, Chianciano Terme 15–29 agosto 2026

Chianciano Biennale – sito ufficiale

https://biennalechianciano.org/

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