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Autotrasportatori prezzo gasolio ci strangola, costretti a fermarci

da | Giu 20, 2022 | Economia

È dal settembre dell’anno scorso che il carburante è in continua e costante ascesa, ma solo ora, a distanza di 8 mesi, forse iniziamo a percepire il danno che sta causando ai cittadini e ad intere categorie economiche italiane.

Chi però lo ha capito per primo, sono proprio gli autotrasportatori che già, nei primi mesi di quest’anno, avevano iniziato a fermarsi, bloccando il trasporto su gomma delle merci nel nostro stivale.

Da nord a sud il problema era ed è rimasto lo stesso, l’aumento inqualificabile e spregiudicato del costo del carburante, non solo perché fa lievitare i costi delle merci e delle materie prime, ma soprattutto, concorre a strangolare quelle aziende di trasporto che ogni giorno ci assicurano la quotidianità delle nostre esigenze.

Era metà marzo 2022 quando un gruppo di autotrasportatori sardi iniziò uno sciopero con grande dignità e senso di responsabilità; imprenditori che, al collasso economico, non potevano più proseguire nei contratti fatti precedentemente, altrimenti ci avrebbero rimesso.

Vennero fatti sgomberare pochi giorni dopo come una qualsiasi delle loro merci trasportate, un pacco che passa da un bilico all’altro con anche un dibattito pubblico nei media, che voleva trattare la categoria come degli schiavi che non hanno nessun diritto.

Basti pensare il Presidente di Copagri Franco Varracina chiedeva con una lettera inviata a Draghi, alla Lamorgese e a Patuanelli, l’intervento del Viminale dicendo: “L’agitazione degli autotrasportatori sardi si sta aggravando di ora in ora, tanto da degenerare in un vero e proprio blocco dei porti e della movimentazione delle merci, con ripercussioni a catena sull’ordine pubblico, sull’approvvigionamento degli scaffali della grande distribuzione e sulla tenuta economica di migliaia di imprese agricole sarde e del resto della Penisola“.

E ancora scriveva: “In gioco c’è l’interscambio commerciale isolano di numerosi beni, fra i quali i prodotti agricoli, che vengono bloccati prima dell’imbarco e rispediti alle aziende, con incalcolabili danni economici per le imprese agricole, legati all’alta deperibilità delle produzioni“.

A questo “appello” poi si unirono molte altre sigle sindacali, associazioni, politici, etc, il cui unico problema non era e non lo è oggi, quello di capire la protesta e tutelare gli autotrasportatori, ma inverosimilmente garantire alla grande distribuzione di fare profitto, senza preoccuparsi minimamente delle condizioni economiche degli autotrasportatori.

E da marzo ad oggi che cosa è successo? Praticamente nella sostanza, nulla

Ce lo spiegano bene la Dottoressa Cinzia Franchini Presidente dell’Associazione Ruote Libere e la Dottoressa Anna Maria Mozzone dell’ufficio di Presidenza che avevano previsto il flop odierno del tavolo presso il MIMS, programmato dalle solite sigle del settore che si auto definiscono “più rappresentative”, in quanto nessun politico, compresa la viceministra Teresa Bellanova, si erano presentati.

Lo sconforto, ma anche la determinazione, lo leggiamo nelle parole della Franchini che dice: “Nell’incontro si è parlato dei soliti 500 milioni, quelli che già da mesi avrebbero dovuto essere stanziati e che invece ancora siamo in attesa arrivino alle aziende. Si sarebbe giunti a un’intesa sull’uso del credito di imposta e tanto è bastato per soddisfare le associazioni dell’Albo. Peccato che quei soldi non solo non bastano, ma restituiscono semplicemente alle aziende quanto tolto in termini di rimborsi accise. Nulla invece è stato deciso stamattina in termini di tetto al gasolio o ulteriore taglio alle accise. Unatras come solito esprime soddisfazione per il buon esito della riunione “tecnica“.

Il governo dei migliori anche oggi ci ha dimostrato quanto siano importanti cittadini imprenditori ridotti alla canna del gas, disertando anche il confronto de visu.

Come la categoria degli autotrasporti ce ne è un’altra bistratta parimenti e con loro concatenati, ovvero la categoria dei gestori carburanti, sfiniti da anni di rivendicazioni, che dal 2002 ad oggi hanno decimato il margine e la possibilità di tenere aperti molti dei loro impianti.

Anche ANGAC, l’associazione nazionale dei gestori autonomi carburanti, come Ruote Libere chiede da tempo al MISE, di fissare un tetto massimo al prezzo dei carburanti e, come i cugini del comparto dell’autotrasporto, stanno ancora aspettando una risposta.

In tutto questo se vogliamo per un momento regionalizzare il problema, stride il fatto che vi è in Sardegna, una raffineria, la più grande d’Europa, la Saras, che opera in regime di zona franca ovvero un regime fiscale super agevolato, ma che di fatto non ritorna nessuna agevolazione alla popolazione residente.

Infatti, il Presidente della Repubblica Scalfaro, il 10 marzo del 1998 con il decreto N. 75/98 istituiva la zona franca in Sardegna che, ad oggi non c’è, mentre appena fuori dei cancelli della raffineria, trovi il distributore che eroga un litro di gasolio a 2 euro e da quel 10 marzo 1998 sono passati solo 23 anni, chissà quanto ancora dovrà salire il prezzo.

Andrea Caldart

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