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Class Action: la bomba Superbonus è scoppiata

da | Gen 22, 2023 | Economia

Class Action Nazionale dell’Edilizia è un’associazione nata un anno fa, quando gli imprenditori hanno cominciato a intravedere i primi problemi con la cessione dei crediti di imposta, dopo un 2021 fondamentalmente tranquillo nel corso del quale hanno potuto lavorare serenamente, è stato emanato il decreto antifrode Art. 28, relativo alle norme del DL Sostegni-Ter.

A questo punto, gli imprenditori hanno previsto tutto ciò che sarebbe accaduto e si sono mossi con grande celerità, iniziando a organizzare manifestazioni, incontri istituzionali e molte altre iniziative.

Con il Governo Draghi si è verificata la chiusura totale e la situazione è peggiorata mese dopo mese.

Il grande problema, riscontrato da Class Action, è che il nuovo Governo non si è ancora accertato dei dati reali di quanti crediti siano bloccati.

Secondo le loro stime, superano i 100 miliardi.

Quelle del Governo, invece, sono basate su sondaggi effettuati da CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa), in maniera casuale, dove hanno dichiarato che i numeri corrispondono a 6 – 8 miliardi circa, non riconoscendo, dunque, la reale gravità del problema.

I numeri, in realtà, sono preoccupanti.

Basta, infatti, visitare il web e cliccare sui gruppi Facebook, dove è esemplificato chiaramente lo stato reale della situazione.

I dati stimati da Class Action sono quelli che ha fornito la Commissione Banche (Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario) e che il Governo non ha opportunamente consultato.

Gli imprenditori si sono rivolti allarmati alla Commissione Banche, chiedendo che venissero quantificati i crediti che erano bloccati nel sistema bancario.

La Commissione Banche ha pubblicato una stima nel mese di settembre, ma basata su dati di maggio, da cui è emerso che 30 miliardi sono stati liquidati dal sistema bancario, a differenza degli altri 47 miliardi che, invece, sono rimasti fermi.

Fino a maggio 2022, la Commissione Banche ha relazionato 47 miliardi di crediti d’imposta incagliati. Alla stima che C.A.N.D.E. ha fatto, per determinarne 100 al 31/12/2022, si è arrivati grazie ai dati Enea comunicati ogni mese, prevalentemente nel periodo giugno-dicembre 2022.

Prima di concludere il suo Governo, Mario Draghi ha prolungato e aumentato l’importo di crediti cedibili anche per le imprese energivore, aziende che per svolgere le proprie attività necessitano di grandi quantità di energia elettrica o di gas.

Ciò ha significato che, coloro che hanno subito aumenti dal 2021 al 2022, potevano essere ricompensati con un credito di imposta cedibile, che neanche queste compagnie sono in grado di monetizzare.

Forza Italia ha quantificato circa 14 miliardi, che si sommano ai problemi dei crediti fiscali del Superbonus e degli altri bonus edilizi.

Queste cifre, dunque, causeranno il più grosso fallimento collettivo dell’Edilizia, ma, ancora prima, delle industrie, fabbriche piccole, necessarie all’Edilizia per la gestione ecologica.

Dunque, i fornitori sono i primi a trovarsi in grossi guai, dal momento che gli imprenditori non riescono a pagarli (alcuni, ad esempio, non prendono i soldi da un anno).

In molti casi accade questo: il fornitore del fornitore, il più debole dunque, ad esempio il piccolo fabbro, consegna il ferro a chi in seguito fa la componentistica, che è più grande di lui e fornisce gli imprenditori.

Accade, dunque, che chi è nel centro è più solido e, nonostante i danni, può proseguire la sua attività, quello più piccolo è chi rimane più in difficoltà.

Quindi, è una situazione che si espanderà a macchia d’olio. Anche in altri Paesi del mondo non sembra esserci un ricordo di una simile situazione in un lasso di tempo così breve.

Parlando sempre di numeri, l’Edilizia italiana era caratterizzata già da un grande problema di debito che lo Stato aveva nei confronti delle aziende appartenenti al settore pubblico.

Nei lavori di ospedali, scuole e così via, non sono mai riusciti a diminuire questi 50-60 miliardi che si trascinano di anno in anno.

Tuttavia, questo debito con le aziende è stato maturato dallo Stato in 20-30 anni e, a questo punto, sono riusciti a far maturare di 100 miliardi, praticamente di debito nei confronti delle imprese, dai 7 ai 10 mesi.

L’Onorevole Andrea De Bertoldi, di Fratelli d’Italia, è stato l’unico che ha creduto alle parole degli imprenditori di Class Action, partecipando anche alle manifestazioni, seguendoli alla Commissione Banche.

Constatando, dunque, la realtà del problema, l’Onorevole, in un convegno di commercialisti, svoltosi a Catania, ha lanciato un appello “Se non interveniamo in fretta, apriremo il tavolo di crisi più grande della nostra storia”.

Prima di Natale, Class Action, tramite canali comunicativi come la radio, è riuscita a incontrare il Senatore Guido Quintino Liris, nella V Commissione Bilancio, consegnando l’emendamento che secondo gli imprenditori sarebbe stato ottimo.

Il Credito Fiscale è una materia estremamente complicata, perché deve rispettare i parametri vincolanti di regole europee ed è possibile che venga sistemato con l’intervento di Stato, che non può investire soldi, altrimenti la misura verrebbe classificata come debito e andrebbero rettificati tre anni di bilanci e si verificherebbero molte altre conseguenze.

Quindi, deve essere un credito di imposta non pagabile tassativamente.

Class Action, dunque, presenta l’emendamento che non va a mettere in dubbio che il credito sia pagabile o meno.

Infatti, è stato accolto con grande entusiasmo. Probabilmente, però, come sospettato dall’Associazione, qualcuno, volutamente, avrebbe bloccato questo emendamento lasciando nulla di significativo per intervenire.

La catastrofe imminente è certa.

Secondo gli imprenditori di Class Action, i pesanti danni verranno accusati anche dallo Stato, perché ci sarà un crollo totale del PIL, gli ammortizzatori sociali che arriveranno ipoteticamente a 3-4 miliardi imminenti (tra disoccupazioni e, in generale, una serie di misure che hanno l’obiettivo di offrire sostegno economico ai lavoratori che hanno perso il posto di lavoro), quindi avranno anche problemi legati ai conti pubblici.

L’Associazione Class Action ritenendo che il mainstream di sistema, raccontando storie non vere, cerchi di insabbiare tutto, ha smontato ogni cosa.

Basti pensare che a gennaio/febbraio si parlava di frodi, che non ci sono state perché, successivamente, l’Agenzia delle Entrate ha comunicato i dati, dove il Superbonus è stato quasi fuori dalla problematica legata alla frode, dal momento che aveva troppi vincoli, e sono state raggiunte basse percentuali.

Per il Bonus Facciate, invece, i dati sulle frodi sono 6,7 miliardi di modelli fraudolenti, 4 miliardi sono rimasti nei cassetti fiscali, bloccati prima della frode. Per quanto riguarda i 2,7 miliardi, invece, la Guardia di Finanza ha dichiarato di aver recuperato la somma di denaro. Dunque, non si può parlare di frodi tra “le più grandi che la nostra storia ricordi” come dichiarato dall’ex Ministro Daniele Franco in una conferenza stampa.

È stata data la colpa del Superbonus anche all’aumento dei prezzi delle materie da costruzione che, in Italia, come indicato da Eurostat – Ufficio statistico dell’Unione europea, ammonta al 9,7% rispetto al resto dell’Europa, che si aggira intorno al 20%.

Ora, si incolpa di nuovo Eurostat, che vorrebbe classificare il tetto di imposta cedibile a debito, ma in realtà è un’altra bugia, secondo Class Action.

La follia, sempre secondo gli imprenditori dell’Associazione, è che sono gli stessi italiani a voler sabotare l’Italia.

Negli ultimi giorni, inoltre, è stato dichiarato che l’Europa vorrebbe rubare il patrimonio immobiliare degli italiani costringendoli a sostenere le spese per la Transizione Ecologica. Class Action dice no.

L’Europa, in realtà, ha firmato insieme ai 27 Paesi, il piano del Green Deal, una transizione ecologica continentale.

Il piano di investimenti del Green Deal europeo mobiliterà i fondi dell’UE e creerà un contesto in grado di agevolare e stimolare gli investimenti pubblici e privati, necessari ai fini della transizione verso un’economia climaticamente neutra, verde, competitiva e inclusiva”, ha spiegato la Commissione Europea.

È stato a questo punto che Class Action Nazionale Edilizia è venuta a conoscenza dei fatti.

La X Commissione (Attività produttive, commercio e turismo) della Presidente Martina Nardi ha interpellato l’Associazione come una delle migliori per saperne un parere, nel quale l’Europa consigliava di fare la Transizione Ecologica con le PMI (Piccola e media impresa) e chiedeva al Governo italiano di quantificare il costo di questa transizione prevista dallo stesso, se voleva attuarlo con lo strumento del Superbonus e se era necessario creare un fondo comune europeo.

Vista la necessità di attuare questo Piano, è stato lasciato, dunque, ampio spazio all’Italia per proporre quali soluzioni attuare.

Inoltre, il Superbonus ha avuto due relazioni positive da parte dell’Europa.

La prima, fatta dalla Commissione Europea, che ha dato quattro stelle su cinque, l’unica stella non è stata presa perché la misura era troppo a breve termine e andava resa strutturale.

Riguardo alla seconda, invece, l’OCSE – Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, al contrario delle aspettative del Governo, si è espressa in maniera positiva verso il Superbonus.

A quel punto si è arrivati al decreto attuativo, che tutti i Paesi volevano presentare: l’articolato pacchetto di proposte “Pronti per il 55%”(“Fit for 55%”), al fine di allineare la normativa vigente in materia di clima ed energia al nuovo obiettivo di riduzione, entro il 2030, delle emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55 % rispetto ai livelli del 1990, nella prospettiva della neutralità climatica entro il 2050.

Nell’ambito del “Fit for 55%”, l’Europa ha consigliato di prendere il Superbonus e renderlo strutturale.

Tuttavia, l’attuale Governo sembra che stia, inspiegabilmente, cercando di sabotare anche il Piano della Transizione Ecologica, anche se l’impresa è resa difficile dalla Svezia, che esercita la presidenza del Consiglio dell’UE dal primo gennaio 2023, e ha imposto che entro 6 mesi vengano presentati i decreti attuativi, senza lasciare spazio a ulteriori discussioni.

Il comportamento del Governo attuale è reso ancora più inspiegabile dal fatto che con il Piano sarebbe possibile ridurre il deficit PIL: più Superbonus porta a maggiori guadagni a fine anno per il Governo, che potrà reinvestirli nella sanità, istruzione e molto altro, grazie a una crescita che permetterà, da parte degli imprenditori, finanziarie più generose.

Sembrerebbe si tratti di un grande guadagno, senza contare che si parla di una misura che ha fornito un benessere generale senza precedenti, una redistribuzione della ricchezza.

Ora, invece, gli imprenditori, nonostante i tanti alleati, versano nella disperazione, perdendo persone di giorno in giorno, a causa dei suicidi sempre più frequenti.

Flavia De Michetti 

 

 

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