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La non prevedibilità degli eventi da intuire

tutte le parole collegate con il risk management e le imprese

Risk Management: Maggio 2023, l’immobile commerciale di grandi superfici ospita due attività, un bazar di proprietà cinese e un negozio di articoli per l’infanzia.

Per motivi ancora da accertare il bazar prende fuoco e le fiamme in poco tempo divorano entrambe le attività, fortunatamente senza causare danni a persone.

Presumibilmente ad oggi entrambe le società non hanno ancora chiuso il bilancio 2022 i cui dati – al 31 dicembre – si intendono in presenza del going concern, il presupposto secondo il quale l’impresa è in grado di continuare la propria esistenza operativa per un futuro prevedibile, e quindi non esiste intenzione o necessità di liquidare o interromperne l’attività.

Gli amministratori devono predisporre il bilancio in tale ottica equalora il bilancio non sia redatto nella prospettiva della continuità aziendale ciò va indicato nella informativa di bilancio.

Un palese ed evidente going concern al 31 dicembre, nel periodo intercorrente tra la chiusura dell’anno e la pubblicazione del bilancio si trasforma in attività potenzialmente a rischio crisi

L’interrogativo che si pone è come considerare i dati a seguito dell’avvenuta distruzione dell’immobile e del suo contenuto, ma anche quali siano le attività da intraprendere per prevedere e risolvere eventuali problematiche generatrici di crisi aziendali.

L’art. 2428 cc dispone che la relazione della gestione deve contenere descrizione dei principali rischi ed incertezze cui la società è esposta.

Nel contesto attuale, dinamico, instabile e caratterizzato da fattori esogeni spesso imprevedibili, pensiamo anche al Covid-19, all’Ucraina, l’alluvione, etc, l’impresa è chiamata ad assumere decisioni sempre più complesse e rischiose.

La qualità di tali decisioni dipende prevalentemente dall’efficacia ed efficienza dei processi deliberativi, che richiedono l’analisi di una quantità di informazioni sempre maggiori ed il coinvolgimento di competenze adeguate alla natura e alle dimensioni della realtà aziendale.

Di questa esigenza si fa portavoce il Codice della crisi d’impresa, il cui secondo comma dell’articolo 3, fortemente rivisitato dal D.Lgs. 17 giugno 2022, n. 83, prescrive che l’imprenditore collettivo “deve adottare un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato ai sensi dell’articolo 2086 del codice civile, ai fini della tempestiva rilevazione dello stato di crisi e dell’assunzione di idonee iniziative“.

Il richiamo all’art. 2086 c.c., unitamente alle finalità degli assetti delineate nel nuovo comma consentono di definire che l’assetto organizzativo, amministrativo e contabile, non potendo assumere una configurazione standard valida per tutte le attività esercitate in forma collettiva, deve essere predisposto in una veste adeguata alla natura e alle dimensioni dell’impresa.

L’elemento innovativo apportato dal Codice della crisi è costituito dalla funzionalità degli adeguati assetti alla rilevazione tempestiva della crisi e della perdita della continuità aziendale, affinché l’imprenditore possa attivarsi senza indugio, e quindi senza tardare, per l’adozione delle misure più idonee alla risoluzione dello squilibrio economico-finanziario e al recupero del going concern. Concetti tipicamente aziendalistici che pongono l’accento sul fatto che ai fini di un’efficace ed efficiente gestione dell’impresa è necessaria un’organizzazione (assetto organizzativo) ed una rilevazione e traduzione numerica dei fatti di gestione (assetto amministrativo e contabile).

L’assetto organizzativo deve essere costantemente monitorato per tener conto del mutamento del contesto aziendale e del verificarsi dei fenomeni che ne impattano l’adeguatezza, tra i quali:

  • Passaggi generazionali critici;
  • Contrasti all’interno del CdA;
  • Rapporti tra i soci;
  • Carenze organizzative a livello manageriale e mancanza di coordinamento all’interno delle business unit;
  • Frequenti provvedimenti disciplinari nei confronti del personale.

Nell’ambito del risk management, un ruolo rilevante è assunto dal sistema di Controllo Interno e di gestione dei rischi, ovvero dall’insieme delle regole, delle procedure e delle strutture organizzative attuate dall’amministratore e dalle risorse umane di un’impresa, preposte ad assicurare il rispetto delle strategie aziendali ed il conseguimento dell’efficacia e dell’efficienza dei processi aziendali, della salvaguardia del valore delle attività, dell’affidabilità delle informazioni e della conformità alle leggi.

Un assetto organizzativo risulta adeguato soltanto se consente la chiara, precisa e puntuale indicazione dei principali fattori di rischio, anche potenziali, consentendone il costante monitoraggio. Il fenomeno della crisi d’impresa accompagna sempre la vita aziendale, quanto meno come eventualità e possibilità di rischio futuro, inoltre il concetto di rischio è legato all’attività imprenditoriale essendo connesso all’aleatorierà degli eventi in cui opera l’impresa stessa.

Nel sistema di gestione dei rischi il Risk Management ha la responsabilità di individuare, misurare, valutare e monitorare su base continuativa i rischi attuali e prospettici cui la società è o potrebbe essere esposta e le relative interdipendenze.

La gestione integrata dei rischi offre un valido supporto al presidio dei processi aziendali sia in ottica strategica che operativa giacché, la definizione degli obiettivi di un piano d’impresa – componente dell’adeguato assetto amministrativo – e la sua successiva esecuzione trovano nella costante attività di analisi e monitoraggio dei rischi aziendali la possibilità di individuare tempestivamente i fattori che ostacolano la riuscita delle attività in corso. L’Attività è tanto più efficiente quanto più performante se:

  • Sia idonea ad identificare adeguatamente i rischi a cui la società è esposta;
  • Contenga appropriate strategie di gestione dei rischi;
  • Comprenda la gestione dei rischi quale parte integrante dei processi decisionali;
  • Comprenda politiche e procedure idonee a trasmettere adeguatamente le informazioni relative ai rischi ai vertici aziendali.

L’insieme delle attività mirate ad individuare, valutare e gestire tutti i rischi aziendali, è definita Enterprice Risk Management (ERM), ovvero il processo posto in essere dal CdA per la formulazione delle strategie in tutta l’organizzazione, progettato per individuare eventi potenziali che possano influire sull’attività aziendale.

L’Erm si sviluppa analizzando l’ambiente interno,  definendo gli obiettivi,  identificando gli eventi che influiscono sulla conquista di tali obiettivi, valutando il  rischio e calcolando la probabilità che si verifichi, prevedendo la risposta al rischio emerso, e in un continum con  attività di monitoraggio.

Lo scopo quindi è quello di individuare e valutare le fonti di rischio insite nell’attività d’impresa e gestirle attraverso gli strumenti più adatti alla specificità della stessa al fine di implementare un sistema di creazione di valore per tutti gli stakeholders, un modello che si compie nel tempo e si traduce nel mantenimento della posizione di equilibrio economico durevole e non può prescindere da un’opportuna considerazione del rischio d’impresa.

Condividendo che il valore dell’impresa possa essere misurato anche in termini di capacità di generare flussi di reddito o di cassa prospettici, allora è possibile definire che l’ERM sia in grado di aumentare il valore dell’impresa attraverso la riduzione del rischio di eventi (lasciando inalterato il rischio dei flussi) e/o l’aumentare il livello dei flussi (lasciando inalterato il grado di rischiosità).

Per le PMI i cui imprenditori sono particolarmente concentrati in produzione o nel marketing implementare un adeguato programma di Risk Management, misurare realmente il going concern ed implementare un piano di “Adeguati Assetti” significa scegliere il partner più adatto che intervenga non solo nell’implementazione ma e soprattutto nella continua assistenza alla gestione degli stessi.

Mario Vacca

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

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