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Eu-LISA: “Grande Fratello” europeo

Molto grande, molto invasivo e poco “fratello”, anzi un vero e proprio spionaggio dei cittadini europei, senza nessuna garanzia sulla non violazione dei diritti umani.

Siamo lanciati verso un futuro molto pericoloso dove, attraverso la tecnologia face recognition, un qualsiasi Alert, potrebbe fermarci in ogni parte del mondo dove siamo.

In un totale silenzio mediatico il primo dicembre 2012 la UE, diede il via all’Agenzia Eu-LISA con il compito di fornire una soluzione praticabile e a lungo termine per la gestione operativa dei sistemi IT su larga scala nell’area di competenza della Direzione Generale Affari interni, Spazio di libertà, sicurezza e giustizia.

Per quel poco che pubblicamente la si conosce, questa Agenzia Europea, gestisce una serie di banche dati che garantiscono la sicurezza nell’Area Schengen, in particolare Eurodac, il sistema informativo dei visti (VIS) e il Sistema informativo Schengen di seconda generazione SIS II.

Sono strumenti definiti dalla Commissione Europea, essenziali per l’attuazione delle politiche dell’Unione europea in materia di sicurezza, asilo, migrazione e gestione dei confini.

L’agenzia coordina inoltre lo sviluppo di una serie di altri sistemi aggiuntivi, tra cui il sistema Entry-Exit (EES) e il sistema di pre-registrazione dei viaggiatori (ETIAS).

Eu-LISA però, più che un centro di eccellenza per lo sviluppo e la gestione operativa di sistemi nell’ambito delle tecnologie dell’informazione, a ben vedere come opera, non sembra un ente europeo indipendente come invece, dovrebbe esserlo un’agenzia regolatrice.

Nessuno ci ha ancora spiegato come mai l’Europa, abbia firmato un contratto da quasi un miliardo di euro con due grosse multinazionali francesi Sopra Steria e Idemi, leader in questo settore tecnologico.

Tutto questo rimane un mistero, ma quello che si scopre invece è che Eu-LISA, è composta da un consiglio di amministrazione, di cui ne è vicedirettore esecutivo l’italiano Luca Tagliaretti, che ha più le sembianze di una società “di controllo” dove i dati, non sappiamo che fine facciano.

Infatti, nel suo DataBase di Strasburgo, dove vi è la sede operativa sono contenuti per ora:

-17 milioni di impronte digitali per le richieste di visto;

– 5 milioni e mezzo di dati biometrici di richiedenti asilo;

– 100 milioni di Alert dal sistema informativo Schengen.

Che scopo hanno tutti questi dati?

Parliamo di dati sensibili personali come l’identità, dati biometrici delle mani, degli occhi, della faccia delle persone che si muovono dentro i confini europei.

È un tipo di industria che è in grado di riconoscere una persona, anche da un piccolo e singolo dato fisiologico o comportamentale.

Fa spavento come il mercato di questo particolare settore tecnologico stia più che raddoppiando il suo fatturato, passando dai 33 miliardi di dollari del 2019 a 65,3 miliardi di dollari entro il 2024.

Un dato che, per alcuni analisti internazionali, sembra sottostimato perché, c’è una vera e propria corsa dei politicanti, anziché verso una tutela del cittadino, a seguirlo e spiarlo per creare una sorveglianza biometrica di massa.

È un modello potenzialmente coercitivo e repressivo quello del controllo dei dati biometrici delle persone e, la Commissione Europea con Eu-LISA, ha intrapreso la strada della creazione della sorveglianza intelligente, un modello pericoloso di controllo destrutturante della persona.

La conferma a queste preoccupazioni arriva anche da Wojciech Wiewiórowski, Garante europeo per la protezione dei dati che, durante la puntata di Presa Diretta del 17 ottobre 2022 dice chiaramente: “Esiste un reale pericolo nell’uso crescente dei sistemi biometrici, perché i dati possono essere raccolti e gestiti in modo da violare la privacy delle persone. Dobbiamo essere in grado di controllare come vengono gestiti i dati provenienti dai database dell’Unione europea, ma se per esempio le autorità europee stanno utilizzando dati provenienti da altri paesi, non c’è nessuna possibilità di effettuare controlli.

La vulnerabilità delle tecnologie biometriche ci deve preoccupare moltissimo perché, dalle parole del Garante europeo dei dati, si capisce chiaramente che, una volta che i nostri dati sensibili finiscono in quei server, non c’è più una protezione reale per la nostra persona.

Ci possono rubare la faccia, l’identità, i dati e con un click, trasformarci in delinquenti a nostra insaputa.

Spetterà a noi forse, la possibilità di difenderci, ma intanto potremmo essere diventati dei famosissimi criminali, oppure dei migranti irregolari, ma di chi sarà la colpa? Del software, dell’algoritmo, di chi lo ha progettato, di chi lo ha usato?

Oppure nostra per non aver vigilato?

È una tecnologia troppo debole e alla massa sembra troppo distante invece, dobbiamo renderci conto che è in mano a persone come la Von der Leyen, che si ritiene corretta e democratica, ma appartiene invece a quel sistema che si identifica con il nome di “Flawed democracies” ovvero democrazie imperfette.

Siamo nel momento in cui dobbiamo decidere se rimanere prigionieri dentro un recinto di sorveglianza decretato dalle democrazie europee, che stanno diventando regimi, o difenderci da una tecnologia che è in grado di distruggerci il quotidiano della nostra vita.

Questa non è una rivoluzione tecnologica a favore della nostra sicurezza e incolumità, questo è l’inizio dell’oppressione del controllo di massa.

Andrea Caldart

Link utili:

https://www.eulisa.europa.eu
https://eur-lex.europa.eu/IT/legal-content/summary/european-union-agency-for-the-operational-management-of-large-scale-it-systems-in-the-area-of-freedom-security-and-justice-eu-lisa.html

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