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Insetti da guerra: le nuove armi biologiche

da | Giu 9, 2022 | Inchieste

Nei film spesso vediamo proiettate delle realtà immaginarie che, nessuno mai, penserebbe siano eventi che potrebbero accadere, perché apparentemente, fantascientifiche, immaginarie e, se invece ci narrassero delle verità contemporanee a cui noi prestiamo poca attenzione?

No impossibile, si urlerebbe subito al complotto; c’è però un film della Marvel in cui degli scienziati americani studiano il dna degli animali per costruire questi nuovi soldati del futuro, come fossero delle armi.

Tuttavia, la notizia è che da quella finzione cinematografica, sono già diversi anni che siamo passati alla realtà e, più cronologicamente parlando, la DARPA, che è l’Agenzia del Pentagono per i progetti di ricerca scientifica avanzata, già nel 2016, annunciava che stava lavorando al progetto: “Insect Allies”.

Complottismo? Terrorismo mediatico? Un diversivo dai pensieri sul nucleare? Finzione cinematografica per distrazione di massa? No, no, purtroppo è tutto vero ed esistente nei laboratori di Arlington, in Virginia, dove si studia come immettere nelle piante, attraverso degli insetti appositamente “preparati”, dei virus capaci di cambiare il genoma vegetale.

E se questa tecnologia venisse usata per scopi militari? Le ricadute sono incalcolabili anche per chi l’ha creata e, ad iniziare a preoccuparsi seriamente, non appena venuta a conoscenza, è stata, Silja Voeneky, dell’università di Friburgo, la quale dichiara allarmata: “Pensiamo ci sia il rischio che tale programma non sia giustificato da intenti pacifici. Perché mai utilizzare come vettori degli insetti e non semplici spray? Usare insetti come vettori per diffondere malattie è una classica arma biologica!”

Parole durissime, preoccupanti, allarmanti alla quali risponde così il responsabile del progetto “Insect Allies”: “Ogni volta che si sviluppa una nuova tecnologia esiste un potenziale doppio uso, militare e civile. Ma non è ciò che stiamo facendo. Vogliamo instillare nelle piante qualità positive. Vogliamo garantire la sicurezza alimentare, perché la sicurezza alimentare è sicurezza nazionale”.

Ma queste dichiarazioni non convinsero per nulla, alcuni scienziati europei che, nell’aprile 2018, scrissero un articolo su Science dichiarando che, gli insetti protettori delle colture selezionati nel programma “Insect Allies “avrebbero potuto essere trasformati in armi biologiche.”

In caso di successo, la tecnica potrebbe essere utilizzata da attori malintenzionati per contribuire a diffondere malattie in quasi tutte le specie di colture e devastare i raccolti,” “La ricerca potrebbe costituire una violazione della Convenzione sulle armi biologiche”.

Insomma, possiamo dormire sonni tranquilli? Secondo questi scienziati europei citati nella rivista Science, proprio no. 

James Clapper direttore dell’intelligence americana, nel 2016 sottolineò il pericolo catastrofico della modificazione genetica e disse: “data la grande diffusione all’estero, i costi ridotti, e lo sviluppo di tecnologie dual-use, l’uso deliberato o non intenzionale avrà forti ripercussioni sull’economia e sulla sicurezza della nazione”. 

Interviene così la stessa DARPA a prova a rassicurarci dicendoci che, ogni insetto non sopravvive più di due settimane, e quindi? Per due settimane agisce sereno e poi finita la preoccupazione? Ma se ad esempio uno solo di questi meccanismi-insetti sopravvivesse di più rispetto alla sua progettazione, che succederebbe?

Allora ha ragione Clapper a metterci in guardia; ma dal 2016 quando l’ha fatto ad oggi cosa è cambiato? Sembrerebbe nulla viste le scoperte in territorio ucraino da parte dell’esercito russo, ma andiamo con ordine.

Per restare in territorio americano, parlando della guerra di secessione americana, sempre per quel senso di sicurezza nazionale che contraddistingue la modalità di esportazione della democrazia americana, i soldati confederati utilizzarono zanzare, quali vettrici della malaria e, per venire al secolo precedente, nella prima guerra mondiale, i belligeranti temevano fortemente le infestazioni di pidocchi, soprattutto Pediculus humanus corporis, principale vettore di Rickettsia prowazekii responsabile del tifo esantematico o petecchiale.

Parliamo quindi di un tipo di guerra che non è sconosciuta e, che si chiama entomologica, una sottospecie di guerra biologica, nella quale degli insetti vengono usati come arma per attacchi diretti o come vettori per il trasporto di agenti biologici, sostanze chimiche o radiologiche. In sostanza si usano gli insetti come vettore per infettare qualsiasi entità vivente (uomini o animali) nell’area di azione.

Proviamo a pensare cosa succederebbe se una nazione rispetto ad un’altra, utilizzasse gli insetti a scopo strategico, ad esempio, per la rovina di aree agricole o coltivabili?

Nascerebbero carestie di ogni tipo e domini dell’uomo sull’uomo.

Riflettendo su “operazione speciale” russa in Ucraina, verrebbe da pensare che, le parole di qualche giorno fa, del capo della forza di protezione radioattiva, chimica e biologica della Federazione Russa, Igor Kirillov, abbiano scoperchiato il vaso di pandora, portando alla luce del sole, l’esistenza dei bio-laboratori statunitensi nella ex repubblica sovietica.

In pratica i russi avrebbero scoperto che, esistevano questi bio-laboratori dove nelle ricerche, oltre gli Stati Uniti, partecipavano anche Polonia e Germania. E come mai, nessuno di questi Paesi, non ha avuto la “gentilezza” e la trasparenza, d’informare le Nazioni Unite, dell’esistenza di questo progetto congiunto con nome in codice UP?

Lo stesso Forbes nel 2019 si chiede se “Insect Allies” “è un’arma biologica? Motiverà altri Paesi a sviluppare la tecnologia per difendersi?” In pratica Forbes pone l’attenzione, sull’etica di questa tecnologia.

Insomma, non c’è pace per questo progetto: “Insect Allies” perchè, proprio in questi giorni, altri due giornalisti, stavolta cinesi, Shan Jie e Fan Wei pubblicano sul quotidiano cinese Global Times un articolo che ripropone la questione della pericolosità del progetto “Insect Allies” ricostruendo una serie di eventi storici riconducibili proprio all’utilizzo degli insetti quali vere e proprie armi biologiche di distruzione di massa.

Il vero punto oggi, dove dobbiamo seriamente e anche molto velocemente interrogarci è se tutti questi laboratori da qualsiasi paese essi provengano, siano in grado di garantire la sicurezza di tutti noi, perché trasformare un insetto in un diffusore di virus, porterà questi stessi “inventori” a consumarsi della loro stressa ferocia umana senza esclusione nessuna, nemmeno dei loro cari. 

Andrea Caldart

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