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Home Inchieste Interviste Ruben Razzante: la sfida dell’innovazione responsabile. Intervista di Francesca Caggiati

Ruben Razzante: la sfida dell’innovazione responsabile. Intervista di Francesca Caggiati

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Fondatore di Polisophia e autore de Il pendolo dell’algoritmo: tra etica, diritto e tecnologia, il manifesto per un futuro in cui la libertà di creare sia sempre accompagnata dalla responsabilità verso l’umanità

In un’epoca segnata da trasformazioni tecnologiche sempre più rapide e invasive, la domanda sul come innovare diventa cruciale quanto la cosa produrre. Non si tratta più soltanto di efficienza o competitività, ma di ritrovare il senso profondo del progresso: quell’orientamento al bene comune che da sempre distingue le società civili da quelle meramente mercantili. La vera sfida del nostro tempo è infatti culturale ed etica prima che tecnologica: ripensare l’innovazione come atto di responsabilità condivisa, capace di generare valore umano oltre che economico. Serve un nuovo paradigma in cui la libertà di creare sia sempre accompagnata dalla consapevolezza delle conseguenze, dove il dialogo tra saperi diversi alimenti decisioni illuminate e la persona torni al centro di ogni processo di cambiamento. È da questa urgente necessità che nascono iniziative capaci di intrecciare riflessione e azione, teoria e pratica, individuo e comunità.

A questa sfida risponde Ruben Razzante, professore di Diritto dell’informazione all’Università Cattolica di Milano e alla LUMSA di Roma e mente brillante, che da oltre venticinque anni accompagna con i suoi studi e le sue numerose pubblicazioni – dalle prime ricerche sul giornalismo fino all’ultimo. Il pendolo dell’algoritmo – il dibattito sui media, la rete e i diritti della persona. La sua esperienza al fianco della Commissione Segre contro l’odio online e come esperto governativo nel contrasto alle fake news durante la pandemia ha rafforzato la convinzione che l’innovazione responsabile sia innanzitutto un atto culturale ed etico. Da questa consapevolezza nasce nel 2025 Polisophia, la Community per l’Innovazione Responsabile che intreccia sapienza giuridica, rigore accademico e impegno civico per ricollocare la persona al centro del cambiamento tecnologico. Perché solo riconnettendo etica, diritto e dialogo tra saperi diversi è possibile costruire un futuro in cui la tecnologia serva l’umanità, e non il contrario. A questo proposito, abbiamo incontrato il professor Razzante per esplorare come si traduca in concretezza questa visione di innovazione responsabile.

  • Professor Razzante, può spiegarci cosa l’ha ispirata a creare Polisophia e qual è il significato del nome che ha scelto per questo progetto?

“La nascita di Polisophia è stata guidata da un’esigenza molto concreta: trasformare il dibattito sull’innovazione da qualcosa di astratto a un confronto pragmatico, capace di incidere davvero sulla realtà. Ho sentito il bisogno di creare non l’ennesimo spazio teorico, ma un luogo di pensiero attivo, di dialogo e di confronto costruttivo sulle trasformazioni digitali che stanno accelerando e sul loro impatto su persone, imprese e istituzioni.

L’idea di fondo è riportare l’essere umano al centro di questi processi, promuovendo un’innovazione che non sia cieca, ma consapevole, etica e orientata al bene comune. In questo senso, Polisophia è anche un invito esplicito alla co-costruzione di un futuro che sia al tempo stesso economicamente solido e socialmente responsabile, guidato dalla sapienza umana, dalla pluralità dei saperi e dal rispetto per le persone e per il mondo.

Un altro obiettivo fondamentale è quello di stimolare un pensiero laterale sulle traiettorie dell’innovazione responsabile, così da supportare concretamente il mondo delle imprese e i decisori istituzionali nelle scelte legate alla regolamentazione e all’impiego delle tecnologie in modo costruttivo.

Quanto al nome, Polisophia racchiude in sé una forte carica evocativa. Unisce “polis”, intesa come città e comunità, spazio di confronto pubblico, e “sophia”, cioè la sapienza. È un nome che richiama un pensiero incarnato nella realtà, fatto di dialogo, partecipazione e ricerca condivisa, orientato al bene comune. Allo stesso tempo ha un respiro internazionale e un tono colto ma accessibile, capace di parlare a più contesti senza bisogno di traduzioni.Perciò, Polisophia esprime una visione del mondo fondata sulle relazioni, sul pensiero critico e su una responsabilità condivisa nel guidare il progresso tecnologico.”

  • Il progetto è stato presentato recentemente all’Università di Parma. Verrà presentato anche in altre città italiane?

“Sì, il progetto proseguirà il suo percorso con altre presentazioni in diverse città italiane, proprio con l’obiettivo di alimentare un dialogo ampio e diffuso. Dopo l’evento all’Università di Parma, Polisophia farà tappa a Milano il 24 marzo con un incontro presso Assolombarda.

Successivamente, il 12 maggio a Roma presenteremo ufficialmente la Community e il suo primo volume, dal titolo Il pendolo dell’algoritmo, presso Palazzo Altieri, sede dell’ABI, che è anche uno dei membri della Community. Sarà un momento particolarmente significativo, perché segnerà un passaggio importante nella costruzione di questa rete di confronto e collaborazione.

Infine, il 15 maggio saremo al Salone del Libro di Torino per la presentazione del volume Il pendolo dell’algoritmo, e porteremo il dibattito anche in un contesto culturale di grande rilievo.

L’idea è proprio quella di continuare a portare Polisophia in diversi contesti e città, creando occasioni di incontro e confronto su tutto il territorio nazionale.”

  • Come è possibile prenderne parte e aderire a questa iniziativa?

“L’invito ad aderire a Polisophia è rivolto, non a singole persone, ma ad aziende di tutti i settori, studi professionali, associazioni, istituzioni. È possibile aderire a Polisophia attraverso due modalità, pensate per rispondere a diversi livelli di coinvolgimento all’interno della Community.

La prima è quella di Partner Strategico, che rappresenta un ruolo di partecipazione più ampio e attivo. In questo caso si entra a far parte dell’Advisory Board, contribuendo direttamente alla definizione della governance e dell’agenda della Community. È prevista inoltre una presenza costante come speaker in tutti gli eventi, insieme alla possibilità di invitare stakeholder, prospect e partner, favorendo così un ecosistema di confronto sempre più esteso.I Partner Strategici hanno anche un’importante visibilità, grazie alla presenza sui canali della Community e nei materiali ufficiali, e possono contribuire come co-autori al volume annuale pubblicato con FrancoAngeli, partecipando anche agli eventi di lancio nelle diverse città italiane. A questo si aggiungono momenti di networking qualificato, come le cene annuali a Milano, che rappresentano ulteriori occasioni di relazione e scambio.

La seconda modalità è quella di Partner Operativo, pensata per chi desidera contribuire in modo concreto ai contenuti e alle attività. In questo caso si entra nel Comitato Tecnico-Scientifico, partecipando all’elaborazione di proposte, studi e paper sui temi al centro della Community. È prevista la partecipazione come speaker a un evento, oltre alla possibilità di prendere parte a tutti gli altri come uditori. Anche i Partner Operativi beneficiano di visibilità attraverso i canali ufficiali e di occasioni di networking dedicate, mantenendo un ruolo attivo nella costruzione del pensiero e delle iniziative di Polisophia.

In entrambi i casi, l’adesione non è solo una forma di partecipazione, ma un’opportunità concreta per contribuire a un percorso condiviso di riflessione e azione sull’innovazione responsabile.”

  • Quali sono gli obiettivi a lungo termine per Polisophia e come spera che questa iniziativa possa contribuire alla società attuale?

 “Gli obiettivi a lungo termine di Polisophia nascono da una visione molto chiara: contribuire a costruire un modello di innovazione che sia realmente responsabile, capace di generare valore non solo economico, ma anche umano, sociale e culturale.

L’ambizione è quella di far crescere una comunità fondata sulla sapienza condivisa, in cui il pensare, l’agire e il crescere insieme diventino elementi centrali. Polisophia vuole essere un luogo in cui il progresso non sia subito passivamente, ma guidato consapevolmente, mettendo al centro la persona, la pluralità dei saperi e il rispetto per il mondo.

Un obiettivo fondamentale è affermare un’idea di innovazione responsabile come atto culturale, prima ancora che tecnologico: un’innovazione che si interroga sulle conseguenze delle proprie scelte, che valuta gli impatti etici, sociali e ambientali, e che si orienta al bene comune, non soltanto al profitto.

In questo percorso, diventa essenziale promuovere un equilibrio tra libertà e responsabilità. Polisophia intende contribuire a diffondere una cultura in cui la libertà di innovare sia sempre accompagnata dalla consapevolezza delle proprie responsabilità verso gli altri, l’ambiente e le generazioni future.

Un altro pilastro è il dialogo tra i saperi: la Community vuole affermarsi come uno spazio di confronto autentico e multidisciplinare, dove competenze, esperienze e punti di vista diversi possano incontrarsi e contaminarsi, generando nuove prospettive e soluzioni.

Infine, l’obiettivo è quello di tradurre questa visione in azioni concrete. Non solo riflessione, ma anche impatto: supportare imprese e istituzioni nelle loro decisioni, favorire una regolamentazione più consapevole e accompagnare l’evoluzione tecnologica con uno sguardo critico ma costruttivo.

In questo senso, Polisophia ambisce a diventare un punto di riferimento per chi vuole contribuire a costruire un futuro in cui innovazione e responsabilità procedano insieme, in modo equilibrato e sostenibile.”

Francesca Caggiati

In collaborazione con: www.gazzettadellemilia.it

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